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Funzione regolativa delle idee

Kant contrappone la funzione regolativa delle idee a quella costitutiva, che critica, perchè le idee della ragion pura non producono conoscenza, non hanno valore conoscitivo. La funzione regolatrice invece indirizza la ricerca intellettuale verso quell'unità totale che rappresentano. Infatti ogni idea è una regola che spinge la ragione a dare al suo campo d'indagine (esperienza) massima estensione.
Le idee cessano di valere dogmaticamente come realtà, varranno in questo caso problematicamente come condizioni che impegnano l'uomo nella ricerca naturale.
Critica a Cartesio: per lui l'idea di Dio è innata, è l'idea di una sostanza infinita/eterna/onnipotente, per Kant è un' idea trascendentale, cioè l'idea della totalità di tutte le totalità con cui la ragione cerca di unificare i dati esterni e interni. Per Cartesio è il punto si partenza per dimostrare l'esistenza di Dio, per Kant ha solo un valore regolativo e non prova l'effettiva esistenza di Dio.

Alla vecchia metafisica dogmatica, Kant contrappone una nuova metafisica critica → scienza dei concetti puri, che riguarda le conoscenze che possono essere ottenute indipendentemente dall' esperienza, sul fondamento delle strutture razionali della mente umana. Questa metafisica ha dunque come oggetto di studio i principi a priori del conoscere e dell'agire.

Critica della ragion pratica

Poiché la ragione, oltre che a dirigere la conoscenza, serve anche a dirigere l'azione, oltre alla ragione teoretica abbiamo una ragione pratica.
-Ragion pura pratica → opera indipendentemente dall'esperienza e dalla sensibilità (sfera moralità)
-Ragione empirica pratica → opera sulla base dell'esperienza e della sensibilità
La ragione pratica non ha bisogno di essere criticata nella sua parte pura, perchè in questa essa si comporta in modo legittimo obbedendo a una legge universale.
Mentre nella Critica della ragion pura Kant critica le pretese della ragione teoretica (in eccesso) di andare oltre l'esperienza, nella Critica della ragion pratica egli critica le pretese della ragion pratica (in difetto) di restar legata sempre e solo all'esperienza.

La legge morale

Esiste scolpita nell'uomo, una legge morale a priori, valida per tutti e per sempre → legge etica assoluta. Il filosofo non deve dedurla/inventarla ma solo constatarla, a titolo di fatto della ragion pura, di cui abbiamo consapevolezza a priori e di cui siamo indubbiamente certi.

Caratteristiche della legge morale:
-a priori → universale/necessaria
-razionale → fondata sulla ragione
-autonoma/interiore → l'uomo può autodeterminarsi al di là delle sollecitazioni dell'istinto. parte sempre dalla propria testa (componente razionale), senza seguire ciò che dicono gli altri. E' contrapposta alle leggi ETERONOME che sono dettate o dalla componente sensibile soggettiva, o vengono rispettate solo in vista di un fine esterno oggettivo
-doveristica → conforme al dovere, non bisogna agire per un fine (//utilitaristica)
-intenzionale → l'intenzione è contrapposta alla legalità (adesione automatica alla legge)
-formale → prescrive come fare, non cosa fare
-assoluta → svincolata da ogni impulso sensibile e dalle situazioni particolari. Questo implica due presupposti, senza i quali la legge morale non potrebbe esserci:
1. validità universale e necessaria
2. libertà, è il primo presupposto (o postulato), in quanto se non vi è libertà di scelta o si è condizionati da altri, non possiamo parlare di azione morale
-deontologica → come gli uomini dovrebbero comportarsi non come di fatto si comportano, il fine dell'azione e i mezzi per raggiungerla corrispondono, ciò che conta è solo l'intenzione

Il concetto kantiano della vita etica si basa sulla tesi della natura finita dell'uomo, cioè la mancanza di un accordo tra volontà e ragione. La morale si gioca infatti tra una continua tensione bipolare tra ragione e sensibilità: se l'uomo fosse solo sensibilità la morale non esisterebbe, perchè l'uomo agirebbe sempre per istinto. Ma anche se l'uomo fosse pura ragione, la morale perderebbe di senso, in quanto l'individuo sarebbe sempre in quella che Kant chiamo santità etica, cioè una situazione di perfetta adeguazione alla legge/perfezione etica.

Kant nella C. ragion pratica critica il fanatismo morale → pretesa di voler superare i limiti della condotta umana sostituendo alla virtù (intenzione morale in lotta), la presunzione della santità.

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