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I concetti ed i giudizi, propri dell'attività intellettiva, sono sintesi di contenuto e forma?

Sì: il contenuto è offerto dalla intuizione sensibile; la forma è la funzione propria dell'intelletto con cui esso pensa, sintetizzando i dati intuitivi in modo da formare il concetto di un oggetto, o riferendo un concetto ad un altro concetto in modo da esprimere un giudizio. Le forme a priori dell'intelletto sono le categorie, o concetti puri (=non derivati dall'esperienza), che unificano il molteplice della intuizione sensibile.

Che cosa sono le categorie Kantiane?

Le categorie, o concetti puri, sono le leggi a priori con cui l'intelletto opera la sintesi dei molteplici dati sensibili e quindi esse sono forme costitutive dell'esperienza. Kant enumera dodici categorie ricavandole dalla tavola dei giudizi della logica aristotelica: tre della quantità (unità, pluralità, totalità), tre della qualità (realtà, negazione, limitazione), tre della relazione (sostanza, causa ed effetto, reciprocità d'azione), tre della modalità (possibilità, esistenza, necessità).

Quale differenza esiste fra le categorie di Kant e quelle di Aristotele?

Le dodici categorie di Kant sono il modo di funzione dell'intelletto e sono soltanto forme logiche pure. Le dieci categorie di Aristotele invece sono i generi sommi del pensiero dell'essere.


Che cosa intende Kant per fenomeno e noumeno?

Fenomeno è ciò che appare all'uomo, in quanto gli si rivela nell'esperienza attraverso le forme a priori che unificano e coordinano i dati sensibili. Noumeno (=pensabile, ma non conoscibile) è inteso da Kant in duplice significato: con valore negativo, e quindi come limite posto alla conoscenza umana, è il fondamento del fenomeno, cioè la realtà oscura e inaccessibile da cui derivano le impressioni sensibili che vengono ordinate dall'attività sensitiva nelle forme dello spazio e del tempo. tale realtà in sé è pensabile come esistente, ma non è conoscibile, perché il senso e l'intelletto umano conoscono solo mediante le forme a priori; con valore positivo, è il soprasensibile, posto fuori dall'esperienza, al quale l'uomo aspira senza poterlo conoscere, perché la conoscenza umana avviene solo mediante la sintesi di contenuto e forma e del soprasensibile non si può avere il contenuto.
Scrive Kant nella sua "Critica della ragion pura": "Ogni nostra intuizione non è che la rappresentazione di un fenomeno. Le cose che noi intuiamo non sono in se stesse quali noi le intuiamo, né i loro rapporti sono cosiffatti come ci appaiono. Quale possa essere la natura degli oggetti considerati in sé ci rimane interamente essere la natura degli oggetti considerati in sé ci rimane interamente ignoto."

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