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Teorie filosofiche di Parerga e paralipomena


Agli inizi di Parerga e paralipomena, Schopenhauer scrive che lo scrittore di filosofia è la guida e il suo lettore è il viaggiatore. Perché arrivino insieme, bisogna prima di tutto che partano assieme. Cioè l’autore deve accogliere il suo lettore in un punto di cista che abbiano sicuramente in comune. Cioè la coscienza e conoscenza empirica a noi tutti comune. Schopenhauer parte dall’esperienza, l’esistenza stessa dell’uomo lo è, se di essa si vogliono cogliere i fondamenti non si può mai prescindere dall’esperienza che si compie concretamente. Altrimenti si cade in una forma di astrazione. Chi ha fatto questo errore sono stati gli idealisti. Non si può capire l’esistenza se non si muove da essa stessa e la si dimentica. Partendo per esempio da una “intuizione intellettuale”, o dal punto di vista di una “ragione assoluta” che pensa se stessa. Però è possibile davvero conoscere l’esperienza e l’esistenza, solo sottoponendo ad analisi puntuale il nostro esperire. Con l’avvertenza da rimarcare che analizzare l’esperienza comune del mondo non è sufficiente per pervenire all’essenza delle cose. Tale indagine non ha ancora valenza filosofica in senso stretto, valenza di verità. Necessaria è soltanto la ricerca del significato ultimo dell’esperire in quanto tale. Il fondamento ontologico della nostra esperienza ed esistenza.
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