gaiabox di gaiabox
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Avvicinando, anziché contrapponendo, fideismo e scetticismo, egli ritiene che la nostra unica via di accesso alla verità sia offerta dalla grazia, anziché dalla ragione. Ripete, a tale proposito, le celebri parole di san Paolo, secondo cui l'ignoranza (ricordiamo il tema paolino della «follia della croce») è più favorevole alla fede dell'intelligenza. Egli conclude che la posizione degli antichi scettici (definiti pirroniani, dal nome del fondatore dello scetticismo, Pirrone di Elide) è la più vicina al cristianesimo. Mostrando l'uomo nella sua nudità e vuotezza, dipingendolo nella sua debolezza naturale, liberandolo dalle false e dubbie opinioni, essi fanno della sua anima un «foglio bianco», pronto a ricevere l'ammaestramento della rivelazione.

Alla classica suddivisione della filosofia, in base al suo oggetto (logica, fisica, etica), Montaigne sostituisce una diversa classificazione dei sistemi filosofici, dal punto di vista del rapporto che essi istituiscono con la certezza e la verità. Alcuni filosofi dicono di ave. re trovato la verità (sono i «dogmatici») e di non avere dunque necessità di cercarla (ma allora, si potrebbe dire, che senso ha qualificarli ancora come filosofi, ossia amanti e ricercatori del vero?). Altri affermano che è impossibile trovare la verità (sono «diversamente dogmatici»), Altri dicono di esserne ancora alla ricerca (sono gli scettici). Tra questi tre partiti, Montaigne si schiera con questi ultimi, affermando che la verità definitiva è una meta irraggiungibile e che bisogna piuttosto puntare su una «certezza soggettiva», su una fede che non sia dogmatica, ma coincida con lo stesso atteggiamento di ricerca e di dubbio. In base al suo criterio, egli fornisce un inedito schema della filosofia antica.

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