Immanuel Kant - Pensiero filosofico


Immanuel Kant nacque nel 1724 a Königsberg e fu uno degli esponenti più importanti dell'Illuminismo.
Il suo pensiero mette in luce l'importanza del soggetto: per Kant non è l'uomo che deve adeguarsi all'oggetto, ma è l'oggetto che deve adeguarsi all'uomo.
L'obiettivo di Kant è instituire una filosofia della conoscenza che debba limitare le pretese della ragione. I filosofi precedenti basavano il proprio pensiero o sul razionalismo, secondo cui la conoscenza è già presente nell'uomo, o sull'empirismo, secondo cui la conoscenza si basa sull'esperienza, e quindi sulla realtà sensibile. Per Kant, però, entrambi i pensieri sono errati, in quanto il primo porta al dogmatismo, ovvero alla presunzione di poter conoscere tutto, anche ciò che va oltre la fisica, mentre il secondo porta al scetticismo, in cui tutto viene messo in dubbio. Per cui Kant, per correggere questi errori, crea una nuova sintesi detta Criticismo, proponendosi così di studiare e giudicare i problemi della conoscenza filosofica scomponendoli in problemi elementari. Tra le sue opere sul Criticismo, particolarmente importanti sono: la "Critica della Ragion Pura (1781), la Critica della Ragion Pratica (1788) e la Critica del Giudizio (1790).
La sua teoria della conoscenza è già accennata nell'opera pre-critica La forma e i principi del mondo sensibile e intellegibile (1770), in cui introduce anche altri due concetti fondamentali, quelli di fenomeno e di noumeno, prodotti dalla conoscenza. Il fenomeno è "ciò che si manifesta", ed è ciò che l'uomo vede; il noumeno, invece, è la "cosa in sé", ciò che è pensabile ma non conoscibile.

Critica della Ragion Pura


In quest'opera, egli esamina le facoltà conoscitive per determinare i poteri e i limiti della ragione umana, l'ambito di validità della conoscenza e, soprattutto, cos'è la conoscenza. Per Kant la conoscenza di esprime tramite il giudizio, cioè la connessione di due concetti, un soggetto e un predicato. Egli affronta così il problema della conoscenza verificando i modelli di giudizio finora considerati dai filosofi precedenti per arrivare poi al "giudizio vero". Nella storia si sono presentati due tipi di giudizio:
1-I giudizi analitici a priori, tipici del razionalismo, infatti derivano da un'operazione logica.
Esempio: Il triangolo (soggetto) ha tre lati (predicato).
Questo tipo di giudizio è infecondo, in quanto non fa crescere la conoscenza dell'uomo poiché la nozione del predicato è già implicita nella nozione del soggetto, ma è universale e necessario, in quanto è sempre vero.
2- I giudizi sintetici a posteriori, tipici dell'Empirismo, detti a posteriori proprio perché preceduti dall'esperienza.
Esempio: Alcuni corpi (soggetto) sono pesanti (predicato).
Questo tipo di giudizio è fecondo, poiché la nozione del predicato non è implicita nella nozione del soggetto, ma non necessaria e universale.
Entrambi questi giudizi hanno un lato negativo e uno positivo: i primi sono sempre veri ma infecondi, i secondi sono fecondi ma non sempre certi. Per cui bisogna aggiungere un terzo giudizio che unisca gli aspetti positivi di entrambi.
Si hanno così i giudizi sintetici a priori: essi sono universali e necessari come gli analitici e fecondi come i sintetici. Si trovano nella matematica pura e nella fisica pura e sono il risultato dell'applicazione di principi puri dell'intelletto all'esperienza.
Esempi: 5+7=12; La somma degli angoli interni di un triangolo è di 180°; Ogni fenomeno rimanda ad una causa.
Per cui la filosofia di Kant è trascendentale e al centro della conoscenza vi è il soggetto, anch'esso trascendentale e universale. Ogni soggetto è per Kant strutturato allo stesso modo: tutti hanno la stessa conoscenza e ragionano allo steso modo prima dell'esperienza. Kant fa così una rivoluzione Copernicana nel campo della conoscenza, poiché prima essa era basata sull'adequatio rei et intellectus (adeguamento della cosa e dell'intelletto), cioè l'oggetto era il centro di tutto.
La Critica della ragion pura è composta da:
-Dottrina trascendentale degli elementi;
-Dottrina trascendentale del metodo.
A sua volta, nella dottrina trascendentale degli elementi si hanno:
-L'estetica trascendentale, che studia la sensibilità e produce le intuizioni, ovvero lo spazio e il tempo.
-La logica trascendentale che si divide a sua volta in due sezioni:
1)L'analitica trascendentale che studia l'intelletto e produce le categorie, ovvero la modalità di costruire i giudizi;
2)La dialettica trascendentale che studia la ragione e produce le idee di anima, mondo e Dio.

Estetica trascendentale


L'estetica nasce come disciplina nel 1700 ed è la riflessione sulla conoscenza esterna. Il termina deriva dal greco "aisthesis" e significa appunto "sentire, percepire".
Il punto di partenza della conoscenza è quindi la sensazione, ovvero la modificazione che un oggetto esterno produce sulle capacità di sentire dell'uomo.
Le modalità di ricezione di questi oggetti esterni sono lo spazio e il tempo.
Lo spazio ordina i dati uno accanto all'altro secondo il concetto della contiguità e viene definito forma del senso esterno.
Il tempo ordina i dati uno dopo l'altro secondo una successione e viene definito forma del senso interno.
Entrambe sono delle strutture innate, definite da Kant come strutture pure a priori che, oggettivamente, non esistono in natura.
Con esse è possibile costruire due materie (costruzioni a priori): la geometria, che si fonda sullo spazio, e la matematica, che si fonda sul tempo.
Questi dati sono però soltanto colti e non pensati. Per questo vi è bisogno dell'intelletto.

Analitica trascendentale


L'intelletto pensa e attua così un'unificazione ed una connessione dei dati empirici ricevuti con la sensibilità. Gli strumenti dell'intelletto sono le categorie o concetti puri, delle forme a priori di classificazione, con cui gli oggetti vengono ordinati.
Per Aristotele le categorie erano delle determinazioni dell'oggetto ed erano 10. Per Kant, invece, non riguardano l'essere ma la strutturazione dell'intelletto. Sono funzioni logiche e non ontologiche. Per cui non appartengono all'oggetto, ma al soggetto che li attribuisce all'oggetto. Le categorie sono 12 e sono suddivise in quattro gruppi da tre:
-Categorie di quantità (unità, pluralità, totalità);
-Categorie di qualità (realtà, negazione, limitazione);
-Categorie di relazione (sostanza, causa ed effetto, reciprocità d'azione);
-Categorie di modalità (possibilità, esistenza, necessità).
Attraverso queste categorie si possono formulare dei giudizi, conducendo così a una forma unitaria le diverse rappresentazioni. L'azione del giudicare si fonda su una struttura trascendentale detta l'io penso, ovvero la coscienza umana. Essa è una funzione universale del pensiero e deve essere unitaria, continua e autonoma. Ciò che l'uomo conosce, quindi, non è la realtà esterna ma ciò che viene percepito dalla sensibilità e dall'intelletto. Dunque, la conoscenza è un fenomeno.

Dialettica trascendentale


Studia la ragione che è il tentativo di scoprire ciò che va oltre la conoscenza, ovvero il noumeno, tutto ciò che è pensabile ma non dimostrabile. L'uomo vuole superare da sempre il limite della conoscenza e andare oltre. In questo modo, l'umanità continua a produrre delle idee trascendentali che non sono altro che delle illusioni. Tramite queste idee, l'uomo crede di poter abbracciare una conoscenza completa della realtà. Le idee sono tre:
-Idea di anima, secondo cui l'uomo crede di poter conoscere se stesso in modo totale e compiuto.
-Idea di mondo, secondo cui l'uomo pretende di poter avere una conoscenza totale sul mondo esteriore.
-Idea di Dio, che è l'idea più alta, secondo cui l'uomo pensa di poter conoscere tutto l'essere, tutto ciò che è.
Kant critica così l'ambizione della ragione, che vuole applicare le categorie dell'intelletto a qualcosa di non percepibile e di cui non si può fare esperienza. La metafisica ha così prodotto tre discipline che hanno generato queste idee:
-La psicologia razionale, che studia l'anima;
-La cosmologia razionale, che studia il mondo;
-La teologia razionale, che studia Dio.
L'idea di anima è sbagliata in quanto si fonda su un paralogismo, cioè un errore logico.
Secondo Kant, Cartesio si sbaglia sul concetto di anima. Quest'ultimo, con il suo sillogismo, ritiene che:
-"Tutto ciò che può essere pensato solo come oggetto esiste come tale ed è sostanza", ovvero "tutto ciò che è soggetto è anche sostanza";
-"Un essere pensante può essere pensato solo come soggetto", quindi "chi pensa è soggetto";
-"L'essere pensante esiste come sostanza", dunque "l'essere pensante è sostanza".
L'errore sta soprattutto nella seconda premessa, in quanto Cartesio attribuisce il concetto di sostanza a quel che invece è solo una funzione, cioè all'io penso.
L'idea del mondo ha invece condotto a delle antinomie, che sono delle coppie di affermazioni contraddittorie relative a uno stesso argomento. Poiché non sono verificabili, non si può scegliere solo l'una o solo l'altra.
L'idea di Dio ha invece condotto a formulare tre prove sull'esistenza di Dio:
-La prova ontologica, secondo cui "il concetto di perfezione divina implica, fra le infinite perfezioni, anche quella dell'esistenza". Ciò da per scontato l'esistenza della perfezione divina. L'errore è quello di passare dal piano logico, cioè da un semplice pensiero, a quello ontologico, che è irrazionale;
-La prova cosmologica;
-La prova fisico-teologica.
Queste idee hanno una funzione regolativa, che non portano alla conoscenza di un oggetto, ma guidano e orientano la conoscenza.

Critica della ragion pratica



In questo scritto, Kant avvia una riflessione sull'agire morale, sul comportamento. Vuole rispondere alla domanda "che cosa devo fare?". Individua così nella ragione alcune regole che l'uomo deve seguire, dette leggi morali. La ragione, in questo caso, non è una ragione teoretica, che punta a conoscere, ma è una ragione pratica, che punta invece al fare e che coincide con la volontà, per la quale è necessario che ci sia libertà. Se non ci fosse libertà, per Kant, la legge morale non potrebbe trovarsi all'interno dell'umanità. Queste leggi non possono essere condizionate da moventi empirici per poter essere morali, non deve esserci qualcosa di concreto. La legge morale è un dovere, una necessità incondizionata. Ha la forma del comando, per cui è un imperativo; è un "tu devi". Inoltre, un'azione ha valore morale solo se è compiuta per dovere ed è fine a se stessa, a prescindere dagli impulsi egoistici dell'uomo.
Gli imperativi implicano una costrizione della volontà e possono essere ipotetici o categorici.
Gli imperativi ipotetici non hanno valore morale, poiché hanno la funzione del "se devi…", in vista di un premio o di un guadagno. Essi si suddividono in regole d'abilità e consigli della prudenza.
Gli imperativi categorici hanno valore morale, poiché rappresentano un'azione necessaria e fine a se stessa. Hanno la funzione del "tu devi". Solo con gli imperativi categorici si ha la legge morale. È un comando che vale in modo assolutamente oggettivo, ovvero per tutti gli esseri pensanti.
Gli imperativi ipotetici sono propri degli animali, mentre quelli categorici portano alla santità e l'uomo può scegliere se seguire la moralità oppure no.
Gli imperativi categorici possono dividersi in tre forme:
1-"Agisci solo secondo quella massima che, al tempo stesso, può volere che divenga una legge universale", cioè bisogna agire secondo una massima che valga per tutti, universale.
2-"Agisci in modo da trattare l'umanità, sia nella tua persona, sia in quella di ogni altro, sempre come fine e mai semplicemente come mezzo". L'uomo dunque non può essere strumentalizzato poiché è un soggetto, non un oggetto. Bisogna rispettare la dignità umana e vedere l'essere umano fine a se stesso.
3-"Agisci in modo tale che la volontà, in base alla massima, possa considerare contemporaneamente se stessa come legislatrice." Quindi, l'uomo può creare le leggi morali, che sono già presenti in lui. Esse nascono contemporaneamente dentro l'uomo e lo rendono umano e migliore. Per cui, la legge morale non deriva dall'esterno e non deve essere una costrizione.

La legge morale


L'etica kantiana è un'etica formale poiché caratterizzata dal formalismo. Infatti, gli imperativi categorici non indicano la materia, cioè cosa si deve fare, ma prescrivono solo la forma dell'agire, ovvero il modo con cui ci si deve comportare. Essa è anche un'etica rigorista poiché caratterizzata dal rigorismo, secondo cui la moralità consiste nel dovere per il dovere. La volontà deve dunque adeguarsi alla legge morale senza secondi fini. Bisogna realizzare il "sommo bene", che è l'unico vero obiettivo. Vi è poi anche l'etica dell'intenzione, secondo cui non è morale ciò che si fa ma lo è l'intenzione con cui lo si fa. Infatti, se manca l'intenzione, allora manca anche la moralità. Bisogna essere convinti dell'azione che si compie. Il dovere e la buona volontà, secondo Kant, innalzano l'uomo al di sopra del mondo fenomenico, dove vige il meccanicismo delle leggi naturali. Quindi, quando agisce moralmente, l'uomo entra a far parte del mondo noumenico, il mondo della libertà, quello metafisico, e solo l'uomo può distaccarsi dalle logiche della fisica.

Postulati etici


La "Critica della ragion pratica", come la "Critica della ragion pura", si suddivide in sezioni:
-L'analitica, dove tratta della legge morale;
-La dialettica, in cui Kant prende in considerazione l'assoluto morale, che consiste nel "sommo bene", che, a sua volta, consiste nell'unione tra la virtù e la felicità. La felicità, però non deve essere il fine dell'uomo, altrimenti la moralità verrebbe condizionata. Quest'unione dà origine ad un'antinomia etica. Infatti, in questo mondo, quest'unione è quasi del tutto irraggiungibile. Per poter uscire da questa antinomia, per Kant è necessario introdurre alcuni postulati, ovvero degli enunciati non dimostrati ma che si accettano poiché considerati scontati. Essi sono le condizioni dell'esistenza e della pensabilità della morale stessa. I postulati sono tre:
-L'immortalità dell'anima: "Poiché la santità non è realizzabile in questo mondo, va presupposto un tempo infinito in cui sia possibile progredire verso la perfezione". Quindi, questo postulato fornisce all'uomo la possibilità di disporre di un tempo infinito per adeguarsi alla legge morale, garantendogli una vita dopo la morte.
-L'esistenza di Dio, ovvero l'esistenza di una volontà santa e onnipotente in cui il sommo bene sia realizzato e, quindi, l'esistenza di una volontà in cui felicità e virtù coesistono. Dio garantisce la realizzazione di tutto ciò.
-La libertà: la presenza di una legge morale presuppone la presenza della libertà, che è a condizione stessa della morale. Infatti, l'uomo ha la possibilità di scegliere se accettare o rifiutare questa legge.
Questa teoria di postulati mette in luce il primato della ragion pratica, che permette all'uomo di ampliare la propria conoscenza, poiché tratta il noumeno, che la ragione teoretica non è in grado di dimostrare.

Critica del giudizio


In quest'opera, Kant mette in atto una sintesi delle altre due opere precedenti, partendo dai risultati ottenuti da essi. Attua così una forma di dualismo.
Nella prima opera, Kant tratta della visione della realtà naturale in termini meccanicisti (fisica della natura), attraverso una struttura causale. Infatti, la natura è fatta da leggi ferree di causa ed effetto, basato sul rapporto spazio-tempo. Quindi, emergono qui la scienza e il punto di vista fenomenico, dove non vi è spazio per la libertà.
Nella seconda opera, egli parla della libertà e tratta il punto di vista noumenico, la cui fine è il raggiungimento del "sommo bene".
Nella "Critica del giudizio", egli studia il sentimento, una terza facoltà che unisce i due mondi precedenti (fenomeno e noumeno).
Il sentimento è quella facoltà mediante cui l'uomo fa esperienza di quella finalità del reale, il senso del mondo, escluso dalla ragion pura e che la ragion pratica postulava senza però dimostrarla. È l'obiettivo finale. Il sentimento non può essere dimostrato fisicamente, ma è comunque un bisogno umano.
Come la conoscenza, anche il sentimento trova espressione nei giudizi, detti riflettenti. Quelli della conoscenza erano giudizi determinanti, dei giudizi conoscitivi della scienza che determinano gli oggetti attraverso l'uso delle categorie, dello spazio e del tempo. I giudizi riflettenti, invece, si limitano a riflettere su una natura già conosciuta dall'intelletto e cercano di interpretarla attraverso le esigenze di finalità ed armonia dell'uomo, che sono due caratteristiche universali. Dunque, a una lettura fredda, quella scientifica, l'uomo cerca di dare una lettura più calda attraverso il sentimento. Kant divide questi giudizi riflettenti in due tipi:
-Giudizio estetico, che dà giudizi sulla bellezza;
-Giudizio teologico, che cerca lo scopo e i fini della natura.
Entrambi questi giudizi convergono sulla finalità.

Giudizio estetico


Non ha una base scientifica e si sofferma sul bello. Tramite esso l'uomo osserva la bellezza della natura, che non è casuale, bensì ha uno scopo: l'oggetto va incontro ai suoi criteri di bellezza. La natura rappresenta ciò che il soggetto desidera. Si tratta di un bello trascendentale, in quanto è bello ciò che piace universalmente. Cogliere il bello non è basato su dei concetti, è qualcosa di disinteressato, senza finalità. Kant inoltre fa una distinzione tra il bello e il piacevole. Il piacevole è quando l'uomo prova attrazione fisica verso un determinato oggetto e vuole possederlo. Non si tratta più di un giudizio estetico universale ma di qualcosa di soggettivo. È inoltre legato a uno scopo, per cui vi è un secondo fine. Oltre al bello, Kant coglie anche il sublime, ovvero ciò che è grande in maniera smisurata, che è maestoso, al di là di ogni possibile confronto. Esistono due tipi di sublime:
-Sublime matematico, che è un'estensione assolutamente grande nello spazio e nel tempo, come l'oceano, la galassia, le catene montuose eccetera;
-Sublime dinamico, che ha a che fare con una forza dirompente, smisurata, come le tempeste, gli uragani, i terremoti eccetera.
Di fronte a queste potenze della natura l'uomo prova due tipi di sentimenti contrapposti: il piacere, in quanto riesce a risvegliare nell'uomo l'idea di infinito, e il dispiacere, in quanto l'uomo si sente piccolo e insignificante rispetto all'enormità della natura. Per Kant il sublime non sta nella grandezza della natura, ma nell'animo di cui giudica tali grandezze, e cioè nell'uomo stesso. Si trova nella sua legge morale, che è infinita e lo rende il vertice del mondo. È così che l'uomo prende atto della sua grandiosità.

Giudizio teologico


Esprime la capacità di pensare dell'uomo. Per Kant nulla esiste a caso, ma è tutto preordinato. Di fronte all'ordine naturale, l'uomo non può fare a meno di pensare che si presenti in un determinato modo per rispondere alle sue esigenze: l'uomo è il fine di ogni cosa. Si vuole così andare oltre a una visione meccanicista della realtà. Il casualismo non dà una spiegazione sufficiente a tutto, ci vuole il sentimento. Kant, dunque, vuole integrare la conoscenza scientifica con una sentimentale. Vi è una finalità oggettiva, propria dell'oggetto, un fine che non si coglie immediatamente ma è da ricercare, in quanto insito nella natura. Il finalismo esiste anche nell'uomo, in quanto senza di lui il mondo sarebbe un deserto: il mondo è il campo in cui l'uomo può esercitare la sua moralità.
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