Friedrich Nietzsche[/h22]
[h2]Vita

Nietzsche nacque a Rocken nel 1844.
Studiò filologia classica a Bonn e a Lipsia; qui, nel 1865, lesse per la prima volta il capolavoro di Schopenhauer Il mondo come volontà e rappresentazione e ne restò folgorato.
Nel frattempo Nietzsche approfondisce i suoi studi sull’antichità greca e nel 1869, a 25 anni, è chiamato alla cattedra di Filologia classica dell’Università di Basilea.
Tra il 1873 e il 1876 Nietzsche pubblica le quattro Considerazioni inattuali, nelle quali sviluppa la polemica contro l’esaltazione positivistica della scienza come religione dell’umanità.
Questa realtà è stata profondamente compresa da Schopenhauer, il quale ha combattuto il preteso progresso della storia e della scienza come pura illusione; Schopenhauer è, per Nietzsche, colui che ha avuto la forza di non opporre alla natura crudele della vita falsi rimedi storici, scientifici o religiosi, ma che ha invece indicato la via dell’arte come possibilità di un rinnovamento totale dell’esistenza.
Nel 1878 Nietzsche pubblica Umano, troppo umano, scritto che, sia nello stile, sia nel contenuto, manifesta l’avvenuta conquista da parte di Nietzsche di una consapevole originalità e di un’autonomia critica nei confronti del pensiero di Schopenhauer.
Inoltre, in Umano, troppo umano, la scienza della quale Nietzsche parla non è né ricerca di verità fattuali né procedimento euristico secondo il metodo logico-deduttivo; la “scienza” nella quale trova compimento e superamento l’uomo artistico è piuttosto una concreta capacità di giudizio, nella quale si esprime un’istanza intuitiva ed etica.
Dopo la rottura con Wagner, Nietzsche chiede, nel 1879, le dimissioni dalla cattedra di filologia per ragioni di salute; già negli anni precedenti aveva più volte sospeso l’insegnamento a causa dei continui disturbi allo stomaco e agli occhi.
Abbandonato l’insegnamento all’Università di Basilea, Nietzsche comincia quell’inquieto vagabondaggio tra la Svizzera, la Costa Azzurra e l’Italia, che proseguirà per circa dieci anni.
Al 1882 risale anche l’incontro con la giovane ebrea finlandese Lou Von Salomé, della quale Nietzsche si innamora; il rapporto verrà però bruscamente interrotto (probabilmente anche a causa della sorella, convinta antisemita): Lou Salomé rifiuterà la proposta di matrimonio fattale da Nietzsche, sposando invece il comune amico Paul Rée.
Nietzsche, ferito per il fallimento amoroso, isolato dall’ambiente accademico e culturale del tempo, si avviava così a condurre i successivi anni in snervante solitudine, dedito tuttavia a un’instancabile attività, dalla quale nasceranno i capolavori della sua riflessione più matura.
Il 3 gennaio del 1889 Nietzsche è colto da un accesso di demenza: in stato di semicoscienza si getta al collo di un cavallo maltrattato dal padrone di fronte alla sua casa torinese.
Viene ricoverato in una casa di cura a Jena, ma le sue condizioni non danno alcun segno di miglioramento.
Sarà dunque affidato all’assistenza della madre e, alla morte di essa, alle cure della sorella Elisabeth.
Nietzsche resterà per undici anni chiuso in una follia senza rimedio e morirà a Weimar nel 1900, ignaro del suo tragico destino come del successo che le sue opere avevano frattanto riscosso in tutta Europa.

La nascita della tragedia

La visione del mondo greco che Nietzsche propone in Nascita della tragedia si delinea in netta contrapposizione a quella classicistico-filologica, la quale ne sottolineava l’aspetto armonioso e solare, portandola a modello di equilibrio e di compiuta corrispondenza tra uomo e natura.
La lettura nicciana della civiltà greca muove invece da un’interpretazione, di impronta schopenhaueriana, della vita come doloroso e insanabile conflitto, incertezza e orrida casualità.
Però Nietzsche si discosta e critica Schopenhauer per il suo atteggiamento verso la vita e la sua tragicità: Nietzsche, infatti, respinge e condanna l’atteggiamento di rinuncia e di abbandono che da quella diagnosi Schopenhauer aveva dedotto.
La vita è dolore, lotta, distruzione, incertezza; essa è l’irrazionalità stessa, in quanto non ha ordine nel suo sviluppo, né ha scopo, ma è dominata dal caso.
Quindi sono possibili due atteggiamenti di fronte alla vita:
1)Il primo è quello della rinuncia e della fuga, che mette capo all’ascetismo; questo è l’atteggiamento che Schopenhauer derivò dalla sua diagnosi ed è l’atteggiamento, secondo Nietzsche, proprio della morale cristiana e della spiritualità comune.
2)Il secondo è quello dell’accettazione della vita come essa è, nei suoi caratteri originari e irrazionali, ed è l’atteggiamento che mette capo all’esaltazione della vita e al superamento dell’uomo.
Questo è l’atteggiamento di Nietzsche: tutta la sua opera è infatti intesa a difendere e a chiarire l’accettazione totale ed entusiastica della vita.
Secondo Nietzsche, l’accettazione integrale della vita trasforma il dolore in gioia, la lotta in armonia, la crudeltà in giustizia, la distruzione in creazione: essa rinnova profondamente la tavola dei valori morali.
Tutti i valori fondati sulla rinuncia e sulla diminuzione della vita, tutte le cosiddette virtù che tendono a mortificare l’energia vitale, a spezzare e a impoverire la vita, appaiono a Nietzsche come un abbassamento dell’uomo al di sotto di sé e quindi come indegne dell’uomo.
Nietzsche dà quindi alla virtù un significato amoralistico: è virtù ogni passione che dice si alla vita e al mondo: la fierezza, la gioia, la salute, l’amore sessuale, l’inimicizia, la guerra, le belle attitudini, le buone maniere, la volontà forte, la volontà di potenza, la riconoscenza verso la terra e verso la vita.
Queste passioni, che non hanno più nulla di primitivo, in quanto sono il ritorno consapevole dell’uomo alle fonti originarie della vita, costituiscono la nuova tavola dei valori fondata sull’accettazione della vita.
- La critica al socratismo: Il problema della cultura moderna, inteso come problema generale della civiltà europea, è al centro della riflessione di Nietzsche e lo condurrà al lucido presagio di future sventure e tragiche devastazioni.
Questi segnali, afferma Nietzsche, sono già individuabili nel processo che condusse al tramonto della Grecia classica, processo inaugurato, a suo avviso, dall’avvento di quel soggetto teoretico, ossia scientifico, logico e progressista, che fa la sua apparizione con la filosofia socratica.
Socrate è infatti colui che uccide il mito e vanifica la soluzione artistica che aveva consentito al popolo greco di mantenersi a contatto con il sapere tragico dell’assurdità dell’esistenza e di trasfigurarne l’orrore originario nella perfezione delle sue creazioni artistiche.
All’accettazione della vertigine vitale, Socrate sostituisce la fuga in un menzognero mondo razionale, retto da un’idea di bene che altro non è se non la sanzione della rinuncia a vivere, per rifugiarsi in un sapere astratto che, perdendo l’ambiguità originaria del senso del vivere, frange la realtà in un supposto mondo ideale ed eterno (il platonico mondo delle idee) e in un rinnegato mondo caduco e inessenziale (il platonico mondo della corporeità come “prigione” dell’anima).
Di fronte all’irrompere dell’illogico, di fronte al palesarsi della crudele realtà della vita, l’uomo moderno non ha più neppure la consolazione e il sostegno del mito, dell’arte, della religione, definitivamente spazzati via proprio da quella “ricerca della verità” senza di cui, secondo la nota espressione socratica, la vita stessa non sarebbe degna di essere vissuta.

Genealogia della morale

La separazione tra corpo e anima inaugurata da Socrate, sviluppata da tutta la filosofia successiva e infine assunta a fondamento della scienza moderna, costituisce anche, agli occhi di Nietzsche, l’atto d’origine della morale intesa come conoscenza del bene e del male, alla quale la vita degli uomini è stata assoggettata per millenni.
L’esigenza di interrogare l’origine della morale e della tavola dei valori cui la civiltà occidentale si è rifatta viene trattata nell’opera Genealogia della morale.
La morale non è espressione dell’indole umana, ma è lo strumento di potere adottato dagli uomini più deboli, rinunciatari di fronte al principio vitale.
La morale, in altri termini, è lo strumento di dominio di alcuni uomini su altri uomini e il sentimento cui essa si appella, la cosiddetta “voce della coscienza”, non è che l’interiorizzazione di quel principio di autorità del quale il potere si alimenta.
Se la morale è sempre manifestazione di un gioco di potere, per il quale l’individuo viene piegato alla volontà del gruppo, essa ha però storicamente conosciuto un rivolgimento epocale nel trasformarsi da morale aristocratica in morale degli schiavi, trasformazione che si è storicamente intrecciata con la diffusione del cristianesimo.
La morale aristocratica è espressione della gioiosa affermazione di sé (l’aristocratico è padrone del proprio destino, che con la violenza e la forza sa imporsi sugli altri), che caratterizza l’esperienza tragica e vitale della forza, della lotta, dell’attraversamento e dell’accettazione del dolore; la morale degli schiavi è invece quella di coloro i quali, non avendo la forza di vivere gioiosamente in questo mondo, lo calunniano e lo trascendono in un mondo ideale, in un aldilà immaginario e consolatorio che legittima la rinuncia alla fatica di vivere pienamente su questa terra.
È la morale che oppone sin dal principio un no alla vita; è la rivolta degli individui inferiori, delle classi sottomesse e schiave.
L’ascetismo e la scienza, con la loro esaltazione dello spirito contro il corpo, non sono che prodotti di questa morale di schiavi e dei suoi valori di rinuncia, sottomissione, umiltà e sacrificio.
Questa tavola di valori, formulata dai più deboli per “risentimento” nei confronti dei più forti, ha trionfato in nome del duplice modello di Socrate e di Cristo, i quali hanno dato voce alle tendenze antivitali dell’uomo, stringendo quell’alleanza tra metafisica, religione e scienza che è il segreto più profondo della civiltà occidentale.
Infatti, Nietzsche afferma che il cristianesimo è platonismo per il popolo, poiché Platone ci ha insegnato che esistono due mondi, uno fisico e uno metafisico (il mondo delle idee): Nietzsche rivendica il fatto invece che il mondo sia unico, e questo mondo è falso, crudele, contraddittorio, corruttore, senza senso.
Il sapere costruito dall’Occidente, nonché la grande bugie qui costruita, va messo in discussione, secondo Nietzsche, attraverso l’opera di demistificazione, attraverso cioè un processo di critica radicale alla cultura occidentale: Nietzsche intravede la degenerazione dell’Occidente, iniziata con Socrate.
Dunque l’idea eroica di Nietzsche è quella di tornare alla visione greca precedente a Socrate, poiché I greci hanno visto l’abisso: questo ritorno ai valori autentici corrisponde alla morte di Dio, intesa come morte di tutti i surrogati della religione, come il positivismo, la scienza, il socialismo: ovvero, al tramonto di tutti i valori trascendenti.
- Il nichilismo: Il sapere della morte di Dio è a un tempo il sapere della catastrofe di un intero sistema di valori e della concezione del mondo cui essi si attagliavano.
La volontà di verità, ovvero la volontà di rispondere alla domanda “a che scopo?”, giunge così alla sua ultima e più profonda acquisizione, cui corrisponde lo smascheramento delle sue menzogne e della sua stessa natura originaria; volontà di verità è infatti niente altro che volontà di nulla, ovvero il rinnegamento di tutti i presupposti fondamentali della vita: la corporeità, il desiderio, l’incessante trasmutare della vita nella morte.
La volontà di nulla, su cui è fondata la colossale rinuncia della cultura occidentale, trionfa nel mondo moderno nella forma del più grave nichilismo (assenza di valori), concetto questo che assume nella filosofia nicciana un ruolo fondamentale.
Il nichilismo trionfante nella devastazione di ogni residuo metafisico costituisce un momento necessario per il suo stesso superamento.
Non si tratta di un superamento dialettico sulla base del modello hegeliano: il superamento del nichilismo, dello scetticismo, del disinteresse e del cinismo che caratterizzano la moderna società borghese è, secondo Nietzsche, la condizione necessaria perché l’uomo possa finalmente aderire con rinnovata forza creativa all’imperscrutabile vitalità dell’esistenza, amando quella stessa insensatezza come il vero “senso della terra”.
Una volta ottenuta la comprensione dell’insensatezza della vita, allora l’antica volontà di verità cede il posto a una volontà di nuovo genere: quella volontà di potenza che, al di là della schopenhaueriana volontà di vivere, è per Nietzsche la vera legge della natura: accettazione attiva della vita.
La volontà di potenza è, quindi, una volontà che vuole il rinnovamento dei propri valori.
L’uomo deve quindi continuamente aggiornare il suo punto di vista e mai fissarsi su una presunta verità pretendendo che sia vera, poiché in tal modo negherebbe la pulsione vitale del cambiamento.

Così parlò Zarathustra

Il concetto di volontà di potenza come superamento del nichilismo riveste senza dubbio un ruolo fondamentale nella riflessione di Nietzsche, ma il suo senso più profondo può essere colto solo in relazione ad altre idee portanti della filosofia nicciana.
Nel suo capolavoro Così parlò Zarathustra, Nietzsche utilizza uno stile personalissimo e tono profetico, servendosi di un ampio sistema metaforico e di una forma aforistica.
Zarathustra è l’antico profeta persiano conosciuto anche con il nome di Zoroastro; è il personaggio simbolico nel quale si incarna lo stesso Nietzsche, maestro di una sapienza oscura e paradossale.
Nietzsche afferma che dopo il superamento del nichilismo e della volontà di verità, sarà difficile per l’umanità tollerare la caduta di tutti i valori, sopportare il baratro del nichilismo, essere in grado di istituire nuovi valori.
Ma colui che riuscirà a fare ciò viene definito da Nietzsche come il superuomo.
La morte di Dio pone infatti le condizioni per il superamento della nozione di umanità che si è edificata sulla rinuncia a vivere.
Dio è la formula di ogni calunnia dell’aldiquà e di ogni menzogna dell’aldilà; con la sua morte si creerà un vuoto, e quindi il nichilismo: tanto più abbiamo creduto, tanto più il vuoto si farà sentire, tanto più l’uomo si è illuso, tanto più rimarrà deluso.
Il nichilismo è la negazione di tutti i valori della tradizione, ma, nello stesso tempo, è anche la condizione per la creazione di una “nuova tavola di valori” fondata sul “senso della terra”, cioè su quel sapere dionisiaco della vita che è in grado di trasformare l’insensatezza dell’esistenza in senso rinnovato, senza fuggirne gli aspetti più inquietanti.
Zarathustra è colui che annuncia l’avvento di questa nuova sapienza, dalla quale potrà sorgere il superuomo, un uomo che avrà quindi finalmente oltrepassato la menzognera frattura tra bene e male, tra verità ed errore, e che avrà imparato a vivere acconsentendo all’incessante divenire di tutte le cose.
- L’eterno ritorno: L’eterno ritorno è il si che il mondo dice a se stesso, è l’autoaccettazione del mondo.
L’eterno ritorno è l’espressione cosmica di quello spirito dionisiaco che esalta e benedice la vita.
L’eterno ritorno è una verità terribile che può distruggere l’uomo o esaltarlo: di fronte ad esso si misura la forza dell’uomo, la sua capacità di superarsi.
Il pensiero che questa vita, quale l’abbiamo vissuta, bisognerà riviverla ancora una volta e una quantità innumerevole di volte e che non vi sarà niente di nuovo, ed anzi le cose più grandi come quelle più piccole torneranno per noi nella medesima successione e nel medesimo ordine, questo pensiero è tale da gettare nella disperazione l’uomo apparentemente più forte.
Eppure non c’è alternativa, a meno di non chiudere gli occhi di fronte a questa verità sovrumana.
Nietzsche afferma che bisogna promettere se stesso all’anello degli anelli; bisogna attingere la volontà di volere all’indietro tutto ciò che è già accaduto, di volere in avanti tutto ciò che accadrà.
Bisogna amare la vita e ste stessi al di là di ogni limite, per non poter desiderare altra cosa che questa eterna e suprema conferma.
Perciò il superuomo, superando il nichilismo, l’assenza di valori, riacquisirà i valori autentici, primo fra tutti l’amore per la vita, e questo amore sarà così forte che desidererà rivivere la sua vita più e più volte, accettando e desiderando questo eterno ritorno.

I tre maestri del sospetto

Il filosofo francese del ‘900 Ricoeur ha definito Marx, Nietzsche e Freud i tre maestri del sospetto, poiché ognuno a suo modo ha insegnato ad andare oltre le apparenze:
- Marx ci ha svelato che il sistema capitalistico è fondato sullo sfruttamento dell’uomo, che nella sfera della produzione avviene la spremitura del lavoro;
- Nietzsche ci ha insegnato che dietro la copertura della morale esiste il sentimento di risentimento;
- Freud ha scoperto che dietro ad ogni azione cosciente, o apparentemente tale, si nasconde l’inconscio, una dimensione mai presa in considerazione precedentemente.
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