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Compassione come innalzamento universale

L’etica è la liberazione alla prigionia della volontà singola auto-affermativa di se stessa, superamento della propria posizione egoistica che imprigiona l’universale nel particolare e che fa opporre gli individui tra di loro. Centrale in questo processo di innalzamento all’universale è il motivo della compassione, Mitleid. La comune sofferenza, che paradossalmente permette il superamento del proprio dolore. L’individuo fonda il proprio atteggiamento di compassione sulla conoscenza razionale del dato conflittuale universale. Sa che la volontà di vita asserve tutti nello stesso modo, tutti siamo accomunati dal dolore. Allora si tratta, in virtù di questo comune dolore, di sentirsi fratelli, superando l’egoismo che ci contrappone l’uno all’altro e ci rende schiavi della volontà cieca. Rimanere fermi nell’egoismo invece, non solo significa porsi al di fuori della morale, ma anche seguire una falsa conoscenza, perché affermare la propria universalità significa misconoscere la particolarità, a scapito dell’universalità accomunante tutti i singoli. La compassione a sua volta fonda il diritto e la giustizia, che regola la vita sociale degli uomini impendendo che la volontà dell’uno vada a sopravanzare quella dell’altro. È intrecciata all’idea di amore inteso come agape (in opposizione all’auto-affermità dell’eros), caritas, superamento della conflittualità e liberazione della volontà di vita. L’agape è quella forma di amore che coincide con il sacrificio per gli altri.

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