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Erasmo da Rotterdam (1469-1536), esponente dell'Umanesimo cristiano, esercitò un'influenza significativa sulla Riforma protestante. Canonico agostiniano, sacerdote nel 1492, si propose di avviare una renovatio della cristianità tramite un ritorno alle fonti: la Sacra Scrittura e i testi dei Padri della Chiesa. Nella sua intensa attività culturale tale programma si realizzò con l'edizione critica del Nuovo Testamento in greco, accompagnata dalla versione latina: una tappa essenziale per diffondere la conoscenza dei testi biblici, che Erasmo auspicava venissero tradotti in volgare. Nella prospettiva erasmiana, infatti, un'adeguata comprensione della Scrittura è condizione per incontrare Cristo, vivente in esse. Per questo motivo, nella prefazione alla prima edizione del Nuovo Testamento (1516), Erasmo si oppone a chi rifiuta che «i testi sacri siano letti dagli incolti». L'insegnamento di Cristo, infatti, non è un messaggio oscuro, da riservare alle dispute di «un ristretto numero di teologi»: la «filosofia di Cristo» è il messaggio di salvezza per tutti. La «filosofia di Cristo» già prefigurata nella prima edizione del Manuale del soldato cristiano (1504) - esprime l'ideale umanistico di una vita condotta secondo il modello di Cristo, animata da un'adesione interiore alle verità di fede. L'imitazione di Cristo è, infatti, la vera devozione, necessaria nella lotta tra il vizio e la virtù.

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