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Schopenhauer

Padre= banchiere; Madre: nota scrittrice dei romanzi.
Si laurea a Jena con la tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente (1813).
1818- scrive Il mondo come volontà e rappresentazione
1836- Sulla volontà della natura
1841- I due problemi fondamentali dell'Etica

Per Kant il fenomeno è l'unica realtà accessibile alla mente umana; il noumeno è il concetto-limite che serve per ricordarci i limiti della conoscenza. Partendo da qui, Schopenhauer considera il fenomeno -> parvenza ( illusione, sogno). Il velo di Maya; Il noumeno -> realtà che si nasconde dietro l'ingannevole fenomeno. Il compito del fenomeno è scoprire togliere quel velo che copre la realtà Il fenomeno esiste solo dentro la coscienza come rappresentazione e in quanto tale ha due aspetti:
⦁ il soggetto rappresentante
⦁ l'oggetto rappresentante

Quindi non può esserci soggetto senza oggetto. E' chiaro che in quest'ottica il materialismo equivale al falso perché nega il soggetto riducendolo a natura (oggetto). L'idealismo (Hegel) è errato perché tenta di negare l'oggetto riducendolo al soggetto.
Schopenhauer ritiene che il nostro sistema nervoso centrale (influenza illuministica) è correlato da una seria di forme a priori (merito di Kant che le ha scoperte). Tuttavia a differenza di Kant, queste forme sono solo tre: spazio, tempo e casualità. Quest'ultima è l'unica categoria, in quanto tutte le altre sono riducibili ad essa, infatti la realtà dell'oggetto si risolve completamente nella sua azione. Poiché però Schopenhauer considera le Forme a priori come dei vetri sfocati che deformano la realtà, è chiaro che per lui la rappresentazione è illusoria e ingannevole. Dunque la vita è un sogno. Ma al di là del sogno esiste la realtà vera (noumeno= nella quale l'uomo non può fare a meno di interrogarsi perché è un animale metafisico. Sostiene di aver trovato il Filo di Arianna (via di accesso) al noumeno ch Kant non aveva trovato. Infatti, egli sostiene che in quanto rappresentazione e conoscenza, l'essere umano non riuscirebbe a scoprire il Velo e uscire dal mondo fenomenico, ossia da una rappresentazione puramente esteriore. Ma poichè l'uomo ha anche corpo, esso non si limita a vedersi dal di fuori, bensì vive dal di dentro: godendo e soffrendo. Ripiegandosi su se stesso, l'uomo si rende conto che l'essenza più profonda del suo io è la volontà di vivere e il mondo fenomenico non è altro che la maniera attraverso cui la volontà di manifestarsi nella rappresentazione spazio temporale.
È chiaro che la volontà presenta caratteri contrapposti a quelli del mondo fenomenico e si sottrae alle sue forme a priori. Essa è prima volontà primordiale e poi inconscia infatti si identifica con il concetto di energia o impulso. Ha anche le seguenti caratteristiche: volontà di vivere, unica, inconscia, eterna, incausata, senza scopo. In quanto senza scopo Schopenhauer sostiene che se all’uomo si chiede perché vuole in generale lui risponde: “voglio perché voglio”. Per Schopenhauer la vita vuole la vita e tutti gli esseri umani non vivono che per vivere e per continuare a farlo. Postulare l’esistenza di Dio con cui l’uomo darebbe “un senso” alla propria vita serve solo per mascherare questa terribile verità. Questa volontà è oggetto in due forme: in un sistema di forme immutabili, senza spazio e tempo, che chiama idee nei veri individui del mondo naturale che sono la moltiplicazione delle idee filtrate attraverso spazio e tempo.
Il mondo delle realtà naturali è strutturato in gradi disposti in ordine ascendente da piante e animali arriva alle forze generali della natura. Al vertice di questa piramide c’è l’uomo che avendo acquistato consapevolezza ha preso sicurezza, in quanto l’istinto è più efficace della ragione ed è per questo un animale malaticcio.

Pessimismo

Dunque l'essere è manifestazione di una volontà infinita, volere significa desiderare, e quindi trovarsi in uno stato di tensione per la mancanza di qualcosa. Quindi il desiderio è assenza, Vuoto ossia dolore ,e dunque la vita è dolore per assenza . Poiché abbiamo detto che per l'uomo la volontà è più cosciente ,egli risulta il più bisognoso tra gli esseri viventi. Per l'uomo dunque il godimento (fisico)e la gioia (psichica) consistono in una cessazione di dolore da uno stato precedente di dolore.
Dunque per esserci gioia c'è stato dolore precedente, mentre ciò non va per il dolore, che non può essere ridotto semplicemente al piacere . Infatti l'individuo può sperimentare una serie di dolori. Quindi piacere è solo una funzione derivata dal dolore. Dunque il piacere è momentaneo e il dolore è durevole, ma esiste una terza situazione che è la noia la quale subentra quando viene meno l’acuneo del desiderio. La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra dolore e noia passando per l'intervallo fugace del piacere e della gioia.

La sofferenza universale

La volontà di vivere è un desiderio perennemente inappagato e da sempre si rinnova e si manifesta in tutte le cose (dal fiore all'universale ecc.) è dunque un vero e proprio dolore cosmico (pessimismo Cosmico) che investe tutto. L'uomo essendo la creatura con maggiore consapevolezza è quello che soffre di più e tra gli uomini il genio, che ha maggiore suscettibilità, è quello votato alla maggiore sofferenza. Con questo S. giunge al principio secondo cui il male non sta solo nel mondo, ma nel principio stesso da cui esso dipende. Infatti vi è una lotta crudele di tutte e cose. Esempio di ciò è l'autolacerazione dell'unica volontà' in una molteplicità di conflitto di parti e di individui ostili tra di loro (es. la formica gigante dell'Australia). L'individuo appare solo uno strumento per la specie.
Le vie di liberazione dal dolore
Da quanto detto, emerge chiaramente come la vita sia sostanzialmente dolore, al di là di qualsiasi apparenza ingannevole. Ma se tutto è dolore perché noi vogliamo continuare a vivere e chi e che cosa ce ne dà la forza? Così come aveva già fatto Kant, anche S. postula nell'uomo oltre a un'esistenza metafisica, grazie alla quale l'uomo potrà liberarsi delle illusioni dei fenomeni e quindi dal dolore. Schopenhauer infatti rifiuta e condanna il suicidio per due motivi di fondo:
1- perché il suicidio è un atto di forte affermazione della volontà stessa in quanto il suicida vuole una vita ed è solo malcontento delle condizioni che gli sono state toccate.
2- perché il suicidio sopprime unicamente l'individuo, ossia manifestazione fenomenica della volontà di vivere, lasciando intatta la cosa in sé, che pur morendo in un individuo rimane in mille altri.
Schopenhauer, pertanto, articola l'iter salvifico (tappe di liberazione) dell'uomo in tre momenti: arte, morale e ascesi.
⦁ Arte
Mentre la scienza è continuamente asservita ai bisogni della volontà, l'arte è conoscenza libera e disinteressata, che si rivolge alle idee, ossia alle forme pure o ai modelli eterni delle cose.
Il riferimento a Platone è evidente. Nell'arte amore e afflizione divengono l'essenza immutabile di tali fenomeni. L'arte insomma, sottrae l'individuo alla catena infinita dei bisogni e dei desideri quotidiani, con un appagamento immobile e compiuto. Di conseguenza l'arte, secondo S., risulta catartica per essenza, in quanto l'uomo, grazie ad essa, più che vivere contempla la vita, elevandosi al di sopra della volontà, del dolore e del tempo. Posto a sé occupa la musica. Infatti essa non riproduce minimamente le idee, come le altre arti, ma si pone come immediata rivelazione della volontà a se stessa. La musica rappresenta quindi l'arte suprema
⦁ Morale
La morale o etica della pietà, a differenza della contemplazione estetica, che è un estraniarsi trasognato della realtà, implica un impegno nel mondo a favore del prossimo. Infatti l'etica è un tentativo di superare l'egoismo e di vincere quella lotta incessante degli individui fra loro, che sostituisce l'ingiustizia e che rappresenta una delle maggiori fonti di dolore. La moralità consiste, pertanto, in un sapere più elevato rispetto a quello dell'intelletto e della ragione. I principi fondamentali di questo sapere sono:
1. pietà
2. giustizia
a. Pietà: ha il potere di eliminare dall'animo umano l malvagità. Non nasce da un ragionamento astratto ma da un'esperienza vissuta, mediante la quale, squarciando i veli del nostro egoismo, compatiamo il prossimo e giungiamo ad identificarsi con il suo tormento.
b. Mediante la giustizia superiamo l'egoismo cioè la volontà di vivere che è in noi, in quanto ammettiamo negli altri una essenza uguale alla nostra: al posto dell'egoismo nasce 'imparzialità.
⦁ Ascesi
Con l'ascesi infine passiamo dalla volontà di vivere alla noluntas (non volontà) la quale però non comporta il suicidio, come già detto prima. Infatti il suicida vorrebbe continuare a vivere vivendo una vita diversa da quella che sta conducendo, mentre con l'ascesi l'individuo pur continuando a vivere nel tempo e nello spazio si sforza di comprimere in sé e di mortificare la volontà di vivere fino ad annullarla. In tal modo si sostituisce alla volontà di vivere la non volontà cioè la noluntas che in altri termini può anche definirsi come l'aspirazione ad essere assorbiti nel nulla.
Dal momento che la prima e fondamentale manifestazione di quest'ultima è l'istinto della generazione, l'uomo deve innanzitutto raggiungere uno stato di perfetta castità. Quindi deve rinunciare ai piacere e dedicarsi alle azioni ascetiche: umiltà', digiuno, povertà',sacrificio, rassegnazione.
Mentre l'ascesi cristiana ha come obiettivo l'unione con Dio, in Schopenhauer la redenzione finale viene riconosciuta nella conquista del Nirvana, ossia esperienza del Nulla.
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