gaiabox di gaiabox
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La conoscenza dell'uomo può fondarsi o sull'esperienza o sul ragionamento. Ma igno-riamo ciò che costituisce l'essenza di un'esperienza. Ignoriamo, per esempio, quale sia la natura del calore, che pure sentiamo. E non conosciamo a fondo neppure la natura delle nostre facoltà. Il nostro essere è soggetto a un continuo mutamento. Le emozioni, i sentimenti, i giudizi variano insieme alle condizioni fisiche dell'ambiente circostante. Ciò che oggi ci sembra evidente, domani apparirà dubbio, o falso. Le scoperte scientifiche si smentiscono a vicenda. La nuova opinione astronomica di Copernico ha contraddetto quella di Aristotele e Tolomeo: «e chissà che una terza opinione, di qui a mille anni, non rovesci le due precedenti?». Non esiste una verità definitiva. Né i sensi, né la ragione, sono in grado di dare un criterio certo di conoscenza.

L'esperienza sensibile varia nelle diverse specie animali, e forse le bestie possiedono sensi che l'uomo non ha, o che ha perduto. Chi assicura che i nostri cinque sensi siano sufficienti a conoscere la realtà? I sogni e le illusioni testimoniano l'incertezza delle nostre evidenze sensibili. Condizioni patologiche come malattie o ubriachezza possono alterare la percezione che abbiamo delle cose. Chi può escludere che la stessa «normalità» non sia un'esperienza alterata e distorta? Per giudicare il valore dell'esperienza siamo costretti a ricorrere al giudizio della ragione. Ma essa avrebbe bisogno di un altro criterio che la giustifichi, e cosi all'infinito. Se le nostre idee derivano dai sensi, esse saranno ugualmente incerte e fallaci (se ne potrà sempre dubitare).

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