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La volontà di vivere


La volontà presenta cinque caratteri principali: è inconscia, in quanto consapevolezza e intelletto sono solo manifestazioni secondarie (volontà come impulso irrazionale), unica, poiché è al di là del principio di individuazione essendo tutta intera in ogni ente (fuori dal tempo e dallo spazio che dividono e moltiplicano gli enti), eterna, poiché è oltre la forma del tempo, senza inizio né fine, incausata, poiché è al di là della causalità e del principio di ragion d’essere, e senza scopo in quanto non ha altri fini se non l’affermazione di se stessa attraverso ogni ente.
Gli esseri, quindi, vivono solo per realizzare la volontà della volontà (gli uomini hanno cercato di mascherarlo ipotizzando un provvidenzialistico Dio a cui finalizzare la loro vita).
Come l’infinito di Hegel si oggettiva nei vari finiti, la volontà di vivere di Schopenhauer per realizzare se stessa si manifesta nel mondo fenomenico in due livelli: un primo livello delle idee platoniche, nel quale la volontà si oggettiva nelle idee, ovvero modelli ideali di tutti gli enti del mondo; il secondo livello, invece, è quello dell’oggettivazione concreta della volontà nei vari individui del mondo. Il modello ideale delle idee, quindi, si realizza attraverso gli individui materiali, ma la volontà è interessata solo alle idee (infatti è importante non il singolo individuo, ma la sua idea, il suo essere uomo; infatti, se l’individuo si suicidasse, la volontà troverebbe un altro modo e individuo per realizzare se stessa).

Bibliografia:
Con-Filosofare
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