Video appunto: Schopenhauer, Arthur - Mondo come volontà e rappresentazione (4)

La duplice prospettiva sulla realtà di A. Schopenhauer



Nel 1818 Schopenhauer scrisse un'opera intitolata “Il mondo come volontà e rappresentazione”. In essa il filosofo intende rispondere alla domanda “Che cos’è il mondo?” ponendosi da una duplice prospettiva: 1)quella della scienza; 2)quella della filosofia.
Secondo la prima, il mondo è una mia rappresentazione; secondo l’altra il mondo è volontà di vivere.

Il mondo come rappresentazione



Dire che il mondo è una mia rappresentazione significa avere la consapevolezza che non è possibile sapere come le cose siano davvero, ma soltanto come esse si presentano nella mia esperienza, cioè in relazione ai miei organi di senso e alle mie facoltà conoscitive. per fare un esempio, non posso sapere che cosa sia un albero, ma soltanto come esso si presenta ai miei occhi, come la sua corteccia si offre al contatto delle mie mani, e come tale immagine viene elaborata attraverso le categorie del mio intelletto. Per Schopenhauer tutte le cose sono “fenomeni”: esse si identificano con la realtà che è elaborata nella relazione tra soggetto e oggetto e non hanno esistenza se non in rapporto alla soggettività e alle sue forme a priori.
Schopenhauer resta fedele al suo maestro Kant, il quale aveva affermato che l’unica realtà accessibile al soggetto umano e quella fenomenica, organizzata attraverso le forme a priori dello spazio e del tempo e le categorie dell’intelletto. Anche Schopenhauer ritiene che il soggetto possieda una particolare struttura mentale con cui elabora l’esperienza sensibile, ma mette l'accento su tre delle forme a priori già individuate da Kant: lo spazio, il tempo e la casualità.
Attraverso le forme dello spazio e del tempo organizziamo il mentale percettivo in modo tale che le rappresentazioni appaiono reciprocamente disposte secondo precisi rapporti spaziali e ordinate in una successione temporale.Non posso percepire, sentire o conoscere alcuna cosa o avvenimento senza collocarli in uno spazio e in un tempo determinati. in questo senso, tali parametri fungono da “principio di individuazione” delle cose, che grazie ad essi risultano isolate e distinte, differenziate le une dalle altre.
Gli oggetti- già individuati dal soggetto mediante spazio e tempo - ricevono un ordine dell’intelletto umano attraverso la categoria di causa.Tutta la realtà si risolve in una serie di fenomeni connessi grazie al principio causale, definito anche “principio di ragion sufficiente” (principio grazie a cui gli uomini organizza nel mondo fenomenico collegando un evento a un altro secondo un nesso di causa-effetto)
Il carattere illusorio della realtà. Schopenhauer intende il mondo fenomenico come una dimensione illusoria e ingannevole. Riprendendo una dottrina appartenente all’antica tradizione induista, per definire il mondo fenomenico egli utilizza l'espressione “maya”, la quale allude a un velo che si interpone nella conoscenza della vera essenza della realtà. Il mondo della rappresentazione delineato da Schopenhauer è dunque costituito di apparenze, è cioè un universo di immagini generalmente coerenti e rigorose nella loro connessione.

Il mondo come volontà



La domanda che sorge a questo punto è la seguente: esiste un modo per cogliere l'essenza della realtà, andando al di là del velo?C’è una via per accedere alla verità della vita e dell’esistenza?
Se l’uomo – argomento Schopenhauer - fosse soltanto il soggetto della conoscenza scientifica dei fenomeni, del sapere raggiunto mediante la rappresentazione, allora non potrebbe andare oltre: tutto sarebbe ottenuto nell’ambito di tale orizzonte, limitato dai principi di individuazione e di ragion sufficiente. Egli, però, e anche un soggetto corporeo, ed è proprio nel corpo che risiede la chiave per attingere l’essenza delle cose.
Il corpo, infatti, ha una duplice valenza: da un lato è un oggetto tra gli oggetti, che non si sottrae alle leggi della rappresentazione e dunque rientra pienamente nel mondo fenomenico; dall’altro è anche la sede in cui si manifesta una forza assolutamente irriducibile: la volontà.
Schopenhauer afferma che tutte le attività umane sono manifestazioni della brama di vivere, che si evidenzia attraverso le pulsioni del corpo: ad esempio, l'impulso che ci porta a mangiare e a provare piacere per il cibo è l'espressione del bisogno di mantenerci in vita; il desiderio sessuale deriva dalla medesima volontà di vivere che, tramite i nostri istinti, assicura la continuazione della specie. La soddisfazione dell’istinto sessuale risponde a qualcosa di più del semplice istinto di autoconservazione, in quanto, attraverso la riproduzione, si manifesta il desiderio di prolungare l'esistenza individuale oltre il suo limite naturale. In tale prospettiva, l'uomo e la donna sono strumenti della volontà, la quale, attraverso i loro gesti e i loro bisogni, persegue la propria aspirazione cieca e irrazionale al potenziamento di sé.
Quindi una volta squarciato il velo maya, scopriamo che l'essenza del nostro essere è volontà, desiderio di vivere, di autoconservazione. Tale volontà si estende domina tutte le cose.