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Schopenhauer (1788-1861)


Il mondo come rappresentazione

Egli parte da una frase con la quale crede di aver colto il nucleo centrale del pensiero di Kant:
“il mondo è la mia rappresentazione”.
Parte studiando la realtà come rappresentazione, ossia come oggetto di conoscenza da parte del soggetto umano, partendo dalla distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno: per Kant il fenomeno è il mondo come appare al soggetto conoscente, per Schopenhauer il fenomeno è pura apparenza, illusione, sogno, che si frappone tra l’uomo e la realtà come è in se stessa. Il fenomeno è descritto come un “velo Maya” dietro il quale si nasconde la realtà, è una figura presa dalla religione indiana.
La rappresentazione presuppone sia il soggetto che rappresenta, sia l’oggetto rappresentato, che non possono esistere l’uno senza l’altro; per questo sono falsi sia il materialismo, che riduce la realtà al solo oggetto, sia l’Idealismo che compie l’errore opposto. Al contrario di Kant, S ammette solo tre forme a priori: spazio, tempo, causalità (a cui sono riducibili le 12 categorie kantiane).
La causalità assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come:
-necessità fisica: divenire, rapporti causali fra oggetti;
necessità logica: conoscere, rapporti tra premesse e conseguenze;
-necessità matematiche: essere, regola i rapporti spazio-temporale aritmetico-geometrici;
-necessità morale: agire, rapporti fra un’azione e i suoi motivi.

La scoperta della cosa in sé

S sostiene di aver trovato il modo di conoscere il noumeno. Essendo l’uomo sia pensiero sia corpo, riesce anche a vedersi da dentro. E’ proprio questo che permette all’uomo di sollevare il “velo di Maya”. La cosa in sé, di cui ogni uomo, tutti gli esseri viventi, il mondo intero, sono manifestazioni esteriori, è la Volontà di vivere, un impulso cieco e irresistibile che spinge a vivere e a esistere tutti gli esseri viventi della natura, secondo gradi diversi di consapevolezza, dalla materia inorganica, in cui appare in modo inconscio, all’uomo, in cui si manifesta in modo pienamente consapevole.
La volontà è quindi: forza inconscia, cieca, irrazionale, unica ed eterna, senza causa e senza scopo; pertanto non è conoscibile mediante lo spazio, il tempo, o la causalità.
Questa è l’essenza stessa del mondo, ed è alla base di tutte le cose.

Il pessimismo

Per Schopenhauer la vita è dolore: infatti, se la vita è manifestazione della Volontà, vivere è volere, e volere significa desiderare qualcosa di cui si è privi. Quindi ogni volere nasce da un bisogno, ossia da una mancanza, cioè da sofferenza. Ogni desiderio soddisfatto da luogo ad altri da appagare, e mentre l’appagamento è breve, il desiderio e il dolore sono lunghi. Accanto al dolore e al piacere, S pone la noia, una situazione esistenziale che subentra quando nell’uomo viene meno il desiderio.
Questa concezione negativa del piacere mostra notevoli punti di contatto con quella di Giacomo Leopardi.
La volontà di vivere è un desiderio che si manifesta in tutte le creature, non solo nell’uomo, il suo è un pessimismo cosmico. Il grado di sofferenza è direttamente legato al livello di consapevolezza, consapevolezza che va dal livello più basso degli animali, per giungere ai geni, che proprio per la loro condizione soffrono di più.

Anche dell’amore Schopenhauer ha una visione pessimistica, poiché è soltanto il messo per il quale si serve la Volontà per favorire l’accoppiamento. Avvertire inconsapevolmente l’amore come peccato è dovuto al fatto che attraverso l’amore si dà vita ad una nuova creatura che è destinata inevitabilmente a soffrire. L’amore quindi non è altro che due infelicità che si incontrano per dare vita ad una terza.

Gli uomini tendono a nascondere a se stessi la negatività della vita, ricorrendo alla religione o a filosofie ottimistiche della natura e della storia, che svolgono una funzione illusoria e consolatoria.
Egli critica l’ottimismo cosmico che interpreta il mondo come un organismo perfetto, mentre in realtà è il regno dell’irrazionalità e della lotta. Respinge la tesi della naturale socialità degli uomini (ottimismo sociale) che sono invece animati da egoismo e da un’innata malvagità. L’uomo è costretto a mettersi sotto uno Stato, la cui autorità è la sola a permettere di regolamentare l’intrinseca aggressività dell’individui.
Polemizza contro l’ottimismo storico, affermando che gli uomini subiscano un progresso umano, mentre in realtà rimangono immutabili, così che anche la storia è sempre un ripetersi dello stesso dramma ( da notare che viveva in un periodo di euforia per la liberazione della germania da Napoleone, non in momento di infelicità e crisi, mentre scriveva queste parole).

Le vie di liberazione dal dolore


Per Schopenhauer l’uomo può liberarsi dal dolore tramite:

-Arte: la musica ne è la manifestazione più alta, è pura contemplazione del mondo delle idee, poiché l’uomo intuisce nell’oggetto particolare l’idea e si eleva a essa. E’ contemplazione disinteressata del bello. Essa sottrae l’uomo dal dolore e ha una funzione liberatrice, che, tuttavia, è parziale, perché il godimento artistico è legato ai sensi e di breve durata.
Musica: a differenza delle altri arti, che imitano in modi diversi le idee (Platone), la musica è indipendente dal mondo sensibile e dalle idee. Questo perché non è un’arte imitativa, e quando crede di poterlo fare scade inevitabilmente.
-Giustizia: è un freno all’egoismo, cioè alla Volontà di vivere che è in ogni uomo. Con essa l’uomo riconosce negli altri una essenza ed una dignità simili alle proprie ed è portato così a rispettare la volontà altrui.
-Compassione: è la capacità di partecipare al dolore altrui. Con essa l’egoismo individuale è pienamente superato e il singolo uomo vive in solidarietà e unione spirituale con gli altri uomini.
-Ascesi: è la completa liberazione dalla Volontà di vita, perché con essa l’uomo cessa di volere e quindi di soffrire. L’ascesi comporta la castità, la rinuncia ai piaceri, la povertà, i sacrifici, la mortificazione del corpo e sperimenta la noluntas (nolontà), il non volere la vita, ossia la negazione del mondo, in cui l’uomo può trovare la fine dei dolori e delle miserie.

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