Ominide 1909 punti

Cartesio sta cercando di uscire da quella bolla solipsistica e quel dubbio iperbolico, esaminando altre argomentazioni riguardanti l’esistenza di Dio e per capire se questo Dio possa essere ingannatore. Prepara così tre prove dell’esistenza di Dio. Il primo argomento sostiene che se io, che sono sostanza pensante, contengo in me tanta realtà quanta è quella che può essere contenuta in tutta le cose della quasi ho idea, all’infuori dell’idea di Dio, perché non posso essere io la causa dell’idea di Dio, cioè dell’idea di una sostanza infinita quando io sono finito. Dunque deve esistere una sostanza infinita, ma anche sovrumanamente intelligente e potente, come causa dell’idea che io ho.
nella Seconda argomentazione Cartesio si pone la domanda: “io, che ho l’idea di Dio, potrei esistere se Dio non esistesse”?
La risposta è ancora no, quantomeno non da me stesso, non come causa di sé, ma come effetto di una causa superiore. Il motivo è che se io esistessi necessariamente senza dipendere da altri non sarei manchevole, non avrei alcun dubbio. Se fosse l’uomo la causa di se stesso, si sarebbe dato tutte le perfezioni di cui ha l’idea, ma che effettivamente non possiede. Quindi si deve riconoscere che Dio esiste e che ha creato l’uomo finito, però ha posto in lui l’idea di infinito, e di perfezione.

In sostanza Cartesio dice che l’uomo non può essere causa sui.
Ma nella terza prova Cartesio vuole dimostrare come Dio sia causa sui. Si parla si una prova ontologica, già formulata da S. Anselmo d’Aosta, secondo cui Dio deve esistere necessariamente perché non possiamo pensarlo senza includere dell’idea che abbiamo della sua natura l’esistenza. L’assoluta perfezione è quella stessa “ciò di cui non posso pensare nulla di maggiore” del monaco e infatti include l’esistenza. Come un dialettico medievale, Cartesio che non dobbiamo mai scordare uomo di fede, abbina questa alla logica.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email