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Schopenhauer


Vita

Nasce a Danzica, in Polonia, nel 1788. Il padre era un banchiere e la madre scrittrice. A dicembre del 1817, pubblicato un anno dopo, scrive Il Mondo come Volontà e come Rappresentazione. Diventa libero docente a Berlino, ma essendo la sua opera pessimista e irrazionale non ebbe successo. La sua filosofia era simile a quella di Nietzsche, entrambe irrazionali e di carattere ateo. Visto che Nietzsche era stato preso ad esempio dal nazismo, entrambi questi pensieri furono rivalutati solo recentemente. Ha punti in comune anche con Leopardi e Pietro Verri, che scrisse Discorso sull’indole del piacere e del dolore.

Pensiero - Introduzione


E’ un pensatore asistematico. Critica Hegel, che chiama ‘sicario della verità’ per conto dello stato, e la cui visone dell’uomo è astratta (è un “alata testa d’angelo”), la sua filosofia è vuota e non da nulla di nuovo. Non accetta il suo razionalismo e ottimismo, come l’apparato teologico.
Schopenhauer non parte da una visione organicistica, ma dal soggetto. Subisce influenze di Kant, di Platone (la teoria delle idee) e della filosofia indiana e orientale.

Velo di Maya e Wille von Leben


Parte dalla rappresentazione, presa da Kant. Il soggetto prende atto della situazione e la rappresenta. Ci sono due poli diversi, irriducibili l’uno nell’altro: il soggetto che rappresenta e l’oggetto rappresentato. Sono indispensabili e necessariamente devono essere diversi e non derivare l’uno dall’altro. Si contrappone al dogmatismo e a Fichte, poiché il primo riduceva il soggetto all’oggetto e per Fichte l’Io creava il Non Io, quindi si sbagliavano entrambi.
Per Schopenhauer il mondo intorno a noi esiste solo come rappresentazione del soggetto, quindi è solo fenomeno, cioè ciò che appare. Per Kant il fenomeno è ciò che appare ai sensi, mentre per Schopenhauer consiste in ciò che appare, diverso da come è in realtà. Ci appare diverso perché è distorto dal velo di Maya (Maya è una divinità ingannatrice orientale). Il noumeno è quindi ciò che si trova dietro al velo, mentre il fenomeno è il velo. Se l’uomo fosse solo ragione e spirito, come affermava Kant, noi non potremmo oltrepassarlo e quindi non saremmo in grado di conoscere il noumeno. Ma l’uomo è anche corpo e, come oggetto, può entrare a far parte della rappresentazione e quindi andare oltre il velo di Maya. I corpi sono capaci di conoscenza, non tramite i sensi, ma riesce a ‘sentire’ la brama di vivere, e questo è un tipo di conoscenza irrazionale. Il noumeno che si cela dietro il velo è la Volontà di Vivere (Wille zum Leben), che è inconsapevole e pervade di se tutto ciò che è. Si può conoscere squarciando il velo con il corpo e questa conoscenza è diretta e immediata. Il primo a riuscirci è il filosofo. Una volta che siamo passati al di là proviamo paura perché ci rendiamo contro della vera natura delle cose e di cosa abbiamo dentro di noi, cioè un ‘mostro’ che consuma tutto. Il mondo del fenomeno è logico e razionale in quanto può essere descritto con una sola categoria, quella di causalità, che crea un rapporto necessario (dato A segue necessariamente anche B e tolto B tolgo necessariamente anche A. Il mondo della Wille invece è irrazionale perché la Wille è incausata, priva di scopo che non sia affermare se stessa, creando quindi un mondo irrazionale. La Wille inoltre usa noi per arrivare al suo scopo, cioè di affermare se stessa e di continuare a esistere. Noi non siamo liberi ma strumenti nelle sue mani. Noi siamo quindi Volontà, se vogliamo qualcosa vuol dire che qualcosa ci manca e quindi l’uomo è un essere mancante, e per questo motivo proviamo sempre dolore. L’essenza del mondo è il dolore.

Dolore e Pessimismo


Il dolore è positivo in quanto per descriverlo non ha bisogno di connotarsi in opposizione a qualcosa ma esiste di per sé, è quindi assoluto. Il piacere è invece negativo, in quanto è una momentanea negazione del dolore. Solo momentanea, perché annullando completamente il doloro non si avrebbe neppure il piacere. Schopenhauer dice che ‘non si può avere rosa senza spine, ma si può avere spine senza una rosa‘ Senza né dolore né piacere ci sarebbe solo la noia perché la vita è un pendolo che oscilla tra dolore e noia, intervallati da brevi momenti di piacere. Schopenhauer pone le basi per un ateismo filosofico. Afferma che tutto è ed ha origine nella Wille e non esiste un Dio buono, come quello cattolico, che ha creato il mondo. Il filosofo afferma che se un dio avesse creato questo mondo non vorrebbe essere lui perché la sua miseria gli strazierebbe il cuore. Questo è il suo pessimismo cosmico. Pessimismo sociale: per Schopenhauer l’uomo è il peggiore tra tutti gli animali perché gode nel vedere gli altri soffrire, senza che questo genere alcuno vantaggio, ma solo per gioire nel vedere che qualcuno si trova in una situazione peggiore. Paragona l’uomo alla formica gigante dell’Australia che, una volta divisa in due, vede le sue due parti continuare a combattere finché non muoiano definitivamente o le altre formiche non sopraggiungono e le portano nel formicaio. Questa visione è simile a quella di Leopardi che cita in alcune delle sue opere, in quanto era affascinato da come aveva trattato la tematica del dolore. Cita indirettamente anche l’illuminista Pietro Verri (Trattato sull’indole del piacere e del dolore) in cui afferma che Dante aveva potute scrivere l’Inferno in modo così affascinate e dettagliato perché ne poteva vedere esempi attorno a lui, cosa che non è accaduta per il Paradiso. Analizza infine un terzo tipo di pessimismo, quello storico. Per lui la storia una catalogazione del particolare che non dà mai nulla di nuovo, in quanto è un ripetersi sempre delle stesse vicende (qualcuno sale al potere, governa, cade e muore) e non porta mai all’universale, come fanno invece l’arte e la filosofia. Si contrappone agli storicisti.

Speranza e Vie per la liberazione dal dolore


L’uomo continua a sperare, soprattutto quando è giovane. Spera nell’amore, che non è altro che un inganno pensato dalla Wille, che ci usa per avere una nuova generazione in cui affermare sé stessa. Proprio quando crediamo di essere più liberi e creativi quindi siamo più costretti dalla Wille e commettiamo il più grande crimine contro l’umanità. Per liberarci dal dolore ci sono tre modi: I- l’arte. Si riesce a toccare l’universale, quindi l’arte è temporanea consolazione. L’arte per eccellenza è la musica, che non è legata alla materia. II- Agape. Significa compassione o pietà in greco. Nasce dal desiderio di superare l’egoismo. Ma affermando che ‘tu sei uguale a me’ non ho superato la polarità. Si verifica quando ci rendiamo contro che l’altro non è realmente altro ma che la Wille è presente in tutti e che quindi ‘soffriamo insieme’ (cum-patire). III- Estasi. Bisogna contrappore alla Wille il suo contrario, il non volere per non volere niente. Riesce solo a pochi e ci si arriva attraverso un iter graduale. Astinenza volontaria, povertà volontaria, digiuno volontario. Alla fine si arriva alla morte, che non è però un suicidio in quanto sarebbe ancora un espressine di una forte volontà di chi ha amato la vita ma ne è rimasto deluso. Così si arriva all’estasi.
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