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I tre livelli di esistenza


Con il suo sistema esposto nel Mondo come volontà e rappresentazione e poi ripreso in Parerga e paralipomena, si ha una prospettiva teorica che ci porta di fronte a tre livelli di realtà: l’assoluto, la Volontà irrazionale e inconscia che è il fondamento di ogni altra realtà; il contesto della realtà empiriche, in cui l’assoluta Volontà si frantuma nell’atto irrazionale e inconoscibile della sua oggettivazione, la frantumazione nelle varie volontà particolari, realtà empiriche che da un lato presentano realtà e coerenza interna, temporalmente e spazialmente connotate in una concatenazione causale, e una di esse è rivolta all’auto-affermazione di sé, quindi si ha uno stato di perenne conflittualità; il mondo della Rappresentazione, che ci mostra le attività delle realtà empiriche ordinate secondo l’attività dell’intelletto, secondo una dimensione spazio-temporale e il principio di ragione. I primi due livelli costituiscono il mondo della Volontà e volontà, il terzo il mondo della Rappresentazione. Perché allora in Schopenhauer il dolore ha un ruolo così determinante e decisivo? Perché è intimamente connesso con ciò che nella sua filosofia rappresenta il principio metafisico ultimo, cioè la Volontà. Ogni volizione da parte di volontà individuali determinate nasce da una mancanza e da un bisogno che vuole essere soddisfatto. Cioè in ultima istanza da un dolore. Poiché la Volontà è radice di tutto, l’esistenza stessa si origina dal dolore. E per liberarsi dal dolore c’è una sola via, che poi si articola, cioè liberarsi dalla volontà propria auto-affermativa.
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