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Distinguiamo convenzionalmente vari periodi del pensiero di Schelling, a cui corrispondono determinati testi:
gli inizi fichtiani (1795-1796);
il periodo della filosofia della Natura (1797-1900);
il momento dell’Idealismo trascendentale (1800);
la fase della filosofia dell’Identità (1801-1804);
la fase teosofisica e della filosofia della libertà (1804-1811);
la fase della filosofia positiva e della filosofia della religione (dal 1815 in poi).
Il punto di partenza della filosofia di Schelling è sicuramente Fichte: Schelling condivide l’idealismo come evoluzione del criticismo, ma ritiene che l’accento posto da Fichte sull’Io sia eccessivo e cerca di bilanciarlo con la filosofia spinoziana.
Egli afferma un’identità indifferenziata tra Spirito e Natura: lo Spirito rappresenta la parte invisibile della Natura, che è a sua volta la parte visibile dello Spirito. L’idealismo di Schelling, a differenza di quello fischiano, non vede la Natura come ostacolo, bensì percepisce un’unica realtà.

Schelling condivide la speculazione fichtiana secondo cui dalla Natura si arriva all’Io, ma vuole dimostrarne il processo inverso: l’intento è quello di mettere la Natura sullo stesso piano dell’Io. Egli individua una lotta tra le forza contrapposte di attrazione e repulsione che creano un processo dialettico che dà vita ai livelli della natura:
natura inorganica;
luce;
natura organica.
L’apice di questo processo dialettico è l’uomo, che possiede la consapevolezza.
Le due forze (attrazione e repulsione) si manifestano nel mondo in tre modi:
magnetismo, coesione per cui le parti dell’universo gravitano le une verso le altre;
elettricità, polarità del mondo;
chimismo, incessante metamorfosi dei corpi.
E’ evidente la conoscenza da parte del filosofo delle scienze dell’epoca. A queste manifestazioni corrispondono rispettivamente: sensibilità, irritabilità e riproduzione nel mondo organico; attraverso la sensibilità c’è un preannuncio dell’autocoscienza.
La Natura è vista dunque come uno spirito inconscio in moto verso la coscienza che si smaterializza progressivamente all’emergere dello Spirito che, prima dell’autocoscienza passa nell’uomo, il quale ha quindi un ruolo determinante. Si parla per questo motivo di “Odissea (o Preistoria) dello Spirito”.
La filosofia della Natura viene anche definita come organicismo (un solo corpo) finalistico (l’uomo è il fine) immanentistico (per la ripresa di Spinoza) e non è altro che il passato trascendentale della coscienza.

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