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Montaigne

• Montaigne nasce in Francia nel 1533. Viene educato dal padre alla tolleranza, alla libertà e ad avere una mente aperta, come potremo denotare anche dalla sua speculazione filosofica. Successivamente viene affidato a un precettore tedesco, che non conosceva la lingua francese con il quale doveva comunicare in latino.
• Per Montaigne, la scrittura ha una grande importanza, egli infatti la considera un mezzo per guardarsi dentro e raggiungere la serenità, necessaria per guarire dalla sofferenza e dalle inquietudini interiori. (Una sorta di catarsi?). Il filosofo scrive i Saggi, un’opera a carattere autobiografico in cui lui esegue una “dipintura” di sé e del suo carattere, portando alla luce sia i pregi che i difetti; infatti i Saggi mettono al centro l’indagine nuda e totale dell’io.
• La sua riflessione filosofica si caratterizza per la consapevolezza della fragilità della condizione umana, volubile, incostante e dominata dalle passioni. A questo proposito egli critica l’antropocentrismo, convinzione sviluppatasi durante il periodo umanistico-rinascimentale, secondo cui l’uomo è al centro di tutto, misura di tutte le cose e ogni cosa nell’universo è stata creata per lui. Come può tutto l’universo nella sua infinità e perfezione essere basato su una creatura finita, fragile, limitata e incostante? Montaigne afferma che l’uomo è orgoglioso (si fa uguale a Dio e si pone sopra tutte le creature). L’orgoglio lo fa sentire più forte, nonostante sia una creatura fragile. Tuttavia il filosofo afferma che l’uomo non è né superiore né inferiore alle altre creature: tuttociò chè è sotto il cielo è sottoposto a una stessa legge e a una stessa sorte.

• Montaigne afferma che l’uomo deve accettare la morte e superarne la paura, poiché propria della natura umana. Anzi la morte è da considerarsi come la liberazione dalle passioni e dai condizionamenti della vita.
• Montaigne afferma che l’umanità è dominata dal caso, in quanto la sua esistenza non ha un fine e non possiede dei punti fermi su cui poggiare. L’uomo è dominato dall’incompletezza, in quanto tende sempre a raggiungere qualcosa che non ha. Nessun ritratto dell’uomo risulterà veritiero nel tempo, poiché nessun uomo si è guardato dentro in modo razionale. Da ciò si evince che il sapere umano ha dei limiti: la ragione non può portarci alla verità certa, non può essere uno strumento universale e oggettivo proprio perché è umana. Pertanto il filosofo afferma, rifacendosi agli scettici, che la verità va ricercata con la consapevolezza che sfuggirà sempre.
• Montaigne accusò gli altri filosofi di essere stati presuntuosi, poiché quando si sono guardati dentro, hanno portato alla luce soltanto gli aspetti positivi. Egli ha come modello Socrate, un saggio che ha ammesso i suoi limiti e la sua fragilità affermando di sapere di non sapere. Montaigne, come Socrate ritiene molto importante conoscere se stessi.
• Egli dava inoltre una grande importanza al confronto e alla conversazione, che riteneva un esercizio per il nostro spirito. Aveva una concezione molto aperta e tollerante: nessuna opinione lo stupiva o lo irritava. Anzi, cerca proprio la compagnia di coloro che lo criticavano. Affermava che l’uomo sbagli a giudicare frettolosamente: il nostro essere e le nostre opinioni sono volubili, così come i nostri giudizi. A questo punto, Montaigne afferma che non c’è nessuna opinione che si possa definire superiore ad un’altra, proprio perché l’uomo giudica attraverso la ragione, un mezzo non universale e soggettivo.
• La visione culturale e antropologica di Montaigne è relativistica. Il filosofo afferma che tutte le civiltà sono uguali, non ve n’è una migliore delle altre. Egli dà un interessante concezione delle popolazioni barbare. Da molti erano ritenute selvagge, ma sono invece da considerarsi più genuine in quanto sono più a contatto con la natura e sono più vicine alla semplicità originaria.
• Montaigne sostiene una posizione moderata e conservatrice, che rifugge da ogni estremismo, eroismo o vittimismo. Egli infatti afferma che:
• Il piacere va ricercato, ma senza eccessi;
• L’attività intellettuale non deve richiedere un impegno né troppo eccessivo né troppo scarso;
• L’uomo deve liberarsi dai comportamenti estremi (che durante la storia non hanno fatto altro che causare conseguenze negative, ad esempio le guerre di religione)
• Ogni religione è uguale, non esiste un criterio razionale che possa giudicare la scelta di una dottrina, pertanto è preferibile seguire la religione della propria tradizione culturale, proprio per questo critica il Protestantesimo;
• Dal punto di vista politico, non bisogna perseguire un ideale rivoluzionario, ma sottomettersi alle leggi del paese in cui si vive. (Se le cose finora sono andate bene, perché cambiarle?)

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