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Schopenhauer e la volontà di vivere

L’uomo compiendo una riflessione interiore si rende conto che l’essenza profonda del nostro essere è la brama o volontà di vivere, un desiderio passionale, impulsivo, prepotente, irresistibile che si spinge ad esistere e ad agire. Più che intelletto e coscienza, siamo vita e volontà di vivere; il nostro corpo non è altro che la manifestazione esteriore delle nostre brame interiori. L’apparato digerente è l’aspetto fenomenico della volontà di nutrirsi. La volontà è una forza cieca, alogica, irrazionale, senza scopo, unica ed eterna perché è presente al di fuori del tempo e dello spazio, cioè è sottratta a quella capacità nostra di determinare le cose. E’ incarnata e di conseguenza è libera, è l’essenza segreta di tutte le cose, di ogni essere della natura anche se sono gradi di conoscenza diversi. Miliardi di esseri non vivono che per vivere e per continuare a vivere, è questa l’unica crudele verità sul mondo anche se gli uomini hanno per lo più cercato di mascherare questa terribile evidenza, attraverso la religione e le filosofie razionalistiche, individuando un senso o un fine del mondo. L’unico assoluto è la volontà. Questa volontà si manifesta nel mondo fenomenico attraverso due fasi che sono logicamente distinguibili:

-una prima fase in cui la volontà si oggettiva in una serie di forme immutabili, atemporali che Schopenhauer chiama platonicamente idee. Questi costituiscono gli archetipi del mondo su cui si fondano le leggi naturali, cioè quelle studiate dalla scienza.
-una seconda fase in cui la volontà si oggettiva nei vari individui del mondo naturale.

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