Blaise Pascal

La condizione umana

Al centro della riflessione di Pascal vi sono la ricerca e l’analisi sulla condizione umana.
Nasce un’immagine nuova del mondo e dell’uomo di cui Pascal sa delineare appieno i caratteri → l’uomo è situato fra ‘’i due abissi dell’infinito e del nulla’’ → egli è come sospeso tra due infiniti, fra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, cioè fra l’immensità dell’universo e gli infiniti ‘’universi’’ che compongono anche la realtà più piccola.
Con la scoperta dell’universo infinito l’uomo non è più in centro del mondo → smarrimento e angoscia.
La scienza ritiene di poter scoprire i principi ultimi della natura e arrivare a conoscere il tutto → ma SOLO Dio ne è capace.
L’uomo non ha più un punto fermo nello spazio; è angosciato rispetto ad un mondo che lo sovrasta e a spazi infiniti che lo ignorano, ad un mondo che non è più in funzione dell’uomo ma è indifferente rispetto all’uomo.
L’uomo appare a Pascal come sospeso in uno stato di perenne incertezza e precarietà. Nella sua vita manca qualsiasi punto fermo.
L’uomo vive perennemente nell’illusione e nell’errore: niente gli mostra la verità. Lo ingannano i sensi e la ragione, ma è soprattutto l’immaginazione ad essere fonte di menzogna. L’immaginazione dispensa reputazione e venerazione, rende la vita umana un’illusione continua.
L’incertezza investe i principi etici e giuridici → i principi di bene e giustizia variano a seconda dei tempi e dei luoghi: ciò che è gusto per un popolo in una data epoca storica non lo è più, invece, per un altro popolo o per una diversa epoca.
L’idea della relatività dei principi etico-politici e della pluralità e varietà delle culture e dei costumi, che era stata fondamento dello scetticismo di Montaigne, in Pascal evidenzia i limiti costitutivi della ragione umana.

Nella descrizione della condizione umana Pascal ha due maestri: Epitteto e Montaigne.
Per Pascal, se l’uomo si vanta occorre abbassarlo, cioè ridimensionarlo, ma se si abbassa, occorre esaltarlo. Bisogna dare all’uomo la misura autentica della sua condizione. Bisogna fargli capire che è un ‘’mostro incomprensibile’’ → intreccio di grandezza e di bassezza, di ‘’angelo’’ e di ‘’bestia’’.
‘’Quelli che cercano gemendo’’ → sono da ammirare coloro che hanno coscienza della propria miseria e non fuggono davanti ad essa.

Il metodo filosofico e lo ‘’spirito di finezza’’

Pascal rivendica la necessità che i procedimenti di indagine siano diversi, che si adotti cioè una pluralità di metodi a seconda degli oggetti di indagine. Egli come scienziato, ha adottato il procedimento dimostrativo nelle indagini matematiche ed il procedimento sperimentale in fisica, mentre nella sua opera di filosofo ha adottato uno stile di pensiero basato su quelle che egli designa come le ‘’ragioni del cuore’’ con le quali soltanto è possibile affrontare l’enigma della condizione umana, le lacerazioni e i drammi dell’esistenza, le grandi questioni della morale, il problema della ricerca di Dio (è il cuore che sente Dio, non la ragione). Egli ritiene dunque necessario respingere la filosofia cartesiana → ‘’beffarsi della filosofia è filosofare davvero’’. La ragione umana deve infatti cogliere tutti i suoi limiti, e riconoscere che esiste ‘’un infinità di cose che la sorpassano’’ e che si possono solo ‘intuire’, ma non ricondurre all’evidenza e al rigore delle argomentazioni matematiche.

La concezione della scienza

Pascal riconosce ed apprezza il progresso della scienza che permette di considerare la storia umana come il prodotto di più generazioni.
Mentre l’istinto animale, per quanto perfetto, non muta mai, la ragione scientifica permette di progredire continuamente, di approfondire le conoscenze e di mutare le condizioni di vita → umanità come tutto unitario.

Matematica ed esperienza

La geometria offre, secondo Pascal, un modello rigoroso di procedimento dimostrativo (si basa su principi chiari).
Procedendo deduttivamente da definizioni e principi, le argomentazioni si caratterizzano per un assoluto rigore formale. Tuttavia, Pascal osserva che, anche se possiede il massimo della perfezione a cui gli uomini possano pervenire, neppure la geometria dimostra tutto.
La stessa matematica, inoltre, non conduce sempre a conclusioni certe (ad esempio il calcolo delle probabilità).
Neppure i caratteri della natura possono essere stabiliti con razionalità ‘’geometrica’’. Non è la ragione, infatti, a fondare la fisica, ma l’esperienza.
Pascal ne dà dimostrazione attraverso gli esperimenti con cui accerta l’esistenza del vuoto (che era stata negata da Cartesio).
Le pagine in cui Pascal ripercorre e motiva tali esperienze ricordano più Galilei che Cartesio.

I limiti della ragione

Pascal pone dei limiti alla ragione scientifica perché ritiene che, oltre ad essa, nell’uomo abbia sede una possibilità diversa di conoscere, quella del ‘cuore’, dell’intuito, e che inoltre debba essere riconosciuto uno spazio fondamentale alla religione.
La posizione di Pascal non è quella di un denigratore della ragione o della scienza. Egli è un matematico e un fisico geniale, un inventore, dunque un pensatore che ben conosce il valore della razionalità scientifica e apprezza il progresso della scienza.
Ma è altrettanto consapevole dei limiti della razionalità scientifica → non servono a niente le scienze se si vuole comprendere la condizione umana → non tutto è leggibile o risolvibile con la ragione geometrica.


Spirito di geometria e spirito di finezza

Per Pascal vi sono due possibili forme di conoscenza, l’esprit de géométrie, o spirito di geometria, che è proprio della scienza, e l’esprit de finesse o spirito di finezza, cioè quella capacità di sentire se stessi, di intuire interiormente i principi che sfuggono alla ragione ‘geometrizzante’.
Solo lo spirito di finezza è in grado di intendere i problemi della condizione umana, che è lacerata da continue contraddizioni; essa, pertanto, sfugge alle possibilità della ragione geometrica e si apre alla comprensione che ne ha il cuore.
La ragione è in grado di dedurre in modo rigoroso le conseguenze di principi dotati di un alto grado di astrazione, ma non di cogliere ciò che richiede intuito, finezza appunto.
Pascal parla di ‘ragioni del cuore’: il cuore, dunque, non ha nulla di irrazionale e di sentimentalistico, ma è conoscenza intuitiva. La verità non si conosce solo con la ragione, ma anche con il ‘cuore’.
D’altra parte, osserva Pascal, perfino i principi della geometria non possono essere dimostrati dalla ragione, ma sono colti con immediatezza dall’intuito.
Al di là dei principi dell’aritmetica e della geometria, che sono evidenti ma lontani dall’uso comune, vi sono realtà, questioni e principi che attengono proprio all’uso comune e sono intesi solo attraverso una forma combinata di intuito e di sentimento. Davanti ad essi, chi è abituato ad operare con il metodo della geometria, spesso si smarrisce, perché le ‘’cose di finezza’’ non si lasciano maneggiare facilmente. Su tali questioni non si possono effettuare dimostrazioni ordinate, come in geometria. Bisogna invece coglierle al primo sguardo e afferrarle nell’insieme, in tutta la loro complessità e sottigliezza.

Passioni, divertissement e presa di coscienza

La concezione etico-religiosa di Pascal è strettamente legata alla sua idea della ‘’miseria dell’uomo’’→ l’uomo è dominato dall’amor di sé però avverte che il ‘’sé’’ da lui amato è pieno di difetti e di miserie.
Tale amor di sé da un lato riprende il tema agostiniano (volgersi dell’uomo da Dio verso se stesso) ma dall’altro è espressione evidente di quel senso di sé che caratterizza l’uomo moderno e la nuova società borghese.
Dall’amor di sé hanno origine le strategie di inganno reciproco tra gli esseri umani, di occultamento delle reali motivazioni della condotta. Queste strategie producono, da un lato, una visione capovolta di se steso da parte dell’individuo e, dall’altro, una gigantesca ipocrisia sociale.
Costante, inoltre, è la guerra intestina fra la ragione e le passioni e impossibile è risolverla a favore dell’una o delle altre → le due componenti della natura umana sono inconciliabili.
Pascal (che si avvale del linguaggio ‘militare’) guarda alla condizione umana come ad una lacerazione irrimediabile, costitutiva, che è possibile superare solo uscendo da se stessi, cioè volgendosi verso la trascendenza, sorpassandosi per scommettere su Dio come unica possibilità di salvezza. L’unica soluzione, dunque, è accettare tale condizione di lacerazione e sofferenza e continuare, pur gemendo, a cercare una via d’uscita.
Pascal vede, come unica scelta, l’accettazione della condizione umana. Questa va compresa e accolta con tutto il suo carico di infelicità, guardando alla ricerca esistenziale come all’unica forma possibile del vivere, cioè alla ricerca di Dio.

L’uomo è miserabile ma sa riconoscersi tale

L’uomo, dunque, è sempre in movimento, ma, se si ferma, sente il nulla, la sua impotenza. Dalla sua anima vengono fuori noia, tristezza, disperazione. Deve, in ogni caso, cercare una via d’uscita. L’uomo, in generale, cerca di uscire dalla propria condizione con il divertissement, cioè con la distrazione o ‘’divertimento’’. Tenta di distrarsi con il gioco, la guerra, la ricerca degli onori e del potere.
Non accettando la propria condizione presente, l’uomo fa di tutto per dimenticarsene, immaginando una realtà di comodo; si crea un’idea di sé più gradita di quella a cui lo porterebbe la ragione. Prima o poi però torna ad assalirlo il senso del limite, il vuoto della sua condizione esistenziale, e si sente annichilito.
Chiudendo gli occhi di fronte alla propria condizione, rinunciando cioè a pensare, l’uomo rinuncia infatti all’unica cosa su cui si fonda la sua dignità: il pensiero.
L’uomo è al di sopra dell’universo solo per il pensiero.
La grandezza dell’uomo è solo nel pensiero. Egli non potrebbe neppure sentirsi misero se, insieme a tale condizione di miseria, non cogliesse in sé i segni della propria grandezza: la capacità di pensare.
Per Pascal il cogito diventa il centro morale dell’individuo.
Pascal vede, come unica scelta possibile, l’accettazione della condizione umana.
E’ proprio partendo dall’analisi dell’uomo che Pascal giunge a recuperare la verità del Cristianesimo, ritenendola rispondente alla realtà più profonda dell’uomo stesso.

La ricerca di Dio

Necessità di Dio

Pascal è convinto che il genere umano sia stato profondamente segnato dal peccato originario. Egli ritiene che l’uomo, per sciogliere l’enigma della sua vita e della sua condizione, per uscire dal suo stato di miseria, debba modificare radicalmente la propria esistenza, ripiegare sulla propria interiorità, scommettere su Dio e abbandonarsi alla sua volontà.
Il vuoto esistenziale che egli prova può essere colmato solo dall’infinita pienezza del divino.
Non bisogna cercare il Dio dei filosofi o quello di Cartesio, ma un Dio cristiano, cioè un Dio di amore e consolazione.

La critica del ‘’lassismo’’

Pascal respinge ogni atteggiamento ‘’accomodamento’’ nella pratica religiosa. Egli non accetta compromessi sul piano etico ed afferma l’esigenza di una morale austera, interamente collocata in un orizzonte religioso.
Pertanto, come i Gianseisti, rifiuta ogni ‘’lassismo’’ morale (atteggiamento comprensivo e accomodante verso le debolezze umane, verso il peccato).
Il Dio ‘’nascosto’’
Posto dinnanzi alla sua contraddizione, l’uomo, ‘’gloria e rifiuto dell’universo’’, si riconosce come paradosso vivente.
Pascal rimprovera a Cartesio, sopra ogni cosa, di affermare un Dio che non è tale.
Dio non può essere dimostrato, né visto, perché è presente ed assente, si manifesta e si nasconde. Per questo per conoscere Dio, l’uomo deve nello stesso tempo vederlo e non vederlo.
La natura non esclude né afferma la presenza di una divinità, ma attesta unicamente ‘’la presenza di un Dio che si nasconde’’.
Dio si è voluto nascondere agli uomini per umiliare la loro superbia e far loro riconoscere la condizione di miseria, ma non si nasconde del tutto a coloro che lo cercano con il cuore.

La scommessa

Dio non può essere dimostrato dalla ragione, ma va accettato per fede.
L’invito di Pascal è a ‘’scommettere’’ su Dio, sulla sua esistenza.
Scommettendo sull’esistenza di Dio la possibile perdita riguarderebbe solo un bene finito, mentre la possibile vincita sarebbe il guadagno di un bene infinito, cioè la beatitudine in Dio. Vale dunque la pena scommettere sulla sua esistenza.
La scommessa apre la strada alla fede cristiana, al Dio conosciuto attraverso Gesù Cristo.
Non siamo, infatti, solo degli spiriti, ma anche degli automi. E se allo spirito manca la convinzione, occorre cominciare dall’abitudine.
Quindi, afferma paradossalmente, ‘’se ti manca la fede fa come se tu credessi’’.
La salvezza dipende dalla sottomissione ai dettami della fede.
E’ necessario praticare una routine capace di irrobustire la fragilissima natura dell’uomo, di conquistare fede autentica, nella quale l’uomo sia in grado di aprirsi, attraverso la comprensione della sua miseria, la via verso un destino di salvezza.
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