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Schopenhauer_ Il pessimismo

Per Schopenhauer la vita è solo dolore; infatti, se la vita è manifestazione della volontà, vivere è volere. Ma volere significa desiderare qualcosa che ci manca, di cui si è privi. Pertanto vivere significa trovarsi in uno stato di continua tensione e sofferenza. Ogni volere nasce da un bisogno, cioè da una mancanza e quindi da una sofferenza; ogni desiderio soddisfatto dà luogo ad altri desideri da soddisfare. Inoltre mentre la soddisfazione di un desiderio è di breve durata, il desiderio di qualcosa si protrae a lungo poiché nessun oggetto desiderato può dare un appagamento durevole, anzi è come l’elemosina fatta ad un mendicante; la monetina lo fa sopravvivere oggi, ma il suo tormento proseguirà domani. La vita umana oscilla fra dolore e noia e la noia subentra alla soddisfazione del desiderio. Nemmeno il piacere esiste perché l’uomo definisce il piacere tutto ciò che è una momentanea cessazione del dolore. Questa visione negativa del piacere si ritrova in Leopardi: il poeta italiano non conosceva Schopenhauer, mentre quest’ultimo apprezzava molto il Leopardi.
Poiché la volontà di vivere si manifesta nell’intera realtà, tutto soffre e l’uomo è destinato a soffrire più di ogni altro essere vivente perché è dotato di intelligenza e di consapevolezza. La manifestazione del dolore universale non è solo presente nella vita, ma anche nella lotta fra tutti gli esseri viventi alcuni dei quali vivono a causa della morte di altri.. Lo scopo dell’individuo è perpetuare la vita e con essa il dolore. L’amore serve solo a questo scopo. L’amore è il mezzo con cui la volontà si serve per favorire l’accoppiamento (e per tal motivo l’atto sessuale è accompagnato da un piacere intenso) e quindi la nascita di altri esseri destinati al dolore. Per Schopenhauer, alla base dell’amore, anche di quello più puro, esiste sempre il desiderio sessuale, infatti se la passione del Petrarca fosse stata appagata, egli non avrebbe scritto alcun sonetto. In conclusione, il filosofo tedesco definisce l’amore come due infelicità che si incontrano e preparano una terza infelicità.
Da parte loro, gli uomini cercano di nascondere l’aspetto negativo della vita, ricorrendo alla religione o al pensiero filosofico di stampo ottimistica a cui assegnano una funzione illusoria o consolatrice. Schopenhauer non accetta il concetto religioso della provvidenza o il concetto della realtà intesa come razionalità in quanto per lui la vita è irrazionale e senza alcun scopo. Non condivide nemmeno l’idea della naturale socialità dell’uomo perché tutti gli uomini sono animati da egoismo e da un innato sentimento di cattiveria che li porta a provare soddisfazione nelle sofferenze del prossimo. Non ha nemmeno una visione ottimistica della storia e del progresso perché egli considera l’uomo immutabile.
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