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Pascal, Blaise - Il pensiero scaricato 7 volte

Pascal

Pascal, grande scienziato e amante della scienza, ha precocemente manifestato il suo prodigioso ingegno, scrivendo un saggio sulle coniche e costruendo una macchina calcolatrice (la pascalina).
Ha focalizzato la sua attenzione anche sulla condizione umana, poiché si è accorto che il dedicarsi alla conoscenza della natura non esaurisce l’universo umano e esistono una serie di domande esistenziali a cui la scienza non può rispondere (nemmeno la filosofia, e a questo proposito egli cita due frasi: nei giorni di afflizione niente mi servirà sapere di matematica e scienza; burlarsi della filosofia è fare davvero filosofia per sottolineare i limiti di essa; tuttavia questo non significa svalutare la scienza).
Successivamente si converte al giansenismo (movimento religioso nato nell’ambito della Chiesa cattolica e avversato per alcuni assunti che la avvicinavano al protestantesimo) e aderisce ad alcune concezioni proprie di questo movimento: dottrina della predestinazione e dannazione (originata dal peccato originale).

Avversi ai giansenisti erano i gesuiti (uno degli ordini religiosi più potenti all’interno della Chiesa cattolica) accusati di lassismo.
Pascal ha scritto un’unica grande opera incompleta, “i Pensieri” che doveva far parte di “un’apologia della religione cristiana”. In quest’opera egli critica le posizioni scettiche e libertine con l’intento di mostrare come la fede sia la scelta più razionale per gli uomini. Compie un’analisi della condizione umana, affermando che l’uomo può essere considerato un giunco pensante, ma quello più fragile che ci sia, poiché egli è sospeso tra il tutto e il nulla.
Per questo l’uomo di fronte a questa situazione d’incertezza preferisce adottare l’amor proprio (il camuffare la sua vera natura imperfetta e illimitata, ingannando e mentendo) e il divertissement (allontanamento o distrazione da ciò che ci rende consapevoli della nostra natura).
Egli afferma che l’uomo conosce attraverso due metodi: l’esprit de gèomètrie (proprio della scienza, perché attraverso la ragione e i passaggi deduttivi e dimostrativi si conoscono le realtà fisiche e gli enti matematici) e de finesse (attraverso il cuore o sentimenti comprendiamo i problemi di un amico).
Tornando alla curvatura religiosa di Pascal, egli afferma che il cristianesimo offre delle risposte che possono essere dimostrate razionalmente e accettate dalla ragione, in quanto sono in conformità con essa (la ragionevolezza del cristianesimo) perché riesce a dare conto dell’ambiguità e contraddittorietà dell’uomo, infatti, la Bibbia parla della sua creazione a immagine e somiglianza di Dio (spiega i suoi aspetti più nobili), ma descrive il peccato originale in seguito al quale Adamo ed Eva vengono cacciati dal paradiso terrestre e tutta la loro stirpe conosce l’esperienza del male e della decadenza. In definitiva vuole convincere gli agnostici (chiamati da Belardo insipiens) con un’argomentazione razionale.
Il cristianesimo fa luce su ciò che non può essere spiegato dalla scienza. Il Dio di Pascal non è quello dei filosofi, ma quello di Abramo di Isacco e non si fa trovare facilmente (absconditus), perché l’uomo deve capire che ha bisogno di lui.
Poiché la ragione non ci può fornire le prove dell’esistenza di Dio, egli afferma che bisogna considerare lo argomento una scommessa; bisogna sacrificare il certo per l’incerto, in altre parole sacrificare la vita terrena per quella eterna. Esiste una contraddizione di fondo: la fede è un dono ma in quanto cristiano devo credere.

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