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Locke


Lo studio dell’intelletto umano


In che senso si può parlare di criticismo in Locke?


L’indagine di fondo che compie Locke non si basa sulle definizioni del mondo o della sostanza per determinare il rapporto con la conoscenza, ma sul chiedersi quali strumenti ha l’uomo per conoscere e che cosa può conoscere tramite questi strumenti. Il criticismo di Locke, quindi, assume come oggetto gli strumenti della conoscenza e come l’uomo può conoscere.

Qual è il significato della metafora della candela?


Locke descrive la sua filosofia tramite l’esempio della candela: come la luce della candela non rischiara tutta la stanza ma ci consente di svolgere alcune attività, così l’intelletto non conosce tutta la realtà ma può farci comprendere gli aspetti necessari alla nostra esistenza. Infatti occorre conoscere le possibilità della nostra mente per evitare la metafisica (presunzione di poter spiegare la vera essenza delle cose) e lo scetticismo (passività).

Perché la conoscenza ha soprattutto fine pratico?


Il fine della conoscenza è soprattutto pratico, poiché gli strumenti che l’uomo ha a disposizione non gli consentono di dare una risposta ad ogni domanda, ma guidano la sua condotta nei casi concreti della vita, della natura e della società

Le idee e la loro origine


Riassumile critiche di Locke all’innatismo


Locke critica l’innatismo portando due argomenti: il primo è che le idee possono essere spiegate sena presupporre l’innatismo, infatti sarebbe illogico ritenere che le idee siano innate quando possediamo gli strumenti per acquisirle (conoscenza colori innata=illogica poiché li conosciamo con la vista); il secondo riguarda la presunta universalità di alcune idee (identità e non contraddizione), che dovrebbero essere innate, ma se fosse così allora dovrebbero essere note anche ai bambini e agli stupidi.

Quali sono le fonti della conoscenza per Locke?


Le fonti della conoscenza per Locke sono le esperienze, che si dividono in esperienze esterne, che danno vita alle idee di sensazione, ed interne, che creano le idee di riflessione, che sono comunque riconducibili a contenuti forniti dall’esperienza.

Che cosa sono le idee semplici? Da dove derivano?


Le idee semplici sono delle idee di cui si ha certezza conoscitiva che provengono dalle sensazioni o dalle riflessioni, e derivano direttamente dai sensi, senza alcuna azione da parte del soggetto.

Come si passa dalle idee semplici a quelle complesse?


Per passare dalle idee semplici a quelle complesse, ovvero quelle idee che sono il prodotto dell’attività dell’uomo (idee prodotte dall’unione di più idee semplici) occorrono tre passaggi: unione, relazione, astrazione. Queste idee vengono considerate erroneamente come un’unica idea, corrispondente ad un solo nome, mentre in realtà non hanno alcuna corrispondenza con la realtà esterna poiché sono prodotte dal soggetto.

Perché e in che termini Locke critica l’idea di sostanza?


Locke indica la sostanza come un’idea complessa, prodotta dalla nostra mente: la mente unisce più idee semplici in un’unica idea complessa, alla quale dà un nome, considerandola in seguito un’idea semplice e riferendola ad un ipotetico sostrato al quale essa inerisca. Ciò implica la negazione di ogni esistenza oggettiva della sostanza, in quanto, essendo un’idea complessa, è prodotta dal soggetto. In caso esista una realtà esterna corrispondente all’idea che ne abbiamo, non ci è dato saperlo. Corpo e anima sono erroneamente definiti come sostrato, punto unitario delle sensazioni e delle riflessioni, ma di essi non abbiamo una conoscenza certa, solo fenomenica.

Cosa sono le idee generali?


Le idee generali sono concetti mentali che, per astrazione, sono ricavati dal confronto di tanti individui con caratteristiche comuni. Esse sono insiemi di idee, dai quali sono eliminate quelle connesse ad un tempo e ad uno spazio precisi, conservando quelle relative a tutti gli individui di una determinata specie. Le idee conservate costituiscono un aggregato che definisce una realtà unitaria inesistente dal punto di vista oggettivo, a cui attribuiamo un nome mentale (posizione nominalistica).

Politica


Cos’è lo stato di natura? Su che diritti si basa?


Locke è considerato il padre del liberalismo moderno, poiché afferma la monarchia costituzionale.
Per Locke esistono diritti naturali che si vedono nello stato di natura, ovvero uno stato non ancora politico ma già sociale, nel quale sono presenti leggi derivanti dalla natura dell'uomo in quanto essere razionale. Queste leggi sono leggi di natura dettate dalla ragione, per cui sono costituitive della società e non derivabili da essa. Questi diritti naturali e fondamentali sono il diritto alla vita, il diritto alla libertà e la proprietà privata.

Cos’è la proprietà privata? Perché è importante?


La proprietà privata è un diritto naturale che dipende dall'esercizio del lavoro, essenziale per la sopravvivenza, e precede il patto sociale perché legittimato dalla ragione. Infatti chi modifica una cosa con il proprio lavoro, vi mette qualcosa di proprio stabilendo una relazione con la propria persona. Il diritto sulla propria persona è il diritto di proprietà su ciò che essa ha trasformato con il proprio lavoro. L’atto che legittima la proprietà è il lavoro, che toglie la cosa dalla sua condizione naturale, ed è perciò inalienabile. Il diritto di proprietà prevede l'abbondanza di risorse: esso, infatti, non è una privazione per gli altri e, al contempo, soddisfa i bisogni del proprietario. Questo diritto è valido solo per le proprietà acquisite con il proprio lavoro, le altre che sono legittimate dal patto, sono regolamentate limitate dallo Stato (per esempio, una terra posseduta ma non coltivata non è inalienabile).
La proprietà privata, inoltre, è anche un vantaggio pubblico, poiché aumenta la ricchezza comune. Gli individui forniti di diritti fondati sulla ragione si associano liberamente stabilendo relazioni sociali ed economiche che costituiscono la società civile, poiché l'uomo si associa per natura.

Cos'è lo stato per Locke?


Lo stato di Locke è un sistema organico e unitario fondato sul rapporto tra società civile e potere politico. In esso sono fondamentali la sovranità popolare e la Costituzione. Egli, infatti, è contro l'affermazione di sovranità per diritto divino, e afferma che il potere appartiene all'insieme dei cittadini. In questo Stato, i contrasti esistono, non sono inevitabili, ma sono regolati sulla base del diritto naturale: lo Stato non si sostituisce al diritto naturale ma deve imporne il rispetto a chi non lo fa spontaneamente. La Costituzione, è il patto tra individui portatori di diritti che delegano all'autorità politica solo alcuni altri diritti, ed è un patto che impegna anche i governatori.

Come sono divisi i poteri nello Stato?


Lo stato di Locke, a differenza di quello di Hobbes, è caratterizzato dalla divisione dei poteri, un reciproco controllo per evitare sviluppi assolutistici. L’organizzazione statale viene per ultima in quanto garantisce il pacifico svolgimento della dinamica sociale già esistente.lo ha eletto, e risponde solo e solamente ad essa. E’ lo strumento per realizzare il godimento dei diritti naturali dell'uomo, ovvero i beni, la libertà e la vita. Esistono, però, vincoli che ne impediscono un esercizio assolutistico, quali il divieto di emanare leggi arbitrarie, leggi che minacciano la sicurezza dei cittadini e leggi che mettano in discussione il diritto di proprietà. E’, inoltre, diritto del popolo destituire i rappresentanti, poiché il Parlamento e il governo sono solo i loro rappresentanti che, se non agiscono per il bene comune, il popolo può affidare il potere ad altri. Se il governo di determinati rappresentanti porta alla perdita della libertà o della proprietà o, peggio, alla tirannide, esiste la possibilità di ribellione da parte del popolo.

Cos'è la tolleranza?


Locke afferma la tolleranza, ovvero l'indipendenza della sfera personale dal potere dello Stato e, quindi, il principio di laicità dello Stato (separazione assoluta tra religione e stato). Infatti, poiché tra diritti naturali esiste anche la libertà, ogni uomo ha libertà di coscienza religiosa è libertà di culto. La fede è un fatto di coscienza, indipendente dal potere pubblico, riguarda solo l'individuo, è un’adesione basata sul sentimento. E’ una scelta interiore che lo stato non può imporre neanche col pretesto di voler salvare l'anima dei cittadini, poiché la grazia divina è meritata solo se si crede veramente. Mentre lo stato è un'associazione obbligatoria, la chiesa è un'associazione liberamente scelta che può darsi da sola le leggi, purché non contrastino con quelle dello Stato.
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