Schopenhauer

Vita

Schopenhauer vive in Germania nell’età contemporanea di Hegel. Egli definisce quest’ultimo un filosofo – funzionario, in altre parole colui che è disposto a legittimare sul piano speculativo l’esistenza di determinate istituzioni politiche. Inoltre Schopenhauer va contro la filosofia vera e propria di Hegel in quanto dopo quest’ultimo la filosofia sente il bisogno di rivalutare l’uomo a livello corporeo, dei sentimenti e dell’irrazionalità.
Schopenhauer nasce a Danzica nel 1788, in Polonia, da una famiglia agiata. Il padre era un commerciante e per questo motivo egli comincerà l’apprendistato presso una casa commerciale di Amburgo. Alla morte suicida del padre interrompe l’esperienza e decide di chiudersi in una vita solitaria. La madre era una scrittrice e lo introdusse nei circoli letterari della città e grazie a questo riesce a uscire da questa sorte di depressione. Così s’iscrive a una facoltà di filosofia a Berlino, dove si laurea. Nel 1818 pubblica la sua opera più importante “Il mondo come volontà e rappresentazione”, ma che non ebbe successo in quanto erano in circolazione le opere del suo contemporaneo Hegel. Schopenhauer si rende conto che, al contrario di quelle di Hegel, le sue lezioni universitarie non erano seguite e lascia l’insegnamento. Successivamente, prima della sua morte avvenuta nel 1860, Schopenhauer pubblica una seconda e una terza edizione della sua opera, le quali vanno esaurite. Questo perché anche i filosofi iniziano a sentire il bisogno di distaccarsi dal pensiero hegeliano.

Schopenhauer Pensiero

La ripresa kantiana avviene sotto il segno dell’opposizione a Hegel, che pretende di identificare ragione e realtà. Schopenhauer imposta però in termini diversi da quelli kantiani la distinzione tra fenomeno e noumeno. Per Kant il fenomeno è l’unica realtà che l’uomo può conoscere e il noumeno è inaccessibile, ma al quale l’uomo tende costantemente. Per Schopenhauer il fenomeno è solo apparenza, è una rappresentazione soggettiva della coscienza (è “parvenza, illusione, sogno”). Il noumeno, invece, è il vero mondo che l’uomo può scoprire. Per spiegare come si può arrivare alla conoscenza del noumeno, Schopenhauer riprende la filosofia indiana secondo la quale il mondo appare all’uomo come coperto da un velo, il velo di Maya che identifica il fenomeno, che offusca la vista e al di là del quale possiamo trovare le cose così come sono realmente, ovvero il noumeno. Secondo Schopenhauer è possibile togliere il velo di Maya solo attraverso il corpo e non con la ragione.

Oltre alla distinzione tra fenomeno e noumeno, Schopenhauer riprende da Kant anche le forme a priori della conoscenza (Hume sosteneva che conosciamo la realtà solo se ne facciamo esperienza). Per Kant esistono dei concetti che ci appartengono ancora prima di fare esperienza (“a priori”) e fanno parte di noi. Schopenhauer riprende i concetti di:
- Spazio: forma della conoscenza sensibile che ci permette di porre le cose l’una accanto all’altra.
- Tempo: forma della conoscenza sensibile che ci permette di porre le cose una dopo l’altra.
- Causualità: forma della conoscenza intellettuale che ci permette di comprendere i rapporti causa – effetto.
Per Schopenhauer spazio e tempo hanno la funzione di determinare il mondo oggettivo in una molteplicità di enti, ciascuno distinto dagli altri per la sua posizione spazio – temporale. Le forme a priori di Schopenhauer operano come principio d’individuazione del fenomeno, ovvero le forme attraverso le quali possiamo conoscere il fenomeno e le singole cose.
Grazie al corpo l’uomo può imboccare una via che conduce all’essenza delle cose, al noumeno, perché egli ha con il proprio corpo un rapporto doppio: da una parte, dall’esterno, è una cosa materiale oggetto dell’intuizione empirica; dall’altra, dall’interno, si manifesta come una forza cieca e irrazionale: volontà di vivere. Essa è la dimensione interiore di tutte le cose, è un impulso irrefrenabile che induce a esistere e ad agire. È una tendenza inconscia e irrazionale che spinge ogni essere vivente ad affermare la propria esistenza. È la volontà di vivere che rappresenta il noumeno e il corpo è lo strumento di mediazione attraverso il quale è possibile conoscere questa volontà presente non solo negli uomini, ma in tutti gli esseri viventi.
Il noumeno, ovvero la volontà di vivere, non si può conoscere attraverso le forme a priori perché è una forza che va al di là dello spazio e del tempo ed è una forza casuale e imprevedibile che non può rientrare nel concetto di causualità. Fenomeno -> causualità; noumeno -> casualità.
Si utilizzano diversi oggetti per definire la volontà di vivere:
• Inconscia: perché è un impulso inconsapevole alla vita.
• Unica: perché è fuori dal tempo e dallo spazio.
• Eterna: perché non ha né inizio né fine.
• Incausata: perché non ha una causa, ma è casuale.
La volontà di vivere, porta l’uomo a vedere la vita come un continuo desiderio. Poiché desiderare, significa essere privi di qualcosa che si desidera, la vita è una continua mancanza, dolore. A causa di questa tendenza l’uomo è destinato a una perenne sofferenza. L’appagamento del desiderio è momentaneo, perché sempre la volontà spinge l’uomo verso nuovi desideri. Ciò che gli uomini chiamano piacere è solo cessazione del dolore. Se viene meno lo stimolo del desiderio, l’uomo cade in uno stato di noia. Successivamente torna il dolore. Dolore -> piacere -> noia -> dolore.) Da qui la conclusione di Schopenhauer: “La vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia che passa attraverso un intervallo fugace e provvisorio del piacere e della gioia”. Per questo, Schopenhauer, viene considerato un pessimista cosmico (paragonato a Leopardi), perché il dolore riguarda tutte le cose esistenti in quanto tutto soffre. L’uomo soffre di più perché ha la consapevolezza della sua sofferenza.
Schopenhauer rifiuta la visione ottimista di Hegel e delle religioni occidentali. Per Hegel la vita è un processo dialettico in divenire fatto di tappe ognuno delle quali, anche quelle negative, hanno un risultato positivo. La sofferenza è una molla che deve spingere l’uomo a migliorare. Per Schopenhauer è un punto di arresto. Le religioni occidentali vedevano il mondo come un sistema perfetto governato da Dio (rifiuta anche la religione cristiana).
Nemmeno l’amore è un elemento positivo, perché è soggiogato all’istinto sessuale, è solo uno strumento di procreare che soddisfa la volontà di vivere però creerà a degli esseri che saranno infelici e angosciati.
Anche il concetto di storia è visto in modo negativo in quanto non è altro che il ripetersi di uno stesso dramma fatto di nascita, sofferenza e morte. Per Hegel, invece, è un processo dialettico in divenire fatto di tappe positivo.
L’uomo può sfuggire al dolore attraverso le tre vie di liberazione, tra cui non troviamo il suicidio perché esso esalta il potere della volontà: chi si toglie la vita sopprime la vita che gli è toccata in sorte, in nome della vita che vorrebbe. Il suicidio elimina l’individuo, ma lascia intatta la volontà come essenza metafisica.
1. L’arte: è la rappresentazione della realtà attraverso un’opera d’arte. Attraverso essa, l’uomo ha la possibilità di immedesimarsi con l’artista e con i suoi sentimenti, raggiungendo una contemplazione disinteressata superando gli impulsi della volontà e imboccando la via della liberazione. Ovvero, la contemplazione disinteressata consente all’uomo di elevarsi sopra il corpo dimenticando la volontà di vivere. Tra le arti un ruolo particolare l’ha la musica perché, a differenza delle altre forme artistiche, è indipendente dal mondo sensibile e dalle idee. È l’arte dell’interiorità, capace di esprimere l’essenza della volontà e mette l’uomo in contatto diretto con i sentimenti dell’artista.
2. Via etica: la liberazione dai rapporti fenomenici prodotta dalla contemplazione estetica ha breve durata, finito l’incanto suscitato dall’opera d’arte, l’individuo, si ritrova immerso nel mondo dei fenomeni e nel dolore. Una liberazione più duratura sta nel sentimento della compassione (dal greco sympatheia, “soffrire insieme”, per cui l’uomo condivide come proprie le sofferenza altrui, superando l’egoismo. La compassione è un’esperienza vissuta: non basta sapere che la vita è dolore, occorre sentirlo. Da questo sentimento nascono due virtù: la giustizia, che reprime la tendenza della volontà individuale a imporsi sugli altri e consiste nel non danneggiarli; la carità o amore per il prossimo, che agisce come amore disinteressato degli altri. Elevata al massimo grado, la compassione consiste nel fare proprio tutto il dolore del mondo.
3. Per vincere completamente la volontà occorre l’ascesi, la noluntas (“non volontà”): alla noluntas si arriva con l’ascesi, la mortificazione dei bisogni sensibili, in primo luogo degli impulsi sessuali. Schopenhauer si richiama alle posizioni ascetiche e mistiche delle tradizioni cristiane e orientale buddiste. L’uomo può liberarsi definitivamente dalla volontà solo distaccandosi dal corpo immergendosi nel Nirvana, ovvero lo stato di assoluto distacco dalle cose e beatitudine in cui l’uomo è sottratto alla volontà con il quale si contempla il nulla. Il Nirvana è un’anticipazione dello stato di perfetta serenità che inizia dopo la morte. Nel cristianesimo, invece, esistono i mistici che praticano l’ascesi, il quale, però, porta all’uscita da sé dell’anima per l’unione a Dio.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email