saracut di saracut
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Karl marx

Nato nel 1818 in una famiglia agiata (il padre era un avvocato di origine ebrea, poi battezzato), studiò prima diritto ma, il suo interesse per la filosofia, si fece sempre più esplicito. Si laureò a jena nel 1841 con una tesi sulle differenze tra Epicuro e Democrito. Iniziò presto l'attività da giornalista. Partecipò ai movimenti rivoluzionari del 48 in germania e, l'anno successivo, si stabilì a londra (dove fondò la prima internazionale del 64 --> organismo avente lo scopo di creare un legame internazionale tra i diversi gruppi politici di sinistra: socialisti, comunisti, repubblicani mazziniani, marxisti e tra le varie organizzazioni di lavoratori, in particolare operai) dove visse fino alla morte, avvenuta nel 1883.

Marx non può essere considerato né un filosofo {fattore generale di declino della filosofia occidentale/inoltre non crede più nella filosofia di cui ne fa un'aspra critica}, né un economista {per gli economisti il capitalismo rappresenta una fase dell'uomo, per marx invece è solo una pausa della storia dell'umanità}, né uno storico {analizza da un punto di vista scientifico i movimenti della storia}, tanto meno un politico.

La formazione filosofica di Marx avviene tra la fine degli anni 30 e gli inizi degli anni 40, epoca in cui entra in contatto con i "giovani hegeliani" in una Germania che appare un paese arretrato economicamente e politicamente, un mosaico di piccoli e grandi stati di tipo feudale: a differenza della francia, non era ancora passata attraverso una rivoluzione.
Marx matura studiando hegel ma la differenza tra i due è importante: per esempio, per quanto riguarda il rapporto società civile-stato, hegel afferma che la società civile è il mondo dei bisogni e degli interessi individuali, terreno di conflitti inevitabili, i quali venivano superati nella superiore sfera dello stato; secondo marx invece, nell'età moderna il rapporto tra la società civile (sfera del denaro, del commercio e della proprietà privata) e lo stato è ormai saltato in quando l'individuo ha acquisito indipendenza, ma l'interesse di ognuno è in contrasto con quello degli altri: ne risulta dunque una scissione fra l'uomo come essere politico e come essere privato. La soluzione a ciò sta nell'uguaglianza effettiva, grazie alla democrazia: espressione della sovranità popolare dove "non l'uomo esiste per le leggi, ma la legge per l'uomo".
L'alienazione dell'uomo lo porta all'infelicità: come obiettivo di Marx vi è l'identificazione di un soggetto rivoluzionario, il proletariato, costituito da lavoratori della moderna industria costretti, per vivere, a vendersi come merce, non avendo altra risorsa che le braccia, il tempo e i figli, che farà la rivoluzione riuscendo a superare tale alienazione, che rimane sempre un fatto non naturale, ovvero non eterno e tanto meno inevitabile, ma solo il prodotto di un particolare periodo storico.

Critica della religione --> "non è dio che crea l'uomo ma è l'uomo che crea dio"
La religione diventa la denuncia delle oppressioni umane (il grido dell'uomo oppresso), una fuga dalle ingiustizie della vita terrena; tale fuga però è illusoria. Inoltre l'uomo, proiettando i propri desideri nella religione, in realtà, non riesce a realizzarli. Di conseguenza la critica della religione si trasforma in critica verso una società, una realtà umana, che obbliga l'uomo a fuggire. L'uomo rimane frenato poiché ripone tutto nell'incognito, nella figura di dio, senza mai tornare sul piano finito; la secolarizzazione (ovvero la modernità) non elimina la religione, indice di difetto, la relega alla sfera privata riproducendola però nella sfera pubblica, come negli usa.{i giovani hegeliani hanno condotto la loro critica sul terreno religioso ma, per Hegel, questo è solo il primo passo}
Ora bisogna portare la critica "dal cielo sulla terra" cioè sul terreno politico.
Critica della politica --> il problema sta nell'emancipazione politica ed in quella umana. Anche la democrazia più perfetta non riesce a superare la scissione tra l'uomo e te stesso, tra l'uomo in quanto essere umano, individualisticamente egoista, sensibile, concreto, con bisogni da realizzare, e in quanto cittadino, uomo politico, dei diritti e della cittadinanza, virtuoso ed astratto in quanto mette da parte la sua natura. Solo fondamentalmente siamo tutti uguali ma quest'idea è, appunto, una semplice convinzione astratta: bisogna comunque condurre una lotta e, partendo dello stato democratico, combatterlo e superarlo per raggiungere uno stadio più elevato.

Ma come la critica filosofica era sfociata nella critica religiosa e poi in quella politica, ora la critica politica sfocia in quella economica.
Critica dell'economia politica --> l'uomo perde di valore mentre le cose vengono valorizzate
Il lavoro diventa estraniato, alienato. Non funziona ridurre l'uomo a lavoratore.

La figura del lavoratore

1. Siccome l'uomo lavoratore ottiene in cambio un salario allora il prodotto del suo lavoro assume il valore di merce (che non appartiene al singolo lavoratore ma a chi ha investito capitale, mettendo i soldi, le macchine, la terra, e le materie prime); si ha dunque una prima alienazione tra lavoratore e prodotto ottenuto.
Il lavoratore salariato è comunque libero in due sensi: per prima cosa è privo di mezzi per oggettivare la propria forza lavoro, ovvero non ha i mezzi di produzione, ed inoltre non ha una dipendenza personale (come il rapporto signoria-servitù) infatti il lavoratore moderno è libero, con il proprio corpo e il proprio tempo.
Quest'indipendenza personale ricade però nel meccanismo astratto del lavoro.
2. L'attività del lavoro non è per il singolo lavoratore ma per qualcun altro; non mi ritrovo dunque nel prodotto e la mia attività mi pare estranea
3. Se la natura umana è essere attivi allora l'essere umano appartiene ad un "genere" e, se mi rendo estraneo della mia attività, mi rendo tale anche dal mio genere
4. Se io mi alieno dalla natura umana mi alieno anche dall'altro uomo: il capitalismo trasforma i rapporti tra soggetti strumentali; nell'altro non vedo la mia realizzazione bensì un mio limite

5. Estraneazione tra lavoratore e capitalista --> lotta di classe

N.b. L'uomo dunque è tale in quanto lavora, in quanto ha un rapporto attivo con la natura, ma nell'attività lavorativa al tempo stesso troviamo l'alienazione dell'individuo.

Critica della sinistra hegeliana --> criticare e superare il vecchio materialismo. La materia diventa sociale, i rapporti in cui entrano gli esseri umani producendo e riproducendo la propria vita. L'individuo sociale si perde e poi si ritrova nella società per individuarsi.
Marx supera Hegel e Feuerbach mettendo in primo piano la società che ha un rapporto diretto con la natura, attraverso le forze produttive (che permettono all'uomo di rapportarsi con la natura per costruire la propria vita). Si passa dunque al rapporto sociale che comprende tutti i rapporti tra esseri umani, legati dalla tecnologia (per il capitalismo è frutto delle menti umane in continuo progresso); tali rapporti rimangono comunque asimmetrici. L'economia è fatta di rapporti come la cooperazione, vista come la base del sistema, fondamentale organizzazione della società. [struttura]
Ideologie --> [sovrastruttura] i modi con cui gli esseri umani rappresentano la loro realtà, collegate alla struttura. Le idee sono prodotti, spesso delle classi dominanti, che non vengono da dio, non stanno "in aria" e, in base a come cambiano, si può notare il cambiamento della società.
Falsa coscienza necessaria = il modo in cui i rapporti entrano nella mente umana (coscienza) ma ci rimandano ad una società immutabile senza andare nel suo profondo

Il capitale: la critica dell'economia politica

Dal 1842 Marx si impegna in un'aspra critica dell'economia politica: tale critica culmina nella sua opera principale il capitale, diviso in tre libri, due dei quali pubblicati dopo la sua morte dall'amico Engels. Lo scopo è quello di studiare "come un processo di storia naturale" il modo di produzione capitalistico (maggiormente in Inghilterra), analizzando il capitalismo e i modi di produzione che lo hanno preceduto e, sulle cui rovine si è costituito, individuare le leggi di sviluppo, le tendenze e, infine, ciò che porterà alla sua decadenza.

Partire dal concetto generale di capitale --> riproduzione della società --> che cos'è lo stato e che funzione ha nel capitale? --> globalizzazione e crisi
"la ricchezza appare come merce" (incipit del capitale)

Merce - denaro (per definizione un delta) - capitale - plus valore - organizzazione (della giornata lavorativa) - cooperazione (che sfocia nella produzione macchinizzata) - accumulazione di capitale (o si amplia o si va in crisi) - riproduzione capitalistica - stato (sempre più un aspetto del capitale, il bene del capitale sta nel bene della società) - crisi inevitabile

Il culmine del capitalismo è la religione ed il feticismo ovvero qualcosa che io animo ed adoro, dandogli vita.
Tutto è merce (bene scambiabile, oggetto capriccioso, difficile e metafisico) o deve diventarlo se no non ha un valore su mercato: il capitale è questa tendenza a mercificare tutto.
La merce è uno che si sdoppia in due: valore d'uso, deve soddisfare un bisogno come la fame, e il valore di scambio, qualità di essere scambiabile con un altro valore.
Lo sdoppiamento della merce crea il denaro che rappresenta il valore di tutte le merci per le quali esse possono essere scambiate.
Il prodotto di un lavoro quindi, se non diventa merce, non vale a niente. Il valore della merce si esprime nei prezzi che dipendono dalle materie prime, dal tempo di lavoro, dal lavoro oggettivato.

Anche il lavoro si sdoppia : lavoro concreto, la singola attività per produrre le merci, lavoro astratto, in funzione del tempo di lavoro.

Il sistema è feticista: entriamo in un sistema che noi adoriamo, la merce ci domina. Si passa da un rapporto tra uomini ad un rapporto tra cose.

Il plusvalore --> il lavoratore riceve sotto forma di salario non il valore che ha sul mercato la merce da lui prodotta, ma un valore inferiore, corrispondente al valore della sua forza-lavoro. Quindi è come se avesse lavorato più del necessario, una parte della sua giornata non viene salariata. Questo "di più" che non viene pagato è appunto il plus valore o plus lavoro, cioè la base del profitto, utilizzata dall'imprenditore o come rendita finanziaria o per nuovi investimenti. La mia forza-lavoro, la mia capacità, se acquisita da un proprietario per un tempo determinato, sennò sarei uno schiavo, diventa allora lavoro.
P.v. Assoluto = lunghi orari di lavoro per ottenere più valore e denaro
P.v. Realtivo = più produttivo il lavoro, ore fisse, e riducendo il prezzo delle merci abbassando i salari
Quanto più il capitalismo è sviluppato, più va in crisi in quanto non riesce a produrre plusvalore
Lo sfruttamento è semplicemente la spiegazione della parte di giornata non salariata, non ha nulla di morale.
I proprietari decidono tutto: i tempi e la società del tempo. Fondamentale si arricchisce chi non vive del proprio lavoro ma, direttamente o non, del lavoro di qualcun altro. Cade l'idea che la ricchezza è prodotta dal proprio lavoro.

Il capitalista è costretto ad innovare per la regola della competizione tra capitalisti: bisogna innovare o si muore. (lotta intercapitalistica)
Si deve inoltre innovare poiché i lavoratori potrebbero organizzarsi e spostare l'asticella del pagato-non pagato. (lotta di classi)
[rendere la giornata lavorativa più produttiva]

C= capitale costante, sono le macchine
V = salario, investito nella forza-lavoro, variabile produce più valore
Pv = ciò che ottengo, il guadagno

Pv/v = diminuisco i salari per guadagnare di più
V/c = sempre meno uomini ma più macchine
Pv/(v+c) = per quanto investo in macchine, in proporzione il plusvalore cala
Il capitalismo, da un punto di vista economico, è portato a fallire {anche per la concorrenza che fa fallire molti capitalisti o li obbliga a riunirsi nei "cartelli": il capitale si concentra nella formazione di monopoli}

Il capitalismo è destinato dunque alla crisi e, secondo marx, deve essere distrutto con la guerra, in grado di distruggere sia il lavoro morto delle macchine, sia il lavoro vivo.
Avverrà dunque una rivoluzione quando il capitalismo diventerà distruttivo, controproducente. Ma chi farà questa rivoluzione? Non certo i filosofi ma la classe operaia: lo sviluppo capitalistico ha prodotto da sé il proprio becchino creando una classe immensa di lavoratori e, andando a abbattere le barriere che ostacolavano il commercio, formano un mercato mondiale, ha annullato l'isolamento delle nazioni, unificando il mondo: la rivoluzione sarà dunque universale.

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