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Gli stadi dell’esistenza


Il singolo individuo, in quanto libero, è chiamato a «scegliere se stesso», ovvero a fra quelli che Kierkegaard definisce «stadi sul cammino della vita». Gli stadi fondamentali dell’esistenza, secondo il filosofo, sono tre: la vita estetica, la vita etica e la vita religiosa. Ogni stadio forma una vita a sé:

Stadio estetico → È la forma di vita di chi esiste nell’attimo, fuggevole e irripetibile. Simbolo dello stadio estetico, infatti, è don Giovanni, il quale sa trarre piacere vivendo la propria esistenza istante per istante, senza guardare al futuro e tantomeno al passato. Ogni scelta si basa sull’unico principio del piacere, ma alla fine ci si rende conto che ogni istante è incompleto poiché il piacere non è mai abbastanza e, pertanto, questo stadio conduce inevitabilmente l’uomo alla disperazione.

Stadio etico → È la forma di vita dell’uomo che si impegna in un compito al quale rimane sempre fedele. L’ente che sceglie questo stadio compie le sue scelte sempre a favore degli altri. Simbolo dello stadio etico, infatti, è il padre o il marito, che vivono a beneficio dei figli e delle mogli. Tuttavia, anche lo stadio etico ha un limite: l’ente vive la propria esistenza trascurando le sue vere esigenze, non riuscendo a trovare il vero se stesso e la propria “singolarità”.

Stadio religioso → Simbolo dello stadio religioso è Abramo. Dopo settant’anni vissuti nel rispetto della legge morale, Abramo riceve da Dio l’ordine di uccidere il figlio Isacco, infrangendo così la legge per la quale ha vissuto. Questo stadio, dice Kierkegaard, è tipico di chi si «getta tra le braccia dell’Assoluto», scegliendo di eseguire i comandi divini anche a costo di infrangere la leggi morale che caratterizza la vita etica.

Fede


Secondo Kierkegaard, la fede è un rapporto intimo e soggettivo tra l’uomo e Dio, un rapporto assoluto con l’Assoluto. Il cammino della fede, secondo kierkegaard, è sempre caratterizzato dall’incertezza, poiché l’uomo non può mai essere sicuro di essere colui al quale Dio ha affidato un compito talmente eccezionale da giustificare la sospensione dell’etica. Kierkegaard esprime il carattere incerto della vita religiosa tramite un’evocativa metafora: credere significa stare sull’orlo di un precipizio e sentire una voce gridare «gettati ed io ti prenderò», fidarsi e farlo.
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