Schopenhauer

-Fenomeno (cosa così come appare / rappresentazione) e noumeno (cosa in sé)
-La rappresentazione esiste solo dentro la coscienza ed è formata da un soggetto (cosa che tutto conosce ma non è conosciuta) e da un oggetto (cosa conosciuta da tutti) che sono due facce diverse della stessa medaglia.
-Conclusione: la vita è sogno, ossia un tessuto di apparenze. Aldilà del sogno c'è la realtà che l'uomo non può fare a meno di voler scoprire, dunque deve interrogarsi sull'essenza ultima della vita.
-La via d'accesso alla cosa in sé è la volontà di vivere: essenza segreta di tutte le cose
-La volontà è inconscia, perché l'intelletto è una sua possibile manifestazione secondaria; è unica, perché fuori dallo spazio e dal tempo; è eterna e indistruttibile, perché senza inizio né fine; è una forza libera, perché senza uno scopo; non ha alcuna meta oltre se stessa. (sono gli stessi attributi che la tradizione assegnava a Dio)

-La volontà di vivere si manifesta attraverso due fasi: la prima è la fase delle idee, ossia la prima oggettivazione della volontà, la seconda è la fase delle realtà naturali, ossia la moltiplicazione delle idee. Queste realtà naturali si strutturano a loro volta in una sorta di piramide cosmica, in cui il primo gradino e' quello delle piante, poi troviamo gli animali ed in cima l'uomo, nella quale la volonta' diviene completamente consapevole.
-La vita e' dolore ed esso nasce dal desiderio inappagato per la mancanza di qualcosa. Nell'uomo esso è più forte perché la volontà di vivere e più cosciente.
-La vita è noia (vita come pendolo che oscilla tra noia e dolore con intervalli di piacere).
-Il dolore non riguarda solo l'uomo ma l'intero universo é avvolto dal dolore. Il male non è solo nel mondo, ma nel principio stesso da cui esso dipende, in quanto gli uomini esistono solo per divorarsi l'un l'altro per la conquista dello spazio e del tempo. L'individuo non e' altro che uno strumento della specie.
-L'amore è uno dei più forti stimoli dell'esistenza e il suo fine unico è l'accoppiamento, dunque l'amore diviene un inganno della specie che fa mettere al mondo un altro essere per farlo vivere nel dolore.
-L'unico amore di cui non è quello generativo dell'eros ma quello disinteressato della pietà.
-La via di liberazione dal dolore non è rappresentata dal suicidio, infatti, egli lo condanna affermando che è un atto di forte affermazione della volontà stessa e che esso sopprime soltanto una manifestazione fenomenica della volontà di vivere.
-L'unico modo per superare il dolore è quello di liberarsi dalla stessa volontà di vivere, attraverso la presa di coscienza del dolore e con il disinganno di fronte alle illusioni dell'esistenza. Questa liberazione è formata da tre momenti essenziali: l'arte, la morale e l'ascesi.
-L'arte è una conoscenza libera e disinteressata e si rivolge direttamente alle idee. Con l'arte l'uomo riesce a contemplare la vita elevandosi al di sopra della volontà di vivere. Fra le arti la musica ha un ruolo superiore perché è immediata rivelazione della volontà. Ma l'arte costituisce solo un conforto momentaneo dal dolore.
-Si passa così al momento successivo che è quello della morale, la quale nasce dalla pietà. L'uomo, infatti, avverte le sofferenze degli altre come sue. La morale si concretizza nella giustizia (carattere negativo) e nella carità (carattere positivo perché vero amore).
-Lo stadio successivo della liberazione è l'ascesi, la quale rappresenta la liberazione totale dalla volontà di vivere. Il primo passo vero la liberazione è costituito dalla castità, ossia dalla rinuncia ai piaceri della vita.
-L'ascesi si conclude con l'esperienza del nulla, ossia una negazione del mondo stesso.

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