Le tre vie della liberazione secondo Shopenhauer sono: arte, morale della compassione ed ascesi.
L’arte ha una capacità liberatoria perché è una forma di conoscenza libera e disinteressata. Nel momento in cui si contempla ci si estranea dal mondo, solitamente si pensa all’utile, invece in quel momento si pensa alla bellezza. Afferma anche che poiché l’opera d’arte esprime l’universale il soggetto è trasportato nel mondo delle idee. Nelle diverse arti sono espresse diverse idee. La musica è l’arte suprema ed esprime la volontà, che è contemplata, non vissuta. Ma è una liberazione che riguarda brevi momenti.
La morale della compassione comporta un impegno a favore del prossimo. È un tentativo a superare l’egoismo, a mettere fine alla continua lotta. Compatendo si può diminuire il dolore, perché la lotta, una parte del dolore, non c’è più. Ma compatire è anche patire, dunque questa via non è definitiva.

L’ascesi toglie la volontà. Consiste nella negazione del desiderio, nell’astenersi volontariamente da ciò che è piacevole e ricercare ciò che è spiacevole. Equivale alla perfetta castità, alla negazione della volontà di vita e poi alla rinuncia ai piaceri, all’umiltà. L’ascesi libera l’uomo dalla volontà di vivere, dal concetto cristiano diverso: unione con Dio. Per Schopenhauer non c’è nessun Dio, somiglia al Nirvana dei buddisti: la negazione del mondo attraverso la negazione del principio. Per questo viene criticato dal punto di vista teoretico: come si può cancellare la voluntas e trasformarla in noluntas?

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