Arthur Schopenhauer nella sua opera "Il mondo come volontà e rappresentazione" rivela che al di là delle azioni umane esiste una forza non umana, né razionale, che governa ogni gesto e ogni momento dell'esistenza degli esseri viventi e tale forza è " la volontà di vivere". Questa volontà non è un elemento che appartiene all'uomo, dall'esterno produce una distorsione della vera volontà umana infatti non è una forza benefica ed è priva di scopo.
Per Schopenauer l'uomo si crede libero ma vive in un mondo che è una pura finzione. Secondo il filosofo il mondo non esiste se non come rappresentazione dell'altro ovvero del soggetto (nel senso che l'oggetto esiste soltanto in quanto è una rappresentazione del soggetto - per cui il soggetto diventa facoltà conoscitiva). Con il termine rappresentazione Schopenauer intende sia l'atto di coscienza del soggetto che si rappresenta qualcosa, sia il senso di quel atto per il soggetto. Spiego meglio l'uomo sa con certezza di non conoscere né il sole né la terra ma sa di essere un occhio che vede un sole, è una mano che sente il contatto di una terra per cui la presentazione è anche unità tra soggetto e oggetto (occhio-sole, mano-terra). Secondo Schopenauer per liberarsi dalla volontà di vivere bisogna applicare quello che lui chiama il "trifarmaco" che consiste nella contemplazione artistica, nella compassione e nella decisione di non riprodursi. Infatti questo trifarmaco è un atto di disobbedienza nei confronti della volontà. Prima di applicare i tre rimedi, occorre un'azione preliminare, che consiste nel risolvere il "velo di Maya" (visto che il filosofo è stato influenzato dall'antica sapienza indiana) e ciò indica l'atto di andare al di là delle illusioni del mondo e questo è il compito dell'uomo di genio e della filosofia.

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