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Morale come dimensione volitiva


L’azione morale, al pari di ogni altra azione, dipende anche essa e deriva da una decisione della volontà. Ma l’aspetto singolare di questa specifica volizione è che rispetto alle altre ha la caratteristica di progettarsi secondo una prospettiva universale, che departicolarizza la volontà. In maniera consapevole. Mentre tutte le altre azioni non morali non si riferiscono mai ad una simile prospettiva universale. Il progettare in termini di una universalità fuori dalla logica individuale auto-affermativa è frutto della nostra capacità di ragionare . Le implicazioni etiche di queste osservazioni sono rilevantissime.
In primo luogo, la rappresentazione ragionale della vita al rende in forma rimpicciolita, incolore, una vita ordinata e non più errabonda. La violenza dell’impulso auto-affermativo viene depotenziata dalla facoltà di ragionare, segnatamente di carattere morale. In altri termini, con la ragione e grazie ad essa, l’uomo riesce a porsi in una sfera non immediatamente coincidente con il proprio immediato vivere e desiderare, autoaffermarsi. Ciò in astratto, perché nel concreto è sempre un animale volitivo. È su questo fondo che si costruisce l’etica quale esigenza di ordine dell’esistenza personale. Essa è un correttivo dell’erranza in preda alla propria volontà auto-affermativa, collocandoci in un ordine universale. In secondo luogo, grazie alla ragione e all’epoca, l’uomo può dare un senso all’inquietudine della sua vita e al suo dolore. Per quanto imparziale.
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