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Schopenhauer: la sofferenza universale

Il dolore non riguarda soltanto l’uomo ma ogni creatura. Tuttavia, più consapevolezza si ha di questo dolore, più si soffre. È per questo che il genio, avendo maggiore sensibilità rispetto agli uomini comuni, prova una maggiore sofferenza. In tal modo, il filosofo perviene a una forma di pessimismo cosmico che deriva dalla consapevolezza che l’essere è dolore, ovvero volontà inappagata. Espressione di tale dolore è la lotta crudele di tutte le cose. Per sopravvivere, gli esseri tormentati dal dolore, devono divorarsi l’un l’altro. Schopenhauer riporta l’esempio della formica gigante d’Australia, la quale, quando viene tagliata comincia una lotta fra la parte del corpo e quella della coda; quella ghermisce questa col morso, questa si difende col pungere quella. La battaglia dura di solito una mezz’ora, finché le due parti muoiono e vengono trascinate via da altre formiche.


Schopenhauer: l’illusione universale

L’unico fine della natura sembra quello di perpetuare la specie: ciò trova una sua manifestazione emblematica nell’amore, definito da Schopenhauer come uno dei più forti stimoli dell’esistenza. L’amore non è altro che un inganno del «genio della specie» (ovvero la volontà) che mira alla perpetuazione della vita. Il fine dell’amore, dunque, è solo l’accoppiamento e la procreazione. Infatti, anche il breve senso di appagamento dell’atto sessuale non è altro che un’illusione. Per far capire questo concetto, Schopenhauer riporta il caso-limite della mantide femmina la quale, al termine dell’atto sessuale, divora il maschio e, dopo aver adempiuto al compito della procreazione e all’allevamento dei figli, perde bellezza e attrattiva. La bellezza le serviva per attrarre il maschio ai fini procreativi: è proprio questa la prova che l’amore è un inganno della volontà, un’illusione nella quale due infelicità si incontrano, si scambiano, generando così una terza infelicità. Proprio per questo, l’amore procreativo viene inconsapevolmente avvertito come “peccato” e “vergogna”. Ciò non avviene, invece, per l’amore disinteressato della pietà, in quanto non è egoistico.
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