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Kierkegaard

Viene considerato un pre-esistenzialista ma nel ‘900 sarà considerato vero iniziatore dell’esistenzialismo.
L’esistenzialismo non lega l’esistenza dell’uomo a caratteri storici, ma considera la vita di ognuno a sé. Da qui il concetto del singolo in Kierkegaard, per cui l’uomo è solo e la sua esistenza non si può legare ad apparati storici o sociali.
Al singolo è legata la scelta: ognuno di noi è portato a fare delle scelte, che porteranno ad un condizione di angoscia , poiché le scelte che l’uomo fa le fa per paura, ed è la paura stessa che lo lega alla realtà.
L’angoscia non è negativa in quanto rivendica all’uomo la responsabilità delle proprie azioni, l’uomo è solo con le proprie scelte. L’angoscia è quindi il puro sentimento della possibilità. E’ essenziale rendersi conto che l’angoscia è necessaria per formarsi.
Se l’angoscia è necessaria la disperazione è propria dell’uomo nel suo rapporto con se stesso. Ma da dove nasce la disperazione? Talvolta l’uomo vuole essere così pienamente se stesso da uscire da se stessi e dissiparsi nella distrazione diventando un orribile Dio. Da qui la disperazione che è la malattia mortale, ovvero un’autodistruzione impotente.
La possibilità è la più pesante delle categorie perché va resa azione, che è qualcosa di incerto e inesplorato. Si contrappone alla necessità che caratterizza il sistema hegeliano. Non si parla più di scelta etica.
La scelta e quando le possibilità portano a tre stadi della vita dell’uomo:
Vita Estetica con il personaggio del Don Giovanni, che rispecchia la ricerca dell’attimo e della felicità. Nella vita puramente estetica il Don Giovanni non sceglie, non ha angoscia; vive il piacere del momento, ma è un uomo che rinuncia a se stesso, ciò provoca disperazione dalla quale si può usciere entrando nello stato etico;
Vita etica , con il padre di famiglia e giudice, che si rispecchia nel senso del dovere. La scelta si ha tra ciò che è giusto e cosa sbagliato, l’individuo è sottomesso all’universale;
La vita religiosa con Abramo, identificato come il Cavaliere della fede, che si differenzia da l’eroe tragico in quanto è andato al di là della sfera morale, ma è completamente solo poiché Dio è paradosso e quindi nessuno può comprenderlo. E’ il senso ultimo, con superamento dell’etica. La scelta avviene senza sapere niente.
La religione va resa reale, come Dio che si è fatto uomo, si deve entrare in un rapporto singolo con Dio , attraverso la stessa esistenza. Qui emerge l’aspetto esistenzialistico della religione per il quale si deve essere consapevoli dall’interno della propria esistenza.
Dio è un paradosso, non è un Dio spiegabile, il paradosso sta nel Dio che si fa uomo ( che bisogno ha avuto Dio di farsi uomo? radice contraddittoria del Cristianesimo). Così facendo Dio è entrato nella storia e nel tempo. Per questo la fede va testimoniata e resa vita, come Dio ha fatto rendendosi uomo.
La scienza è inadeguata perché da risposte che forse non sono vere , così come la teologia.
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