Sinistra e Destra Hegeliana

Le reazioni all’hegelismo che si sviluppano all’interno dei gruppi tra i seguaci di Hegel. Fino alla sua morte nel 1831, Hegel era stato il filosofo ufficiale dello Stato prussiano e la sua filosofia era quella più accettata all’epoca, dando vita ad una scuola di pensiero rappresentata sia dai suoi allievi che da organi di stampa detti gli “Annali berlinesi per la ricerca filosofica”, una rivista sulla quale si discuteva sulla filosofia hegeliana. L’hegelismo era diffuso e accettato nella Prussia dell’Ottocento proprio in virtù del suo carattere giustificazionista. Infatti il principio della razionalità della realtà si traduceva in una giustificazione dello status quo, per giustificare le condizioni politiche del momento ed evitare una rivoluzione che avesse l’intento di ridimensionare le dinamiche politiche e sociali.
Dopo la morte di Hegel, l’Europa è attraversata da un’ondata rivoluzionaria che porta i suoi seguaci a dividersi in due grandi gruppi:
• Hegeliani di destra o vecchi hegeliani (conservatori)
• Hegeliani di sinistra o nuovi hegeliani (progressisti)
Questa classificazione viene fatta da David Strauss (1837). Gli aspetti fondamentali sui quali i due gruppi si distinguono sono due:

. Rapporto tra religione e filosofia
I vecchi hegeliani enfatizzano il fatto che il contenuto di religione e filosofia sia lo stesso, considerando entrambe come forme di conoscenza dello Spirito Assoluto. Gli hegeliani di sinistra riconoscono una validità conoscitiva al Cristianesimo e affermano che esso è il punto di arrivo più elevato dello sviluppo storico delle religioni. I nuovi hegeliani (in totale accordo con il pensiero di Feuerbach) ritengono che la religione non abbia un contenuto trascendente, ma che sia, invece, la rappresentazione della realtà filosofica tramite immagini (ripresa di Hegel), ma nel passaggio successivo, essi affermano che tali immagini sono il risultato di condizioni antropologiche o psicologiche che di volta in volta si sono verificate nella storia. In linea di massima, nei diversi periodi storici l’uomo ha intuito una verità filosofica e l’ha espressa in una favola: la religione. Di conseguenza, per tutti gli hegeliani c’è la predilezione per una religione panteistica (identificazione tra Dio e la natura), in quanto è l’unica religione che possa rispecchiare la concezione hegeliana secondo cui tutto è Spirito. In secondo luogo vengono rifiutati tutti i dogmi di ogni singola religione, perché rappresentano solo uno stadio relativo al periodo storico di affermazione di quella specifica religione.

• Razionalità della realtà
I vecchi hegeliani interpretano il principio della razionalità della realtà come giustificazione della condizione storico-politica dell’epoca, configurandosi come dei conservatori anche in campo politico. I giovani hegeliani, invece, ritengono che la razionalità della realtà sia un obiettivo da raggiungere e non una condizione che già c’è e che si debba, quindi, agire affinché lo sviluppo storico porti le circostanze politico-economiche ad essere reali e razionali. In linea di massima, i giovani hegeliani utilizzano il metodo dialettico di Hegel come strumento di critica del presente, perché credono che bisogna agire nella realtà per modificare la situazione attuale.

Feuerbach


Feuerbach scrive due opere fondamentali Critica della filosofia di Hegel (1839) L’essenza del Cristianesimo (1841). Entrambe le opere sono strettamente collegate. Nella Critica della filosofia di Hegel, Feuerbach condivide il metodo dialettico di Hegel ma ritiene che il filosofo abbia compiuto un errore fondamentale nella sua filosofia: egli ha posto come soggetto di partenza della filosofia lo Spirito, perché il compito della filosofia è quello di comprendere l’uomo, piuttosto che l’idea e per questo dovrebbe partire da un’analisi dell’umanità concreta, così come essa si manifesta nella realtà. Secondo il filosofo, che vuole cogliere l’uomo e la realtà nella loro completezza, critica radicalmente l’idealismo e la religione perché travisano la realtà. Per questo motivo egli ritiene che la filosofia debba invertire il rapporto degli elementi dell’idealismo e ripartire dall’analisi dell’essere umano, cioè rovesciare il rapporto di predicazione (passare da SpiritoNaturaUomo a UomoNaturaSpirito); l’inizio della filosofia non è lo Spirito, bensì il finito, il reale.
Feuerbach individua due caratteristiche sostanziali che fanno parte dell’essere umano:
• L’uomo è l’unico animale tra gli animali in grado di problematizzare la sua esistenza e porsi domande sulla di essa, scoprendo così le proprie qualità essenziali: RAGIONE, SENTIMENTO e VOLONTÀ
• Solo l’uomo si riconosce come membro di un genere: ogni individuo si rende conto di non essere l’unico a possedere certe qualità perché fa parte di un genere umano che condivide le sue stesse qualità fondamentali.
Partendo da questa consapevolezza, Feuerbach continua dicendo che l’uomo compie un’operazione intellettuale della quale non si rende conto:
1. Io come individuo riconosco i miei limiti personali (sono pessimista, egoista, pigro).
2. Mi rendo conto che l’umanità come genere è in grado di superare i limiti del singolo ed è possibile vedere realizzate in essa, considerata nel suo insieme, anche quelle qualità che io non possiedo.
3. L’uomo tende a proiettare in un essere supremo e individuale come me, tutte le qualità individuali rappresentate dall’umanità nel suo insieme. Avviene, quindi, una riunificazione di tutte le qualità disperse nell’umanità, in un unico ente: Dio.
Dio non è altro che produzione, mediante una proiezione, delle qualità del genere umano nel suo complesso in un unico ente.

Il mistero dell’inesauribile pienezza degli attributi divini non è altro che il mistero dell’essenza dell’umanità (Dio ha infiniti attributi positivi perché nell’umanità è possibile vedere infiniti attributi positivi). L’essere divino non è altro che l’essere dell’uomo liberato dai limiti dell’individuo e adorato come se fosse un altro essere.


Per Feuerbach Dio è frutto dell’alienazione religiosa dell’uomo. L’alienazione religiosa di Feuerbach è il processo tramite cui l’uomo attribuisce a Dio le qualità propriamente umane. Trasferendo a Dio queste qualità, l’uomo se ne priva e questa privazione è ciò che lo fa sentire misero e colpevole, come una sorta di auto sottomissione di sé che l’uomo compie nei confronti di Dio. Feuerbach dice: tanto più l’uomo attribuisce le sue qualità a Dio, tanto più se ne spoglia. Feuerbach riprende il concetto di alienazione da L’enciclopedia delle scienze filosofiche di Hegel, dove l’alienazione è quel passaggio dello sviluppo della realtà nella quale lo Spirito decade da se stesso e si esprime come natura inconsapevole.

Cosa deve fare l’uomo allora per superare questa condizione di colpevolezza e di misera?
Feuerbach parla di riduzione antropologica: si devono rovesciare i rapporti di predicazione religiosi mediante un rovesciamento predicativo, invertendo soggetto e predicato, riconducendo la religione all’antropologia. Comprendere i misteri religiosi come condizioni naturali di vita dell’essere umano. L’uomo deve riappropriarsi delle sue qualità. La riduzione antropologica porta, in contrapposizione all’alienazione, all’emancipazione dell’essere umano, cioè all’atto di liberarsi ad una condizione di sottomissione (l’uomo infatti si sottomette a Dio durante l’alienazione).
Esempio di rovesciamento predicativo:
Dio è amore,ossia: l’amore è divino (perfetto e non alieno da me) e io essere umano sono in grado di amare

L’esito finale della riduzione antropologica è la filosofia dell’avvenire anche chiamata nuovo umanesimo, perché essa considera come sacri i rapporti umani rispetto alla religione e ai suoi dogmi. Al centro della filosofia dell’avvenire non c’è più il rapporto tra il singolo e Dio in quanto viene sostituito dalla relazione intersoggettiva tra esseri umani. Feuerbach considera la vera dialettica il dialogo tra l’io e il tu. Infatti, la dialettica, in quanto legge della realtà in termini hegeliani, è rappresentata al meglio dai rapporti intersoggettivi tra gli individui, perché non c’è nulla di più reale e concreto. La vera dialettica si fonda sul riconoscimento dell’altro e sull’amore come sentimento supremo in grado di creare legami tra gli uomini. Per questo lo scopo finale della filosofia dell’avvenire è proprio trasformare la teofilia (amore per Dio) in filantropia (amore per l’uomo e interesse per il benessere degli altri esseri umani).

Il punto di arrivo della filosofia di Feuerbach è una religione dell’umanità che consiste nel riconoscere il carattere sacro al genere umano. Sostituire alla religione una filosofia pratica. L’equivalente dei miracoli nella religione sono le prassi trasformative della filosofia che servono a migliorare la realtà.

L’ultimo Feuerbach assume una prospettiva più materialistica e successivamente naturalistica, perché riconduce la realtà ad una condizione immanente. Infatti ne L’essenza della religione (1845) alla base della religione c’è la dipendenza dell’uomo dalla natura e afferma che nelle religioni gli uomini proiettano l’intuizione di dipendere da qualcosa di più grande dell’uomo stesso: la natura.
L’uomo è un “ente che non esiste senza luce, senza aria, senza acqua, senza terra, senza cibo, un ente dipendente dalla natura”. E nella religione l’uomo celebra questa dipendenza da una dimensione che trascende la soggettività umana, cioè va oltre l’uomo stesso. L’essenza di Dio è, quindi, la natura che si manifesta all’uomo come qualcosa di superiore rispetto all’uomo stesso. Quindi, l’ultimo Feuerbach sostiene che la vera emancipazione deve passare per il miglioramento delle condizioni naturali di vita, infatti egli sviluppa una teoria degli alimenti, scrivendo:

“Se volete far migliore il popolo, al posto di declamazioni contro il peccato dategli un’alimentazione migliore. L’uomo è ciò che mangia”.

L’emancipazione è la liberazione dell’uomo rispetto all’entità esterna, ma se l’uomo deve emanciparsi rispetto alle condizioni naturali, si rende più libero migliorando queste condizioni naturali a partire persino dall’alimentazione. Perché tutte le idee politiche e il pensiero non sono altro che i risultati delle condizioni naturali. Tutta la dimensione spirituale dalla religione alla politica è ricondotta alle condizioni naturali di vita e per migliorare la politica ed emancipare l’uomo si deve agire sulle condizioni biologiche naturali, compresa l’alimentazione.

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