TEDDY: la meditazione, il Nirvana, il superamento della logica e la lacerazione del velo di Maya

“La gente crede che le cose finiscano a un certo punto. E invece no. […] Se le cose sembra che finiscano a un certo punto, è solo perché la gente di solito non le sa guardare che in quel modo, ma questo non vuol dire che vedano giusto.”

Per quanto tutti i bambini presentati da Salinger nei suoi racconti siano dotati di un’incredibile saggezza, Teddy va ben oltre. Dall’alto della sua sapienza zen apre al lettore una finestra su una realtà diversa e vertiginosa, dove “tutte le cose sono Dio” ed è possibile uscire dalle dimensioni finite. Nell’ultimo dei Nove Racconti, in particolare nella conversazione tra Teddy e il giovane Bob Nicholson, si coglie l’interesse di Salinger per la filosofia orientale, interesse che caratterizza anche la filosofia Schopenhaueriana. Proprio per questo, la visione della realtà che Teddy ci fornisce appare strettamente connessa a “Il mondo come volontà e rappresentazione”, opera fondamentale di Arthur Schopenhauer. Qui il filosofo afferma che “come il mondo è da un lato, in tutto e per tutto, rappresentazione, così è dall’altro lato, in tutto e per tutto, volontà”. Schopenhauer riprende la distinzione kantiana tra “fenomeno” e “noumeno” ma ne altera il significato. Se per Kant il “fenomeno” è la realtà accessibile alla mente umana e il “noumeno” è un concetto-limite che ricorda all’uomo i limiti della coscienza, per Schopenhauer il fenomeno è la realtà come essa appare, non è quindi altro che parvenza, illusione e sogno, mentre il noumeno è la realtà che si nasconde dietro quello che il filosofo definisce “velo di Maya”, l’ingannevole apparenza del fenomeno. In relazione al fenomeno Schopenhauer parla di “smascheramento della ragione”, egli lo definisce infatti come “rappresentazione soggettiva”, qualcosa che esiste solo dentro la coscienza ed è strutturato dalla ragione attraverso le forme a priori di spazio, tempo e causalità. Proprio per questo, per raggiungere in noumeno e quindi l’essenza, l’uomo deve necessariamente lacerare il velo. D’altro canto Teddy è convinto del fatto che ciò che impedisce all’uomo di uscire dalle dimensioni finite e capire che “tutte le cose sono Dio”, in una sorta di panteismo spiritualistico riconducibile a Fichte, sia la logica. Egli sostiene infatti che la mela che Adamo mangiò nel giardino dell’Eden contenesse proprio la logica e la mania intellettuale e che per vedere le cose come esse sono veramente sia necessario liberarsene, “vomitarla”, allo stesso modo in cui Schopenhauer sostiene che sia necessario lacerare il velo di Maya. Proprio per questo, quando Nicholson gli chiede cosa farebbe se potesse cambiare il sistema educativo, Teddy risponde che, contrariamente a ciò che prevede il sistema scolastico tradizionale, insegnerebbe ai bambini a meditare, cercherebbe di fargli vedere come scoprire chi sono veramente, facendogli “sputare fuori tutto quello che i loro genitori e tutti gli altri gli hanno detto”, tutto ciò che definisce “pezzettini di mela”, nient’altro che le nozioni logiche che i bambini assorbono fin dalla nascita. In tal modo, tuttavia, Teddy non ritiene si correrebbe il rischio di crescere una generazione di ignoranti: egli afferma infatti che “solo perché una cosa esiste in un certo modo, invece di comportarsi in un certo modo, non vuol dire che sia ignorante”.

Nonostante nel racconto vi siano chiari riferimenti alla filosofia orientale, come d’altronde ve ne sono nella filosofia Schopenhaueriana, nei due casi la meditazione, l’ascesi e in Nirvana assumono connotazioni diverse. Teddy stesso (a detta di Nicholson) ha acquisito, attraverso la meditazione, certe conoscenza che gli danno la certezza di essere stato vicino all’Illuminazione finale (ovvero al Nirvana) durante la sua precedente incarnazione. Tuttavia, se Schopenhauer considera il Nirvana, ovvero l’esperienza del nulla e la negazione del mondo stesso, come la più alta via di liberazione dal dolore, per Teddy la meditazione e la continua tensione verso il Nirvana sono lo strumento attraverso cui gli è possibile uscire dalle dimensioni finite e liberarsi della logica. Se per Schopenhauer il Nirvana è un passaggio successivo allo smascheramento della ragione, per Teddy (e conseguentemente per Salinger) è invece un procedimento necessario al superamento della logica.

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