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Schopenhauer parte riprendendo la distinzione che fa Kant tra fenomeno e noumeno.
Fenomeno (Kant) = rappresentazione del mio intelletto a partire dai dati sensibili che il nostro intelletto unifica secondo le forme a priori di spazio e tempo e con le 10 categorie dell’intelletto.
Fenomeno (Schopenhauer) = rappresentazione del mio intelletto. Secondo Kant questa rappresentazione è in grado di descrivere la realtà in maniera certa. Secondo Schopenhauer questo costituisce un’illusione, un velo di maya, che cela il vero significato della realtà.
Ciò che si conosce, secondo Schopenhauer, è esclusivamente rappresentazione. Questa è il prodotto dell’attività del soggetto. Per Schopenhauer il noumeno non esiste. In Kant esiste il noumeno, che non potevo conoscere ma che è la causa dei dati sensibili che vanno a costruire il fenomeno. In Schopenhauer tutto è rappresentazione e viene eliminato il dato sensibile. Il noumeno è al di fuori del periodo della conoscenza e Kant lo postula perché, esistendo un dato sensibile, deve esserci qualcosa che lo origina.

Schopenhauer dice che a questo punto ci sono 2 domande:
- Come distinguo la realtà e i sogni se entrambi sono apparenza?
- Perché parliamo di un solo mondo e non di un mondo per ogni soggetto?
C’è la questione della soggettività. Per Kant il problema non c’era perché c’era l’io penso e il dato sensibile era altro rispetto a me. Secondo Schopenhauer la rappresentazione che vediamo non è casuale, ma viene secondo 3 forme a priori del nostro intelletto: spazio, tempo e causalità. Siccome tutti conoscono attraverso queste forme, il rischio della soggettività è scongiurato. Tutti hanno la medesima struttura cognitiva e intellettuale. Con questo cade anche il problema della distinzione tra realtà e sogno. In quest’ultima dimensione le 3 forme a priori non ci sono. Il sogno è slegato dallo spazio e dal tempo.
Spazio e tempo riguardano la sensibilità; la causalità riguarda invece l’intelletto.
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