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La realtà, ovvero il mondo come rappresentazione, nasce nel momento in cui la mente unisce spazio e tempo con la causalità. Dalle 12 categorie si è passati a una sola. Per Schopenhauer tutto è causalità perché tutto ciò che esiste è un rapporto causa-effetto con ciò che lo circonda. Dice inoltre che tutto ciò che esiste si può individuare in queste 3 coordinate (principium individuationis). La rappresentazione non è solo del fenomeno, quindi degli oggetti individuali, ma funziona anche con delle forme universali, tanto che utilizziamo delle categorie universali per identificare determinati oggetti o individui (idee). Le idee sono al di fuori dello spazio, del tempo e della causalità. Non sono quindi soggette a mutamento (eterne, immutabili e certe). È come se dietro al fenomeno ci fosse l’idea.
Secondo Schopenhauer c’è una modalità con cui posso elevarmi al di sopra dell’individualità: la contemplazione estetica. L’esperienza artistica sottrae la rappresentazione dalle 3 forme a priori.

C’è un problema che Schopenhauer si pone: il problema del corpo. Esso è oggetto immediato di rappresentazione ed accompagna tutte le nostre rappresentazioni. Guardandolo bene però, non è solo rappresentazione, ma anche istinto e volontà.
L’uomo è portato per natura a farsi domande sulla propria esistenza e si stupisce di essa. L’uomo è l’unico animale capace di riflettere su sé stesso e sul corpo. Quando riflette su quest’ultimo si accorge che esso non è solo rappresentazione ma è accompagnato da impulsi, desideri e piaceri, che non sono a loro volta rappresentazioni, sono originarie del nostro essere, sotto le rappresentazioni. Ecco come posso squarciare il velo di maya: vivendo a fondo questi istinti. Che cos’è l’uomo? È rappresentazione ma anche volontà.
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