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Arthur Schopenhauer

La riflessione di Schopenhauer riparte dal pensiero di Kant e di Platone che ritenevano la realtà un'illusione. Non si inserisce né nella corrente romantica né nel positivismo. Era molto pessimista, tanto che il suo pensiero iniziò ad essere apprezzato solo dopo il 1848, a causa dell'ondata di pessimismo che colpì l'Europa. Nacque nel 1788 a Danzica in una famiglia di alto livello intellettuale. Il padre morì suicida, la madre aveva un salone letterario a cui partecipava anche Goethe. Seguì i corsi di Fichte all'università. Nel 1818 scrisse la sua maggiore opera: "Il mondo come volontà e rappresentazione". Non ebbe il successo che desiderava. Criticò molto Hegel. Importante per la sua formazione fu il viaggio in Italia. Morì nel 1860. Oltre a Kant e a Platone, per lo sviluppo del pensiero di Schopenhauer furono importanti anche la spiritualità indiana, il Romanticismo, l'illuminismo: di Platone lo attrasse la teoria delle idee, da Kant deriva l'impostazione soggettivistica della gnoseologia(parte della filosofia che si occupa della conoscenza), dell'Illuminismo lo interessavano il filone materialistico e dell'ideologia, dal Romanticismo riprese la grande importanza attribuita all'arte e alla musica, il tema dell'infinito e del dolore. Il pensiero idealistico viene spregiativamente definito da Schopenhauer "filosofia delle università" al servizio di interessi volgari come il successo e il potere. Schopenhauer descrisse Hegel come un ciarlatano a causa della sua divinizzazione dello Stato. Infine Schopenhauer fu il primo filosofo occidentale a tentare il recupero di alcuni passi del pensiero dell'estremo Oriente. Schopenhauer prova a completare ciò che Kant non aveva terminato di dire, ovvero la validità del principio di ragione, cioè che tutto ciò che esiste ha una ragione. Kant sostiene che la conoscenza che l'uomo ha del mondo è molto relativa, fenomenica, ma noi attraverso le forme a priori diamo una validità a ciò. Per Schopenhauer ciò avviene attraverso 4 classi : le rappresentazioni intuitive (esperienza) in cui il principio di ragione viene dato dalla legge di causalità, le rappresentazioni astratte (causalità)in cui il principio di ragione viene dato dal principio del conoscere, spazio e tempo che conosciamo attraverso la matematica in cui il principio di ragione è l'essere, le azioni il cui principio è la legge di motivazione. Riparte dalla distinzione Kantiana tra fenomeno (cosa così come appare) e noumeno (cosa in sé). Per Schopenhauer il fenomeno è illusione e sogno detto Velo di Maya, il noumeno è la realtà che si nasconde dietro il fenomeno che il filosofo deve scoprire Quindi ogni rappresentazione sensibile del mondo è un'illusione. Schopenhauer si chiede se esiste una via di accesso alla cosa in sé, al noumeno, quindi se è possibile vedere oltre l'apparenza, ovvero conoscere la verità. Per Kant c'è una via d'accesso che è la volontà (Wille). Noi non siamo solo rappresentazione, ma siamo anche corpo, ovvero non siamo limitati a vederci da fuori, ma ci viviamo anche dall'interno. Infatti con il corpo si ha una relazione doppia: in quanto oggetto sensibile, che però è ingannevole, e in quanto forza, espressione della mia Volontà d'esistere. Ogni atto del corpo esprime un volere. Noi siamo vita e volontà di vivere. Questa volontà di vivere non è solo il noumeno dell'uomo, ma di tutte le cose dell'universo. In quanto fenomeno il mondo è rappresentazione, in quanto noumeno è volontà. Questo perché quando io vivo il mio corpo lo sottraggo all'approccio fenomenizzante, cioè smetto di usare tempo, spazio e causalità. In tal modo mi privo degli strumenti che pongono i fenomeni come una molteplicità di cose distinte. Quindi l'essenza che riscontro nel mio corpo non è più soltanto del mio corpo, perché ha perso i limiti dell'individualità. Si ha quindi una perdita della soggettività.

L'io per Schopenhauer è la coincidenza di coscienza, volontà e corpo. La Volontà è primordiale ed inconscia poichè la consapevolezza e l'intelletto ne costituiscono soltanto delle possibili manifestazioni secondarie. E' unica poiché esiste al di fuori di spazio e tempo. E' eterna ed indistruttibile essendo oltre la forma del tempo. E' una forza libera e cieca, senza uno scopo e senza una causa, essendo al di là della categoria di causa. E' un incessante impulso alla vita irrazionale. La Volontà non ha alcuna meta oltre se stessa. Tutti gli esseri viventi non vivono che per continuare a vivere: qui è evidente il pessimismo del pensiero di Schopenhauer Inoltre sostiene che gli uomini hanno cercato di mascherare questa verità mediante un Dio al quale finalizzare la loro vita e in cui trovare un senso per le loro azioni. Ma Dio non può esistere e l'unico assoluto è la volontà stessa. La volontà di vivere si manifesta nel mondo fenomenico attraverso due fasi: nella prima c'è un'oggettivazione della volontà in un sistema di forme immutabili, a-spaziali e a-temporali che chiama idee; nella seconda c'è un'oggettivazione della volontà nei vari individui del mondo naturale che sono la moltiplicazione delle idee viste attraverso le concezioni di spazio e tempo. C'è un rapporto di copia-modello: i singoli esseri sono riproduzioni di un unico modello, l'idea. Volere significa desiderare e desiderare significa trovarsi in uno stato di tensione per una mancanza di qualcosa che si vorrebbe. Quindi il desiderio è assenza, cioè dolore. La prospettiva è la morte: più uno è consapevole di questo, più prova dolore. Poiché nell'uomo la volontà è più cosciente, l'uomo è l'essere che prova più dolore. [Leopardi] La gioia, come sostenuto anche da Leopardi, non è che una momentanea cessazione del dolore. Il piacere quindi deriva dal dolore, mentre il dolore deriva da se stesso. Quindi la vita, essendo una serie di bisogni che una volte soddisfatti si ripropongono, è noia [Pascal]. La noia è la percezione del non senso, della vanità di ogni sforzo. La vita è un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia passando momentaneamente attraverso il piacere.
Il dolore investe ogni creatura. Il Genio, avendo maggiore sensibilità rispetto agli uomini comuni, soffre maggiormente. Per Schopenhauer la formica gigante dell'Australia è l'esempio più espressivo di questa auto lacerazione di ogni essere vivente causata dal dolore. L'amore per Schopenhauer non è altro che un illusione poiché il suo fine è soltanto l'accoppiamento. Quindi l'individuo nel momento in cui crede di realizzare maggiormente il proprio godimento non è altro che lo zimbello della natura. L'unico amore che può essere elogiato è quello disinteressato della pietà. Schopenhauer fa una critica alle varie menzogne con cui gli uomini tentano di nascondere a se stessi la cruda realtà del mondo. Critica la filosofia accademica di Stato, affermando che chi viene pagato per pensare non può filosofare liberamente, ma deve riflettere rispettando le idee e i giudizi di chi lo paga. Critica l'ottimismo cosmico che circolava in buona parte delle filosofie dell'epoca, cioè quel pensiero che interpretava il mondo come un organismo perfetto governato da Dio. Questa visione è solamente consolatrice, ma è totalmente falsa poiché il mondo è il teatro dell'illogicità. Critica chi sosteneva la tesi della bontà e della socievolezza dell'uomo: dice infatti che la regola dei rapporti umani è costituita da un conflitto e dal tentativo di sopraffazione reciproca. Se gli uomini vivono insieme è solo per bisogno e le leggi esistono solo per regolare gli istinti aggressivi degli individui. Inoltre Schopenhauer presenta un pessimismo storico che si contrappone con l'ottimismo di Marx ed Hegel. Critica la portata conoscitiva della storia affermando che essa non è una vera scienza, poichè si limita ad una catalogazione dell'individuale. E' quindi inferiore all'arte e alla filosofia che mirano alle strutture universali e permanenti. Il solo modo proficuo di occuparsi della storia è quello di evidenziare attraverso lo studio degli avvenimenti del passato la ripetitività della storia. Per Schopenhauer è sufficiente la lettura del solo Erodoto, padre della disciplina storica, per conoscere l'avventura dell'intera umanità. Bisogna passare dalla storia alla filosofia della storia. Schopenhauer individua delle vie di liberazione dalla volontà. Per liberarsi da essa bisogna innanzi tutto prendere coscienza dell'illusione in cui siamo e cercare di elevare la propria mente al di sopra della volontà. Questa presa di coscienza è tipica del genio, del santo e del filosofo. L'esistenza a poco a poco, a causa del dolore che la costituisce, si impara a non volerla: ma Schopenhauer condanna il suicidio. Infatti questo è un atto di affermazione della volontà stessa poiché il suicida vorrebbe vivere, ma è scontento delle condizioni in cui si trova, inoltre il suicidio sopprime solo una manifestazione fenomenica della volontà di vivere. L'arte è la prima via di liberazione: è coscienza libera e disinteressata. Il soggetto che contempla le idee è il puro occhio del mondo. L'arte sottrae l'uomo ai bisogni e ai desideri quotidiani. Schopenhauer fa una rassegna di tutte le arti, alcune più legate alla terra (architettura), altre più vicine all'idea (musica). La musica è una metafisica in suoni. Le altre arti ci danno un'interpretazione dell'idea, la musica ci da un'interpretazione profonda della volontà. Loda anche la tragedia che mette in luce i drammi della vita. La liberazione che l'arte può dare è breve, è solo un conforto. La seconda via di liberazione è la moralità, o etica della pietà. La moralità è l'agire indipendentemente da ogni finalità [Kant]. Per Schopenhauer la moralità non viene dalla ragione, ma da un sentimento di altruismo, la compassione, ovvero il provare un sentimento insieme a qualcuno. Quando uno può fare esperienza del dolore degli altri tramite la compassione, si libera dalla morsa della volontà che è egoistica. Dalla compassione derivano due virtù cardinali: la giustizia e la carità. La prima impedisce il compiere del male, la carità equivale a trattare il prossimo come se stesso: "Omnes quantum potes iuvas". Saper partecipare alla vita degli altri è una liberazione. Ma la moralità presuppone comunque un attaccamento alla vita: l'unica vera via di liberazione è l'ascesi, ovvero l'esperienza attraverso cui l'individuo, cessando di volere la vita, si propone di estirpare il proprio desiderio di esistere, godere e volere. Il primo gradino dell'ascesi è costituito dalla castità perfetta che libera da una manifestazione della volontà di vivere, cioè dall'impulso alla perpetuazione della specie. La rinuncia ai piaceri, l'umiltà, il digiuno, la povertà, il sacrificio tendono tutti a liberarsi dalla volontà. La soppressione della volontà di vivere è l'unico vero atto di libertà dell'uomo. Riuscendo a spegnere tutti i desideri, le passioni, si arriva alla sensazione di pace che Schopenhauer assimila al Nirvana buddista, ovvero all'esperienza del nulla, una negazione del mondo stesso. Schopenhauer fu ammirato da Nietzsche e Svevo: infatti i personaggi di Svevo sono degli inetti, dei falliti, che hanno molto di Schopenhauer.

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