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Locke: il pensiero


Differenza tra razionalismo ed empirismo:
Razionalismo = la conoscenza è universale e necessaria perché implica idee innate (la conoscenza è basata sulle idee innate). Uso del metodo deduttivo.
Empirismo = la conoscenza si basa sull’esperienza. Le idee innate non esistono. Uso del metodo induttivo (dal particolare all’universale).

Locke scrive il Saggio sull’intelletto umano, su come l’uomo conosce e di come avviene l’atto conoscitivo. Per conoscenza umana intende i contenuti della mente, ovvero le idee, che sono sia le nozioni razionali che le immagini sensibili, cioè tutto ciò che viene conosciuto.
Le idee di Locke non sono, infatti, né come le idee platoniche, che erano una realtà esterna alla mente, né come le idee aristoteliche o della scolastica, che erano solo un semplice tramite per la conoscenza delle cose, sono, bensì come per Cartesio, il “ciò che si conosce”.

A differenza di Cartesio esclude l’esistenza di idee innate, perché se ci fossero ci sarebbe un’idea che possederebbero tutti, essendo le idee innate universali; ma siccome gli uomini non hanno un’idea uguale, le idee innate non esistono. Quando si nasce, infatti, la mente dell’uomo è una tabula rasa.
Tutte le idee provengono dall’esperienza che è la loro garanzia.
L’esperienza può essere di due tipi:
    di sensazione (di esperienza esterna, di corpi fisici esterni a noi)
    di riflessione (di fatti psichici esistenti dentro di noi).
Entrambi i tipi di esperienza producono idee semplici, con le quali l’intelletto (passivo) esprime le sensazioni dovute dall’esperienza, dalla qualità degli oggetti.
In seguito, l’intelletto unisce più idee semplici in idee complesse che possono essere di tre tipi:
    idee di modo che hanno bisogno di altre idee per essere definite
    idee di relazione, cioè relazione tra più idee (causa ed effetto)
    idee di sostanza
L’idea di sostanza, non è un’idea semplice, cioè derivante dalle sensazioni: quindi, per Locke, noi non abbiamo mai esperienza di una sostanza, ma solo di singole qualità. Quando l’intelletto unisce più idee semplici, formula l’idea complessa, cioè un qualcosa che le tenga unite, un sostrato comune, ovvero l’idea di sostanza. Siccome tale idea non è percepibile da noi, è un sostrato oscuro, esistente ma inconoscibile, che non fa parte del processo conoscitivo. Pertanto, l’uomo non potrà mai conoscere l’essenza reale delle cose, ma usa delle essenze nominali per definire la sostanza, per sapere di che sorta è.
Le idee di modo hanno bisogno di essere confermate da esperimenti per essere valide, le idee di relazione, le uniche vere, possono essere conosciute con chiarezza trami te l’intuizione.
Locke sottolinea tre tipi di conoscenza particolari:
    conoscenza dell’io = riprende il cogito: se formulo idee nella mia mente, io arrivo intuitivamente che esisto
    conoscenza del mondo = conoscenza di tutto ciò che è all’infuori di me, la materia: mi accorgo del mondo quando provo sensazioni scaturite dall’esperienza con il mondo esterno
    conoscenza di Dio = si arriva ad essa tramite il ragionamento con il metodo induttivo: poiché le cose di questo mondo hanno una causa, la causa prima è Dio.

La concezione dell’etica di Locke oscilla tra una concezione che percepisce l’etica come scienza dimostrativa (in accordo con il Saggio sull’intelletto umano) e una di tipo empiristico.
Con la prima afferma che l’uomo può dedurre le norme di comportamento dalla lege divina, stabilita e rivelata da Dio, quindi assolutamente certa. Con la seconda afferma che l’uomo agisce per la ricerca del piacere, della felicità.
Concilia entrambe le concezioni attraverso la legge naturale, che da un lato in quanto creata da Dio è espressione della sua volontà, dall’altro, in quanto presente nella natura umana, spinge l’uomo alla ricerca del piacere, della vera felicità. Tale felicità bisogna raggiungerla con il ragionamento.

Locke è ritenuto il padre del liberalismo moderno. Secondo lui, infatti, tutti gli uomini sono uguali (dotati di ragione) e l’autorità politica deve basarsi sul consenso di tutti, non sul diritto divino. Nello stato di natura gli uomini non sono in balia dell’egoismo e della sopraffazione, ma sono animati da tendenze sociali, cioè tendono ad aiutarsi reciprocamente aspirando ciascuno alla massima libertà e a procurarsi una certa proprietà.

Poiché gli uomini si allontanano dal vero stato di natura minacciando la libertà e la proprietà altrui, dallo stato di natura passano allo stato civile, in cui il potere è delegato nelle mani di una persona, il cui compito è quello di garantire i diritti naturali di tutti. Tale potere deve essere delegato secondo un contratto sociale che deve essere garantito da una costituzione basata sulla divisione dei poteri: legislativo al parlamento, esecutivo al re, e il potere federativo (di far rispettare i patti) al re o ai magistrati.
Poiché secondo Locke la proprietà può essere accresciuta in misura illimitata con l’acquisto del lavoro altrui senza fare danno agli altri, lo stato non deve porre limiti alle iniziative economiche del popolo.

Locke affronta anche il problema del rapporto tra Stato e Chiesa: afferma che i loro compiti debbano essere divisi e che la religione debba basarsi sulla tolleranza e che debba essere in accordo con la razionalità; razionalità e religione devono avere cioè un nucleo razionale comune. Nella Ragionevolezza del cristianesimo, afferma che il cristianesimo sia la religione più ragionevole tra quelle esistenti difendendosi dall’accusa di deismo.

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