Concetti Chiave
- Kant sostiene che l'uomo è il garante della conoscenza, con le categorie che operano solo in relazione ai fenomeni.
- Il fenomeno, per Kant, è l'oggetto della conoscenza umana, mentre il noumeno rappresenta una realtà pensabile ma inconoscibile.
- Schopenhauer considera il fenomeno come un'illusione, il "Velo di Maya", differente dalla visione di Kant, e introduce una concezione più soggettiva della rappresentazione.
- Per Schopenhauer, la rappresentazione include sia un soggetto che conosce senza essere conosciuto, sia un oggetto conosciuto, entrambi inseparabili.
- La volontà di vivere è centrale nel pensiero di Schopenhauer, identificata come l'essenza del nostro io e la radice noumenica di ogni essere.
La rivoluzione copernicana di Kant
Con la rivoluzione copernicana Kant ha posto nell’uomo la garanzia ultima della conoscenza, ponendo le istanze dell’oggettività nel cuore stesso della soggettività. In perfetta sintonia con questo argomento, Kant aveva formulato l’esistenza delle categorie. Esse funzionano solo in rapporto al materiale che essere organizzano. Di per sé sono considerate vuote, ed operano solo in relazione al fenomeno.
Fenomeno e noumeno secondo Kant
Il fenomeno è l’oggetto della conoscenza umana ed è sintesi di un elemento materiale e di uno formale. Dal momento che la conoscenza per Kant non può estendersi oltre l’esperienza, a partire dalla nozione di Fenomeno (o cosa per noi) dovrà esserci necessariamente una cosa in sé, il noumeno.
Il noumeno è una meta fenomenica che si fenomenizza solo in rapporto a noi. Essa pur essendo inconoscibile - e quindi non è oggetto di esperienza - può essere pensata. Non a caso il termine noumeno deriva dal greco (noumenon), ovvero realtà pensabile. A partire dunque dalla distinzione tra conoscibile e pensabile, Kant distingue per il noumeno due accezioni, una positiva e una negativa.
Accezione positiva: il noumeno è l’oggetto di un intuizione non sensibile.
Accezione negativa: il noumeno resta inconoscibile.
Il noumeno dunque diventa un concetto limite che argina le pretese conoscitive della ragione,è una sorta di promemoria critico.
Schopenhauer e il Velo di Maya
Schopenhauer ha come punto di partenza la filosofia critica di Kant, al quale riconosce la distinzione tra fenomeno e noumeno, che mutua nel suo pensiero, pur apportandone dovute rivisitazioni.
Per Schopenhauer, infatti, il fenomeno è parvenza, illusione, sogno, quello che viene definito dal filosofo il Velo di Maya. Mentre il noumeno è la realtà che si nasconde dietro la trapunta arabescata del fenomeno.
La rappresentazione secondo Schopenhauer
Per Kant, il fenomeno è l’oggetto della rappresentazione che esiste al di fuori della coscienza (anche se viene appreso tramite le forme a priori). Per Schopenhauer, il fenomeno è la rappresentazione, ed esiste solo dentro la coscienza. Tant’è vero che il filosofo nella sua opera "Mondo come volontà e rappresentazione" esordisce dicendo «Il mondo è la mia rappresentazione».
La rappresentazione Schopenhaueriana ha due aspetti inscindibili:
- il soggetto della rappresentazione: ciò che tutto conosce senza essere conosciuto, non soggetto a spazio, tempo e molteplicità;
- l’oggetto della rappresentazione: ciò che viene conosciuto, soggetto a spazio, tempo e molteplicità.
Questi sono elementi fondamentali della rappresentazione e non possono esistere l’uno senza l’altro.
Una caratteristica fondamentale della rappresentazione è la sua essenza fittizia. Infatti è solo un sogno, un tessuto di apparenze. Tuttavia questo tessuto può essere squarciato. Diversamente dal noumeno di Kant, il noumeno di Schopenhauer può essere conosciuto, si può lacerare il Velo di Maya.
Argomenta infatti il filosofo che, se noi fossimo solo conoscenza e rappresentazione, non potremmo uscire dal mondo fenomenico. Noi siamo dati a noi stessi anche come corpo. Quindi non ci limitiamo a vederci da fuori, ma ci viviamo da dentro, soffrendo, gioendo, vivendo.
La volontà di vivere
Questa è l’esperienza che ci permette di conoscere il noumeno. Infatti ci rendiamo conto che l’essenza del nostro io, la cosa in sé del nostro essere è la volontà di vivere (Wille zum Leben), un impulso prepotente e irresistibile. Tutti i nostri desideri rispondono alla volontà di vivere, e il nostro corpo non è altro che la manifestazione esteriore di tutte le nostre brame interiori. L’ uomo, con la sua ragione capace di pensare cose astratte, riesce a scoprire la cosa in sé. In realtà non è solo l’uomo che risponde alla volontà di vivere, ma essa è anche la radice noumenica di tutte le cose: la cosa in sé dell’universo. Pervade ogni essere in forme distinte e secondo gradi di oggettivazione diverse. Tra tutti i viventi solo l’uomo è colui che riesce a coglierne l’esistenza.
Domande da interrogazione
- Qual è il concetto centrale della rivoluzione copernicana di Kant?
- Come Kant distingue tra fenomeno e noumeno?
- Qual è la visione di Schopenhauer riguardo al fenomeno?
- In che modo Schopenhauer differisce da Kant nella concezione della rappresentazione?
- Qual è il ruolo della volontà di vivere secondo Schopenhauer?
Kant pone l'uomo come garanzia ultima della conoscenza, collocando l'oggettività nel cuore della soggettività, attraverso l'esistenza delle categorie che operano in relazione ai fenomeni.
Il fenomeno è l'oggetto della conoscenza umana, mentre il noumeno è una realtà pensabile ma inconoscibile, che funge da limite alle pretese conoscitive della ragione.
Schopenhauer considera il fenomeno come parvenza e illusione, definendolo il Velo di Maya, mentre il noumeno rappresenta la realtà nascosta dietro questa illusione.
Per Kant, il fenomeno esiste al di fuori della coscienza, mentre per Schopenhauer è la rappresentazione che esiste solo dentro la coscienza, evidenziando la sua essenza fittizia.
La volontà di vivere è l'essenza del nostro io e la cosa in sé del nostro essere, rappresentando un impulso fondamentale che pervade ogni essere e permette all'uomo di scoprire la realtà noumenica.