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Critica della ragion pratica

Etica come scienza dei costumi e del modo di comportarsi. E' una scienza empirica in quanto contaminata dall'esperienza. La morale per Locke è un fatto di ragione e quindi una sua esistenza è evidente. Essa è quindi universale e valida per tutti, quindi non condizionata. La morale è formale e non contenutistica (non ti dice che cosa devi fare ma come devi farlo).La ragion pura pratica, che opera indipendentemente dall'esperienza, non ha bisogno di essere criticata mentre la ragion emprica pratica, che opera tramite l'esperienza, sì.

La volontà si identifica con la ragione pratica stessa ed è la facoltà di agire secondo principi che si dividono in: massime (prescrizioni di valore puramente soggettivo, validi esclusivamente per l'individuo che li fa propri) e imperativi (prescrizioni di valore oggettivo, validi per chiunque). A loro volta questi ultimi si dividono in ipotetici e categorico. I primi prescrivono dei mezzi in vista di un fine e hanno la forme del “se...devi”. Questi di dividono a loro volta in regole dell'abilità (norme tecniche per raggiungere un certo scopo) e consigli della prudenza (forniscono i mezzi per raggiungere la felicità). Il secondo invece rappresenta un'azione come necessaria a sé stessa e ha la forma del “devi” pure e semplice. In quanto universale e necessario ha in sé stesso i connotati della moralità e della legge pratica. Il dovere della legge morale è un “SOLLEN”. Esso presenta 3 diverse formulazioni: 1) se vuoi sapere se un'azione è morale chiediti se la sua massima potrebbe dar luogo ad un ordine universale, ovvero a una “natura” nella quale tu stesso e i tuoi simili potreste vivere senza contraddizione. 2) prescrive il riconoscimento della dignità umana nella propria e nell'altrui persona. Esplicita il riconoscimento dell'umanità sottointeso nella prima formulazione. 3) Chiarisce come il comando morale non sia un imperativo esterno e schiavizzante ma il frutto spontaneo della volontà. Il rispetto dell'imperativo categorico conduce al Regno dei Fini ossia la comunità ideale degli esseri ragionevoli dove ogni membro è al tempo stesso legislatore e suddito. Gli uomini non sono considerati mezzi ma fini.

Per morale Kant intende tutto ciò che non nuoce alla società (Utilitarismo sociale). La persona non va inoltre trattata come mezzo ma va rispettata in quanto portatore della legge morale (dotato di ragione). Per Kant non esistono cose buone o cattive in sé ma sono indifferenti. Tutto dipende dalle circostanze e quindi dalla volontà buona (ossia compiere il dovere per il dovere, agire incondizionatamente).

Kant opera una rivoluzione copernicana morale. Pone infatti l'uomo, e quindi la ragione, come fondamento dell'etica. Nell'uomo, all'interno e non all'esterno, vi è la presenza di una legge universale e necessaria del comportamento che va ricercata. Kant afferma inoltre che l'unica morale valida è quella autonoma, mentre quelle precedenti alla sua sono da rigettare in quanto eteronome, non autonome. Per autonomia intende l'indipendenza della volontà da ogni desiderio o oggetto di desiderio e la sua capacità di determinarsi in conformità di una propria legge. L'uomo deve obbedire alla sua natura e tendere all'infinito mentre quella classica comandava all'uomo di rimanere uomo, di diventarlo più pienamente.

La morale per Kant è tendere al bene. Tuttavia il bene a cui noi dobbiamo tendere non è la volontà buona, o virtù, ma è il Summum Bonum ossia l'unione di felicità e virtù. Tuttavia si ha la prima antinomia della ragion pratica: la felicità e la virtù sono sempre disgiunte e perlopiù opposte. Per risolvere questa contraddizione Kant realizza tre postulati (proposizione teoretica indimostrabile e non evidente che va ammessa per giustificare la verità della legge morale). 3 Postulati: 1) Libertà: va postulata in quanto è la condizione stessa dell'etica. Presuppone che io possa agire o meno in funzione del dovere; 2) esistenza di Dio: la virtù deve essere unita alla felicità e quindi va ammesso un giudice potente che faccia coincidere le due; 3) immortalità dell'anima. Nessuno raggiunge la santità in vita quindi si deve ammettere che oltre il tempo finita della nostra esistenza esista un tempo infinito per raggiungerla. I postulati hanno solo un carattere pratico e non conoscitivo. Essa attinge al mondo noumenico.

Critica del giudizio

Ragion pura= rimane nel fenomeno ed è legislatrice della natura. Ragion pratica= comanda ma non è costitutiva della conoscenza. Qualifica moralmente. Fra le due vi è una spaccatura e perciò serve quindi una mediazione, tra intelletto e ragione, che non abbia né carattere conoscitivo né pratico. Bisogna ammettere una terza facoltà: la facoltà di provare piacere e dolore. Noi la chiamiamo sentimento mentre Kant la chiama Giudizio. Il mediatore è necessario in quanto vi deve per forza essere un mediatore tra natura e libertà. I giudizi del Giudizio collegano il soggetto con il predicato. I giudizi possibili sono due: determinanti (soggetto e predicato vengono già dati e vengono solo sussunti) e riflettenti (il particolare è dato ma non l'universale il quale va ricercato, nel particolare). I primi sono quelli conoscitivi o scientifici mentre i secondi sono quelli sentimentali che si dividono in giudizi sulla bellezza e sull'ordine della natura: estetici e teleologici. Il primo è la facoltà del gusto (di provare piacere). Si incorre in una disputa tra oggettivisti (il bello è una proprietà delle cose) e soggettivisti (il bello è ciò che piace). Kant afferma invece che il bello non è oggettivo ma nemmeno soggettivo. Il bello nasce dal rapporto tra soggetto e oggetto. Il bello è tale quando produce nel nostro spirito un senso di armonia. Il bello di natura si distingue poi da quello artistico. Il bello ha caratteri ben precisi: secondo la qualità si presenta come l'oggetto di un piacere senza alcun interesse; secondo la quantità è ciò che piace universalmente; secondo la relazione è la forma della finalità di un oggetto percepita senza uno scopo; secondo la modalità è ciò che è riconosciuto come oggetto di un piacere necessario. Kant opera poi una 3° rivoluzione copernicana che consiste nel capire che il bello non è oggettivo o soggettivo ma nasce in rapporto alla mente e allo spirito. Il bello esiste solamente se esiste uno spirito. L'uomo diventa il baricentro del giudizio estetico infatti esso è qualcosa di interno al soggetto e non una sua proprietà. Il bello si distingue però dal sublime. Quest'ultimo riguarda l'informe ed è quello stato d'animo che proviamo di fronte ad entità naturali smisuratamente grandi (sublime matematico) o smisuratamente potenti (sublime dinamico) che inizialmente richiamano la nostra piccolezza fisica (dispiacere) ma che rimandano in seguito alla nostra grandezza spirituale (piacere), in quanto siamo portatori di idee. Il bello (provoca calma e serenità grazie ad una consonanza tra immagine ed intelletto) si distingue dal sublime (vi è dissonanza). I giudizi su di entrambi sono riflettenti. L'arte per Kant è il prodotto di un'artista, o genio, che rispetta tre prerogative fondamentali che sono: 1) l'originalità (non copia nemmeno dalla natura); 2) capacità di produrre opere che diventano modelli per altri; 3) impossibilità di spiegare scientificamente come compie la sua produzione. Il genio esiste sono nel ramo delle arti belle. Il giudizio teleologico o finalistico. I fenomeni sono spiegabili scientificamente solo attraverso una visione meccanicistica basata sui rapporti causa-effetto. Noi siamo tuttavia sempre portati a pensare finalisticamente. Tuttavia il giudizio teleologico è pur sempre un giudizio riflettente in quanto non coglie un elemento costitutivo delle cose ma rispecchia un modo soggettivo per rappresentarle. Il giudizio teleologico si pone quindi unicamente come un concetto regolativo dell'intelletto umano. Non essendo un giudizio determinante, e quindi conoscitivo, il giudizio finalistico va considerato come un promemoria critico che ci ricorda i limiti della visuale meccanicistica (uso regolativo ed euristico) e l'intrascendibilità dell'orizzonte fenomenico e scientifico. La natura ha come finalità l'uomo il quale ha come finalità la legge morale. La legge morale è il fine dei fini.


Religione

Kant afferma che la religione è un frutto della morale infatti, essendo la morale la conoscenza dei nostri doveri, se consideriamo questi come delle leggi divine nasce la religione. La società poi può anche essere vista come l'associazione della Chiesa (società di uomini di buona volontà). Con la sempre più importanza della religione la Chiesa è diventata una società visibile partendo come una società invisibile. Le religione, dice Kant, sono degenerazioni tuttavia il cristianesimo è quella che si avvicina di più alla religione naturale. La religione è riconducibile alla morale quindi l'unico culto possibile è la morale. Dio può essere pregato solo con il dovere, le preghiere sono inutili superstizioni.


Diritto e politica

La legalità (semplice osservanza delle leggi, che prescinde dal sentimento interno) si distingue dalla moralità (condivisione del sentimento interno con la legge esterna). Il diritto può essere poi naturale (legge imposta ma riconosciuta dalla ragione) e positivo (non riconosciuto dalla ragione). Ognuno deve essere libero d'agire dove la sua libertà non impedisce quella altrui. Il diritto esclude la felicità in quanto uno Stato deve solamente garantire la libertà; la felicità sta a te trovarla. Lo Stato per Kant è un'idea della ragione che obbliga il legislatore a fare delle leggi come se derivassero dalla volontà del popolo. Il peggior Stato per Kant è quello assolutista ed in particolare quello paternalista. Lo Stato deve garantire l'eguaglianza tuttavia lo Stato non è composto unicamente da uomini indipendenti (padroni di sé stessi). Non accetta poi la democrazia diretta e le rivoluzioni (si deve obbedire tuttavia deve essere possibile anche criticare). Egli vorrebbe una pace perpetua e realizza una proposta di struttura mondiale garante della pace. Perviene a tre articoli (1- ogni Stato deve avere una costituzione civile repubblicana; 2- il diritto internazionale deve essere fondato su un federalismo di liberi stati; 3- ospitalità universale o diritto cosmopolitico) più uno segreto (prima di fare la guerra gli Stati devono chiedere il parere ai filosofi).


Storia

Kant dubita se si possa fare una filosofia della storia infatti l'uomo non ha comportamenti prestabiliti e nemmeno guidati dall'istinto: l'uomo è libero. Kant cerca di rispondere poi se ci sia un senso nella storia e propone tre strade: terroristica (storia destinata all'apocalissi, alla distruzione, tuttavia è poco accettabile in quanto la storia distruggerebbe sé stessa a meno che venga considerata millenaristica), abderistica (storia sarebbe un costruire per poi distruggere continuo, mito di Sisifo) e eudaimonistica (la storia è destinata alla felicità, al progresso; non è detto tuttavia che l'uomo scelga il bene). La più fiduciosa è l'ultima che è possibile ma difficile.


Critica alle critiche di Kant

Diverse obiezioni: 1) Kant nega valore ad ogni affermazione sulla realtà in sé tuttavia Kant stesso dice che il noumeno esiste ed è causa della conoscenza sensibile. 2) vuol criticare la ragione usando la ragione. Contraddizione. 3) Dice che l'uomo è sia legislatore che suddito --> se l'uomo deve obbedire a sé stesso non c'è obbligo --> Kant risponde che va ammesso in quanto l'io fenomenico obbedisce all'Io noumenico o trascendentale --> l'io fenomenico allora fa parte del mondo fenomenico e siccome il mondo fenomenico è sottoposto al determinismo (quindi non è libero) crolla tutta la morale. 4) Una morale formale e non contenutistica è una morale vuota.

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