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L’idealista Schelling

Vita

Nasce nel 1775 vicino Stoccalda.
Viene ammesso alla facoltà di teologia dove conosce Hegel.
Inizia a studiare filosofia, soprattutto il pensiero di Kant e l’idealismo di Fichte che lo entusiasma particolarmente.
Ebbe un enorme successo ma litigò con Hegel ( con la cui opera “fenomenologia dello spirito” sovrastò tutti). Divenne precettore. È a metà strada tra Fichte e Spinoza, ma gli piace anche il pensiero Bruno.

Dall’io alla natura

Come Fichte anche Schelling pone l’io come fondamento della realtà.
Schelling vuole fare dell’ io il fondamento su cui costruire un sapere assoluto.
Questo io come fondamento si manifesta dopo un intuizione intellettuale che fa cogliere l’unità di soggetto e oggetto, perciò l’assoluto (in cui il principio dell’essere e del pensare coincidono).

Di intuizione intellettuale ne parla anche Fichte, ma in Schelling diventa un atto di libertà e creatività.
Schelling concepisce la natura come organismo, come spirito che acquisisce autocoscienza man mano che le strutture della realtà si fanno più organizzate.

La filosofia della natura

Per Fichte l’io è pure soggettività, per Schelling è un principio assoluto che è soggetto-oggetto, spirito e natura. Spirito e natura hanno la stessa dignità ontologica.
Schelling si rifà a Kant, che nella critica del giudizio mette in dubbio la possibilità di spiegare il vivente a partire dal non vivente e sottolinea l’importanza della finalità per comprendere gli organismi.
Schelling da Giordano Bruno e Spinoza si forma un idea di natura come unità vivente,animata da un principio di organizzazione.
Schelling affronta la relazione tra spirito e natura nelle idee per una filosofia della natura: “la natura è spirito reso visibile, lo spirito è natura resa invisibile”. Spirito e natura non sono altro che manifestazioni diverse di uno stesso assoluto.
Schelling vuole una filosofia della natura in grado di spiegare come il molteplice scaturisca dall’assoluto. Per spiegare ciò introduce l’idea di polarità: nella natura agisce una tensione che divide ciò che è unito è riunisce ciò che è diviso.
Per Fichte io e non io si limitano a vicenda. Per Schelling c’è una forza attrattiva e una forza di repulsione e considera 3 fenomeni, che determinano livelli di perfezione:

- Elettricità.
- Magnetismo.
- Chimismo.
Per Schelling la natura non sarebbe come la vediamo se insieme alle cause efficienti non agissero pure quelle finali. Mentre per Kant la finalità è solo un principio regolativo nell’indagine sulla natura, per Schelling la finalità è reale e costitutiva. In altre parole per Kant il fine era un idea regolativa, cioè a noi sembra che ci sia un fine. Per Scelling la natura è organizzata finalisticamente.

La filosofia dell’identità

Con la filosofia dell’identità, si cerca di capire come natura e spirito vengano prodotti dall’assoluto e qual è il fondamento comune della filosofia della natura e di quella trascendentale.
Il suo punto di partenza è l’unità di conscio e inconscio che viene svelata dall’esperienza artistica.
Il termine assoluto, che Schelling utilizza, indica l’identità originaria che fonda la filosofia e che comprende ideale e reale spirito e natura soggetto e oggetto. È la ragione assoluta, a cui si può arrivare con l’intuizione ma che non si può dimostrare: gli esseri hanno originare dalla tensione tra gli opposti di cui essa è sintesi, questi essere contengono una traccia si assoluto. L’immagine del mondo che si ottiene dalla filosofia dell’identità si rifà al panteismo di Spinoza.

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