Spinoza

Deus, sive Natura

Spinoza riconduce l’intera realtà al principio unitario della ‘’sostanza infinita’’ = Dio → Dio è identificato con la Natura, che è ordine matematico – geometrico. Questo ordine si caratterizza da un lato per l’immanenza di Dio nella Natura e dall’altro per il monismo (superamento del dualismo cartesiano) poiché riconduce la molteplicità infinita del mondo ad un'unica realtà.
La Natura possiede un ‘’ordinamento saldo ed immutabile’’, da cui è bandita ogni finalità (meccanicismo). Ogni evento è come un anello di una catena causale, in cui esso è allo stesso tempo effetto di un altro evento e causa a sua volta di eventi ulteriori → l’ordine della Natura = sistema di infinite concatenazioni causali → razionalismo di tipo deterministico.
La visione della Natura come ordine necessario si identifica con Dio stesso (Spinoza di diversifica) → neanche Dio opera per suo libero arbitrio ma per la sola necessità della sua Natura.
Dio = causa prima e necessaria del prodursi incessante degli eventi. Esso stesso determina ‘’secondo la sua assoluta natura, ossia infinita potenza (tendenza a conservarsi)).

Comprendere more geometrico anche la natura umana

La natura umana e la condotta degli individui va studiata in modo ‘’geometrico’’. Spinoza intende affrontare le azioni e le passioni umane ‘’come se si trattasse di linee, di piani e di corpi’’ e dare un’impostazione scientifica all’etica e alla politica (analizzare le azioni umane nelle loro motivazioni reali e profonde).
Se si assume un atteggiamento scientifico è possibile analizzare e comprendere i pregiudizi e le illusioni che rendono contradditori ed incerti i comportamenti ed indeboliscono la capacità di agire.

Metodo euclideo e metodo filologico

Spinoza si avvale di un modello di ragionamento di tipo euclideo (nella sua opera l’Ethica ordine geometrico demonstrata): presenta una struttura formale, con un impianto di definizioni, assiomi, proposizioni (teoremi seguiti da dimostrazioni), dimostrazioni, lemmi, corollari (teoremi dedotti da altri appena dimostrati), scolii (commenti che fungono da chiarimento).

Dio causa di sé e del mondo


La sostanza divina

Nell’Ethica Spinoza riprende il concetto cartesiano di sostanza, mutandone però il significato.
La sostanza (architrave dell’intero sistema) è definita da Spinoza ‘’ciò che esiste di per se steso e per se stesso viene compreso, ciò il cui concetto non ha bisogno del concetto di alcuna altra cosa dal quale debba venir formato’’.
Secondo Spinoza solo nel caso di Dio si può parlare di sostanza (mentre Cartesio aveva ammesso anche le sostanze pensante ed estesa, oltre a quella divina).
La sostanza divina è causa sui, ‘’causa di se stessa’’, perché ha in sé il principio della propria esistenza e intelligibilità. Come è ‘’causa di sé’’ è anche causa e fondamento del mondo. In altri termini, Dio è allo stesso tempo il principio produttore di sé e del mondo.
La sostanza-Dio è infinita, in quanto nessun’altra la limita.
Secondo Spinoza, Dio non crea il mondo con un atto volontario (libero arbitrio, come riteneva Cartesio), bensì lo costituisce attraverso una produzione eterna, frutto di un’interna necessità → Dio è potenza generatrice che resta all’interno di ciò che ha generato: causa immanente.
Dio, sostanza infinita e causa immanente del mondo, viene identificato con la Natura (Dio ovvero la Natura) → Dio non è più una persona, è impersonale → le leggi divine sono equiparate alle leggi di natura, senza eventi di ordine soprannaturale.
Spinoza distingue la natura:
- Natura naturans = fonte e principio originario delle cose
- Natura naturata = Natura come universo, prodotto di quella causalità infinita di Dio.
Essendo la causalità divina immanente al suo prodotto, anche l’universo è divino.
Le due Nature sono dunque una sola concepita da due diversi punti di vista: ciò che viene prodotto da Dio è in Dio e Dio si esprime in ciò che produce.


Oltre il Dio ebraico-cristiano e l’Uno neoplatonico

L’immanentismo di Spinoza si colloca fuori dalla tradizione ebraico-cristiana. Il Dio-sostanza, identificato con la natura, appare incompatibile con il Dio-persona proprio della religione ebraico-cristiana.
Il Dio di Spinoza non assomiglia neppure all’Uno di Plotino, al Dio della mistica e della teologia negativa. Esso è fondamento stesso della conoscibilità del mondo → è presente in ogni cosa e si identifica con l’ordine stesso del mondo.
Dio di Spinoza → affinità con quello di Giordano Bruno → ‘’Un Dio che ha perso le sue prerogative regali per tradursi in un’entità impersonale governata da leggi immutabili’’.

Gli attributi della sostanza

Attributo = ciò che l’intelletto percepisce della sostanza, come costituente la sua essenza
In quanto sostanza infinita, Dio consta di infiniti attributi o proprietà essenziali ma noi (dotati di intelletto finito) ne conosciamo solo due: il pensiero e l’estensione (sono attributi che ineriscono alla sostanza).
In quanto attributi, pensiero e estensione sono due aspetti diversi della stessa sostanza divina → Dio è nello stesso tempo infinita attività di pensiero e infinita attività corporea → i due attributi sono la stessa realtà → superamento del dualismo cartesiano.
L’attribuzione del carattere dell’estensione a Dio suscita scandalo poiché in questo modo Dio perde il carattere dell’assoluta spiritualità → Dio diventa un’entità materiale.
Per Spinoza la materia estesa è dotata di un movimento, non impresso dall’esterno, bensì dall’interno della materia estesa perché eternamente prodotto dalla potenza divina.
Spinoza viene accusato di materialismo e ateismo → risponde che l’estensione non ha affatto una priorità ontologica rispetto al resto.
L’idea spinoziana di Dio si distingue da quella biblico-cristiana per: l’impossibilità di separare Dio dal mondo, l’identificazione di Dio con l’ordine necessario dell’universo, l’innovazione di fondo dello spinozismo per il quale i decreti di Dio si identificano con le leggi della natura, escludendo ogni evento miracoloso.

I modi della sostanza

Gli attributi della sostanza divina si manifestano in infinite determinazioni particolari (i loro modi) prodotti dal principio originario → ciascun modo costituisce una manifestazione di Dio ed esiste solo in Dio.
I modi sono singole menti o idee, oppure singoli corpi (sono determinazioni degli attributi del pensiero e dell’estensione).
Ogni modo (ogni realtà singola) viene spiegato mediante il rinvio ad una realtà del suo stesso ordine (un corpo è determinato da altri corpi e solo attraverso questi viene spiegato) → se lo spirito viene spiegato con se stesso, senza ricorrere alla materia, il mondo materiale viene spiegato senza riferimenti allo spirito, quindi senza ricorrere ad entità estranee.

La coincidenza di libertà e necessità

Un aspetto essenziale del concetto spinoziano di Dio è costituito dalla coincidenza della libertà con la necessità. Dio non può impedire che da una data causa non segua l’effetto, né può, per gli stessi motivi, spezzare la catena causale e necessaria del mondo con un libero atto di volontà, o addirittura fare miracoli. Egli è libero perché causa sui, causa di sé, non dipende da altro ed opera necessariamente in base alle leggi che appartengono al suo stesso essere.
L’esclusione di una libertà del volere va affermata per l’uomo.

L’esclusione del finalismo

L’uomo agisce in vista del proprio utile (pensa che Dio abbia creato il mondo in funzione sua e che la Natura sia ordinata e governata in funzione dei suoi bisogni). L’uomo pensa che ogni cosa abbia un senso solo in relazione ai bisogni umani. In realtà si tratta solo di ‘’finzioni umane’’ → illusioni frutto dell’immaginazione dell’uomo che capovolgono l’ordine necessario delle cause e degli effetti.
Spinoza afferma che tutto ciò che esiste è perfetto → non esistono imperfezioni in natura, in quanto questa deriva da Dio.
Spinoza è convinto che il finalismo risponda ad un pregiudizio antropocentrico → Dio viene tratteggiato con sembianze umane e con tutti i difetti degli uomini → compromissione dell’idea divina → ateismo.

Anima e corpo

Fondamentale aspetto della metafisica che investe il problema del rapporto fra anima e corpo.
Per Spinoza, nell’uomo vi è una strettissima unione tra mente e corpo (al contrario di Cartesio), ma questa unione non esclude però l’autonomia dei processi che avvengono nella mente e nel corpo.
Infatti nell’ordine dell’estensione e nell’ordine del pensiero, si verificano processi che possono essere spiegati solo nell’ambito dell’ordine rispettivo a cui appartengono.
Fra corpo e mente vi è una perfetta corrispondenza ed un parallelismo di processi: difatti ogni corpo esteso è anche allo stesso tempo, un’idea della mente.
Non solo il corpo, ma anche la mente, funziona secondo i principi della meccanica (automa spirituale), poiché procede in base ai nessi causali necessari che connettono le idee fra di loro.
L’anima non è più una sostanza spirituale, ma un semplice modo della sostanza, come ogni altra realtà.

Il processo conoscitivo

Verità ed errore

Quando il pensiero procede correttamente e individua la connessione che esiste fra le idee, esso riproduce il nesso reale che lega le cose corrispondenti a quelle idee.
La verità non è altro che la riconduzione di una singola idea all’ordine di tipo matematico-geometrico di cui è parte. La conoscenza vera permette di vedere ogni aspetto della realtà come momento di un ordine più vasto. Essa concatena e ordina le idee in modo che riproducano oggettivamente la natura nella sua totalità e negli elementi che la costituiscono (i modi).
Invece la singola idea ci da una visione limitatissima della realtà.
Pertanto, l’errore si verifica quando consideriamo un’idea a sé, al di fuori dell’ordine necessario di cui fa parte ed in cui dovrebbe essere concepita.

Esperienza, ragione e intuizione

Come può la mente innalzarsi alla conoscenza vera?
Spinoza descrive quattro livelli della conoscenza, che poi nell’Ethica verranno ridotti a tre:
• Il primo e il secondo livello (unificati nell’Ethica), sono relativi all’esperienza e all’immaginazione, cioè ad una conoscenza basata sulla ricezione disordinata e casuale di dati da parte degli organi di senso. Vengono colte come visioni limitate e slegate dalla realtà → idee confuse e oscure.
• Il livello successivo è quello della ragione, cioè di una conoscenza scientifica che risale dagli effetti alle cause dei fenomeni. Permette di stabilire le cose fisse ed eterne, le leggi universali e necessarie.
• L’ultimo e più elevato, è il livello costituito dall’intuizione che vede le cose sub specie aeternitatis (sotto l’aspetto dell’eternità).

Spinoza, sul piano gnoseologico, si allontana da Cartesio abbandonando la dimensione ‘’soggettiva’’ del conoscere e adottando un genere di conoscenza in cui ci si colloca nel punto di vista della derivazione delle cose da Dio. Questa scienza si innalza alla contemplazione e all’amore intellettuale di Dio.

Schiavitù e libertà dell’uomo

Affrontare i problemi dell’uomo senza pregiudizi

Spinoza assume nei confronti della natura umana un atteggiamento conoscitivo razionale (scientifico) che implica l’abbandono di ogni tipo di pregiudizio e di atteggiamenti come quelli dei moralisti, utopisti o tiranni.
Moralisti = considerano le passioni come vizi verso cui gli uomini scivolano per propria colpa; perciò sono soliti deriderle, deplorarle, maltrattarle o adirittura detestarle.
Tiranni= persone intolleranti che fanno leva sulle passioni peggiori, come l’odio, l’ira e la paura.
Utopisti = esaltano una natura umana che non esiste e non cercano di realizzare dei concreti sistemi politici ma inseguono chimere.

Spinoza persegue l’obiettivo di denunciare:
• Il velleitarismo degli utopisti, che intendono svellere e soffocare le passioni;
• La vera e propria demonizzazione delle passioni operata dai moralisti
• Il perverso uso politico e strumentale che fanno i tiranni delle passioni.
La comprensione della natura umana invece impone un atteggiamento realistico: quello di chi non si illude sulla natura umana e tuttavia si impegna ad affermare dei valori positivi di convivenza, cioè sostiene la capacità dell’individuo di convivere sia con se stesso che con i propri simili.
Ne deriva un impegno attivo per: affermare le passioni positive della gioia, dell’amore e della carità e progettare un ordine politico che abbia come fine la libertà e una religione interiore fondata sull’amore di Dio e del prossimo.

Autoconservazione e potenza di agire

In Spinoza, come in Hobbes, alla radice del comportamento umano vi è lo sforzo di autoconservazione, che è la motivazione più profonda di ogni atto e atteggiamento (appare come l’essenza stessa dell’uomo). Questa tendenza si traduce nell’uomo in una grande varietà di passioni che il filosofo distingue in due tipi: le passioni che indeboliscono la potenza d’agire dell’individuo e quelle che al contrario l’intensificano.
La mente patisce quando la sua conoscenza è confusa ed agisce quando pensa in modo adeguato. Elevarsi al piano della ragione, cogliere la relazione necessaria dei propri desideri con il contesto di cui sono parte, significa conquistare un orizzonte conoscitivo più ampio. Tale valutazione restituisce l’equilibrio e la calma indispensabili ad una buona conduzione della propria esistenza.
Così la conoscenza si traduce in saggezza.
Le due passioni primarie della tristezza e della gioia esprimono la duplice valenza delle passioni: tristezza = diminuzione della potenza di agire
Gioia = incremento della potenza di agire
La tristezza origina l’odio, mentre la gioia genera l’amore. Muovendo dalle passioni primarie della tristezza e della gioia, Spinoza elabora e costruisce more geometrico l’intero sistema delle passioni.

Il relativismo etico

Relativismo etico (deriva dalla tendenza all’autoconservazione e dalle passioni)= una cosa è buona perché è desiderata.
Dal punto di vista della natura infatti, tutto ciò che accade avviene senza essere di per sé buono o cattivo. Bene e male sono frutto di una valutazione della mente umana che paragona le cose.
La nozione di bene dunque varia tra le persone e le situazioni: buono è ciò che aumenta la nostra potenza d’agire, permettendo di conservare e perfezionare il nostro essere, mentre male è ciò che diminuisce la nostra potenza d’agire.
Ma quando è che il bene diventa patrimonio di tutti e non varia a seconda delle persone e delle circostanze? Ciò avviene quando gli uomini ‘’vivono secondo la guida della ragione’’.
Ma Spinoza osserva che questo accade raramente, dunque a livello etico non si riesce a conseguire quell’unità di intenti, cioè ispirare la condotta di tutti ad un modello di bene condiviso.

La schiavitù umana

L’uomo tende ad essere schiavo delle passioni, poiché ha una conoscenza confusa e indistinta delle cose. Chi è soggetto alle passioni ondeggia e oscilla, passa da uno stato all’altro. Egli vive nel timore e nell’odio e moltiplica le ragioni di conflitto ed è terrorizzato dal timore della morte.
Anche quando vede il meglio, l’uomo tende a seguire il peggio.
Le passioni sono quindi incontrollabili razionalmente, perché non è da noi che dipendono.
Quali sono le passioni che possiamo vincere?

La riconversione delle passioni

La conoscenza riesce ad essere efficace solo se sa tradursi anch’essa in un sentimento di valore positivo. La ragione può farlo → la ragione ci conduce a fare chiarezza entro noi stessi, a calcolare ciò che è davvero utile e ciò che non lo è e soprattutto ci porta ad inserire la passione in un contesto più ampio.
L’ uomo non deve liberarsi dalle passioni, in quanto si libera attraverso le stesse passioni, trasformate in azioni. La ragione infatti, riconverte le passioni, portandole da uno stato di dipendenza dagli oggetti esterni ad uno stato di dipendenza solo da noi stessi. Così le passioni sono riferite alla persona come soggetto d’azione, come portatrice di potenza.
Non è infatti con la mortificazione e la repressione delle passioni che possiamo passare da una condizione di schiavitù e di asservimento ad una condizione di libertà.
Spinoza non ritiene guasta e corrotta la natura umana e non ricerca quindi una via di fuga dal mondo, anzi secondo lui la liberazione etica dell’uomo avviene nel mondo. E alla natura appartiene la ragione, che favorisce la conversione delle passioni → piena realizzazione dell’uomo e della sua natura autentica.

Dall’odio all’amore

Bisogna far leva sulla gioia (passione fondamentale) → essa è soddisfazione per il passaggio da un grado inferiore ad uno superiore di perfezione, è sentimento positivo fondamentale.
Ne consegue un passo ancora più importante → liberazione etica → richiede infatti uno spostamento d’asse dall’odio all’amore.
Mentre l’odio è una manifestazione della tristezza, di un indebolimento della potenza d’agire, l’amore determina un incremento di potenza dell’individuo. L’amore non ci mortifica, non diminuisce il nostro sforzo di esistere ma lo conserva e lo rinvigorisce → passione trainante della nostra vita = azione.
Il punto più alto cui può raggiungere il processo conoscitivo e di emancipazione umana, è l’amore intellettuale di Dio. Esso nasce dalla ragione generatrice e necessaria di tutte le cose, grazie al quale è possibile rimuovere i conflitti emotivi e avvalersi delle emozioni positive per operare costruttivamente nel mondo.

Liberare la fede dalla paura

Una parola scritta nel cuore e nella mente degli uomini

Spinoza prende in esame il vecchio testamento in quanto ebreo. Il suo punto di partenza per la religione è che la Bibbia NON ha alcun valore conoscitivo, ma solo esclusivamente a livello pratico, perché serve per indirizzare la vita degli uomini. Spinoza descrive gli ebrei che sono i suoi interlocutori naturali, come se fossero bambini. La Bibbia ha la funzione di addomesticare gli uomini, ma non ha alcuna funzione conoscitiva, per questo la religione e la filosofia sono due sfere completamente distinte. La filosofia ha un suo proprio fondamento, che è nella ragione mentre il fondamento della religione è nel cuore degli uomini → la sua è una religione dell'interiorità e non dell'esteriorità (tesi vicine a quelle luterane). I principi divini inscritti nella mente sono che il dio esiste, è unico, è presente dappertutto, ha il supremo dominio su ogni cosa, promette la salvezza a chi ubbidisce ma è anche pronto a perdonare.

I pericoli della superstizione

Spinoza non vuole condannare la religione, vuole combattere la superstizione, che è responsabile delle guerre di religione. La causa della superstizione è la paura, spesso indotta da cattivi teologi e da regimi dispotici.
Ma la paura non è la sola ad alimentare la superstizione, in quanto è sostenuta da passioni altrettanto forti, come l’odio, l’ira e la frode → queste passioni negative inquinano l’esperienza religiosa e la vita sociale, facendola cader preda di un permanente disordine.
Ricondurre la religione al suo significato eminentemente morale = aiutare gli esseri umani a liberarsi dai pregiudizi, dalla superstizione e dalla schiavitù delle passioni.
Appello di Spinoza ad estendere i beni preziosi della libertà e della democrazia → appello alla tolleranza in materia religiosa che appartiene, non solo al filosofo, ma anche allo spirito pubblico.


Lo Stato e la libertà

Il fine dello Stato è la libertà

Le idee di libertà e tolleranza costituiscono dunque la chiave di volta anche del pensiero politico spinoziano. La libertà, in particolare quella di pensiero, ‘’non può essere soppressa senza pregiudizio della stessa pietà e della stessa pace dello Stato’’. Il Trattato = manifesto della libertà di pensiero e di parola.
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