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La riformatio ecclesiae ed Erasmo da Rotterdam

La reformatio ecclesiae

Tra il XIV e il XI secolo la Chiesa attraversò un periodo di crisi (cattività avignonese, scisma d’Occidente). Col concilio di Costanza, nel 1417, fu risaldata questa rottura, ma i problemi non erano del tutto finiti, la tesi conciliarista infatti, che aveva cercato di ridefinire il potere del papa, fallì in pochi anni. Ci fu un’esigenza di una riforma spirituale, da parte della cristianità, che fu fatta propria tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento, dall’umanesimo cristiano ( corrente del riformismo cattolico). L’umanesimo cristiano che ebbe come esponenti Tommaso Moro, Lodovico Vives ed Erasmo da Rotterdam, cercò unire la riforma religiosa del cristianesimo con l’approccio filologico dei testi. Questi studiosi cercavano di recuperare la cultura classica e la tolleranza e la semplicità del Vangelo, ma questo movimento non riuscì ad andare oltre l’ambiente di corte, eccetto la riforma protestante e la riforma cattolica o controriforma riuscirono a trasformare il cristianesimo, coinvolgendo l’intera comunità di fedeli. Nel 1517 in Europa ci fu la Riforma protestante, da parte di Martin Lutero, che provocò la rottura dell’unità religiosa dell’Europa, che si divise in due parti: una cattolica e una protestante. La rapida diffusione della riforma, grazie anche alla stampa, mandò in crisi la Chiesa cattolica, e questa crisi si andò ad intrecciare col processo di costruzione dello Stato assoluto dal punto di vista politico. Vi era un’esigenza di una riforma da parte della Chiesa, per restaurare l’autenticità religiosa cristiana, sempre più marcata, sia per via della diffusione della corruzione al suo interno, sia per via dell’abbandono del vere messaggio evangelico, e sia per le dispute tra l’accademia teologica scolastica che avevano portato a movimenti religiosi. Per attuare un rinnovamento spirituale la Chiesa, partì dal recupero delle fonti originarie del cristianesimo, in modo da superare le manipolazioni avvenute durante il Medioevo, che avevano modificato il significato originario dei testi e fu applicato il metodo filologico alle divinae litterae e alla Bibbia.

Erasmo da Rotterdam

Il massimo rappresentante dell’Umanesimo cristiano fu Erasmo da Rotterdam, un intellettuale e conoscitore delle lingue classiche e della cultura antica. Egli cercò di dare il via ad una riforma morale della Chiesa, tramite il recupero della vera parola divina che si trova nel Vangelo. Così grazie alla sua conoscenza del greco, egli accedette direttamente alle sacre scritture, superando la traduzione latina di san Girolamo Savonarola del V secolo, la Vulgata. Erasmo nel 1516 pubblicò così la prima edizione in greco, con traduzione latina a fronte del nuovo testamento, mettendo in discussione per la prima volta il diritto esclusivo della Chiesa di interpretare le sacre scritture. Erasmo si formò con un movimento di spiritualità mistica, sorto in Olanda nel XIV secolo, che valorizzava la preghiera interiore e concepiva l’esistenza come l’imitazione di Cristo. Essendo d’accordo con questi principi, egli cercò così di vivere una religione dell’interiorità, recuperando la semplicità del messaggio evangelico, cercando di tradurlo anche in volgare, in modo da renderlo accessibile a tutti. Erasmo scrisse anche il manuale del milite cristiano, in cui condannò l’aridità della teologia scolastica, che dimentica le semplici verità del Vangelo, e promosse l’imitazione di Cristo, ovvero di condurre una vita basata sul modello di Cristo. Questi temi furono affrontati anche nell’Elogio della Follia, nel quale la follia è il motore della vita umana per polemizzare contro i corrotti della vita ecclesiastica e contro i monaci ignoranti che si allontanano sempre di più alla parola del Vangelo e all’opera della carità, anche se quest’opera fu però introdotta nella lista dei libri proibiti. La carità è il principio fondamentale del cristianesimo, perché è un gesto di amore verso il prossimo, che porta alla tolleranza, alla pace, al perdono degli errori altrui e nell’aiuto reciproco. L’Elogio della Follia, difende infatti il pacifismo, che viene affrontato costantemente da Erasmo anche nelle altre sue opere. Per lui la guerra è la peggior manifestazione della follia ed è contro la predicazione di Cristo, che predica l’amore, la fratellanza e la pace, che si oppongono alla violenza e all’odio che si trasformano in guerra. Questi principi, saranno poi il nucleo di quella che sarà la religione naturale ( razionale e positiva), proposta da Locke e da altri illuministi.
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