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Schopenhauer – Velo di Maya


L'esistenza è un enigma, assolutamente estranea alla logica umana, e ogni spiegazione di essa è mistificante; infatti, sia l'esperienza sensoriale, sia l'intelletto concernono apparenze fenomeniche, poiché sono soltanto artifici funzionali all'equilibrio interno dell'organismo umano, e non forniscono verità assolute e definitive. Anche l'individuo è un fenomeno transitorio, scaturito dal nulla e che ripiomba nel nulla; nel breve intervallo dell'esistenza, il suo conoscere è caratterizzato dal «principium individuationis»; per questa ragione, ogni cosa gli appare originata da una causa, caratterizzata dalla coesistenza spaziale e dalla successione temporale. Sarebbe, però, errato attribuire valore di realtà a tali molteplici apparenze. Al contrario, la realtà è celata dal velo delle apparenze («velo di Maya»). Leggiamo in Il mondo come volontà e rappresentazione: «L'incalzare degli eventi, il cambiamento dei tempi, le forme della vita umana, così diverse col variare dei luoghi e dei tempi, tali determinazioni sono così inessenziali ed indifferenti, come alle nubile figure che vi appaiono, al ruscello la forma dei gorghi e delle schiume... in sé e per sé non hanno alcun valore. Allora non si crederà pia, come fa, invece, il volgo, che il tempo possa generare qualcosa di veramente nuovo, che nel tempo, e per via del tempo, qualcosa possa attingere ad una realtà assoluta... In questo mondo dei fenomeni è impossibile parlare di perdita o guadagno; soltanto la volontà esiste: cosa in se e sorgente di tutti i fenomeni».
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