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Il principio di ragione


E' necessario sottoporre ad analisi accurata anche la nostra forma abituale del conoscere, che rimane ad un livello meramente descrittivo. Nel concetto di conoscenza comune Schopenhauer fa rientrare anche le conoscenze più scientifiche, semplicemente forme più sofisticate di esperienza comune. Senza mai pervenire la fondamento, perché sempre radicata alla quotidianità del nostro vivere.
La conoscenza comune deve essere sottoposta ad analisi proprio per creare le condizioni per il suo stesso superamento. In che cosa consiste dunque questa conoscenza comune-scientifica? Per Schopenhauer si tratta anzitutto e essenzialmente di rappresentazione. Ed essa è un processo fisiologico molto complicato nel cervello di un animale, il cui risultato è la consapevolezza di un’immagine nel cervello stesso. La conoscenza per rappresentazione ci da solo un’immagine dell’oggetto (nomi e fantasmi). Rappresentazione di fatto è la conoscenza del mondo come e per come esso appare e ci appare. Ovi ci limitassimo all’apparenza del mondo, esso non è altro che Rappresentazione. Con il mondo come rappresentazione si permane nell’ambito della conoscenza comune-scientifica, da cui non possiamo non iniziare, ma a cui non possiamo mai limitarci. Per poterla oltrepassare bisogna prima di tutto comprenderla in consistenza ed elementi costitutivi. Ed essa si configura grazia al “principio di ragione”, cioè un principio alla cui formazione concorrono tre elementi, cioè la riduzione dell’apparato trascendentale kantiano: configurata nel tempo, nello spazio e nella legge di causalità. Ciò significa che l’oggetto, proprio perché inserito nel fluire temporale della rappresentazione soggettiva, ha una sua realtà che non è autonoma rispetto al soggetto che la coglie.
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