pexolo di pexolo
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Scienza sperimentale - Origini

Con il riconoscimento del carattere essenziale e determinante del rapporto dell’uomo con la natura, l’umanesimo ha stabilito la premessa fondamentale dell’indagine sperimentale moderna. Prima di Galileo, Bernardino Talesio, pur senza ingaggiarsi in operazioni di ricerca, aveva affermato che i princìpi propri del mondo naturale, quelli che sono in grado di spiegarlo, sono i princìpi sensibili, stabilendo l’equazione fra ciò che la natura stessa manifesta e ciò che i sensi fanno percepire. Rivolgersi all’esperienza sensibile, interrogarla e farla parlare è la sola via, da questo punto di vista, che conduce a spiegare la natura con la natura, cioè che non fa ricorso a princìpi estranei alla natura stessa. Queste sono le condizioni, necessarie per lo sviluppo di un’indagine sperimentale della natura, poste dal Rinascimento:

1 l’uomo non è un ospite provvisorio della natura, ma un essere naturale lui stesso, che ha nella natura la sua patria;

2 l’uomo, come essere naturale, ha sia l’interesse sia la capacità di conoscere la natura;
3 la natura può essere interrogata e compresa solo con gli strumenti che essa offre all’uomo.

L’aristotelismo rinascimentale giocò un ruolo bifronte nei confronti della scienza moderna; mentre provocava una nuova e più libera lettura d’Aristotele, elaborava efficacemente, in polemica con le concezioni teologico-miracolistiche, il concetto di un ordine naturale immutabile e necessario, fondato sulla catena causale degli eventi: questo concetto entrò a costituire lo schema generale dell’indagine scientifica. Dall’altro lato, però, non riconosceva la naturalità né dell’uomo né dei suoi mezzi di conoscenza, condizione indispensabile di ogni indagine sperimentale della natura; sotto taluni aspetti esso costituì l’antitesi precisa della nuova concezione del mondo (totalità finita e conclusa/un tutto infinito e aperto in ogni direzione), del suo ordine (finalistico, che consiste nella perfezione del tutto e delle parti/causale, concatenazione necessaria degli eventi), dell’uomo (essere cui mette capo la teleologia dell’universo, che determina il suo destino/essere naturale fra gli altri, che si distingue per la capacità di progettare e realizzare il proprio destino), della conoscenza umana del mondo (sistema fisso e concluso/risultato di tentativi sempre rinnovati che devono continuamente essere sottoposti a controllo) ed infine dello strumento di questa conoscenza (ragione supermondana ed infallibile/insieme di poteri naturali fallibili e correggibili).

La magia, che il Rinascimento aveva portato alla luce, accettata e diffusa, contribuì a determinare il carattere attivo e operativo della scienza moderna: quello che consiste nel dominare e asservire le forze naturali per volgerle al servizio dell’uomo.
Infine, dal platonismo e dal pitagorismo antico la scienza derivava l’altro suo presupposto fondamentale: la natura è scritta in caratteri matematici e il linguaggio proprio della scienza è quello della matematica.

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