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Kierkegaard

L'ateismo cristiano


La rottura del fidanzamento rappresenta simbolicamente il tema della sceelta: nel momento in cui egli rinuncia al suo matrimonio, egli decide di porre DIO al di sopra di ogni altra cosa.
Il tema della scelta sarà il cardine attorno il quale si sviluppa tutta la riflessione del filosofo.
Il suo cristianesimo non corrisponde però a quello della Chiesa ufficiale, che invece fu oggetto di una dura polemica da parte del filosofo.
Kierkegaaed accusa la Chiesa luterana del suo tempo di occuparsi unicamente degli aspetti mondani dell’esistenza, perdendo il carattere drammatico e sofferto tipico della religiosità; critica infatti il cristianesimo professato dalla chiesa, un cristianesimo concepito come “comoda religione del buon senso comune”, una moralità fatta di massime razionalmente condivisibili.
Inoltre rimprovera gli uomini di Chiesa di aver ridotto la fede a una dottrina morale e di aver tralasciato l’impegno a seguire una vita all’insegna del sacrificio e dell’ ascesi.
Kierkegaard parla di “ateismo cristiano” che si identifica nel far a meno del volto inquietante di Dio per sostituirlo con una versione più addolcita; un ateismo non concepito come tale, ma frutto di uno snaturamento dei reali contenuti del Cristianesimo.
La scelta di Kierkegaard consiste nella scelta tra due alternative opposte ed inconciliabili; la scelta comporta una drammatica assunzione di responsabilità della scelta della propria esistenza, attraverso un impegno personale.

Angoscia e disperazione

Per kieekegaard l’uomo è ex-sistenza, cioè un essere che può uscire da sè, trascendere la propria condizione e proiettarsi nel futuro. Egli è definito come progettualità e possibilità in quanto egli decide cosa e come diventare.
La possibilità è la più pesante di tutte le categorie perchè comporta il rischio della scelta, che può essere positiva o negativa, ma in ogni caso determina inquietudine e angoscia in quanto non è accompagnata da nessuna indicazione.
L’angoscia risulta così il sentimento fondamentale dell’uomo di fronte al mondo e alle sue possibilità. A differenza di altri sentimenti, come la paura e il timore che si generano in seguito a qualcosa di determinato, l’angoscia non si riferisce a niente di preciso, è il sentimento della possibilità: l’uomo nello scegliere tra le varie alternative equivalenti ma opposte che gli si offrono non ha alcuna garanzia della loro realizzazione e deve decidere tra esse rischiando l’ errore o il peccato.

Un altro sentimento che prova l’uomo è la disperazione, che è un sentimento che l’uomo prova nel rapportarsi con se stesso. L’uomo può essere disperato in un duplice senso:
- quando non riesce ad accettarsi per quello che è ( rifiuta il proprio essere e aspira al migliore)
- quando si accetta per quello che è ( considerandosi completo)
In entrambi i casi egli prova disperazione, in quanto quando si considera completo si scontra in realtà coi propri limiti; quando aspira a essere migliore capisce bene che è impossibile.
Questa disperazione viene chiamata malattia mortale dell'io che non riesce in ogni caso a trovare pace con se stesso.
L’unica via di uscita è la fede: in essa, l’uomo consegnandosi a Dio trova quella conciliazione con se stesso che non era possibile con gli stadi dell’ esistenza.
Ma la fede non è rassicurante: è paradosso e scandalo e la figura che meglio rappresenta questo carattere è CRISTO, il Dio fatto uomo, un mistero irriducibile dalla ragione umana.

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