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Critica delle prove dell’esistenza di Dio


A Dio corrisponde la teologia razionale, che come la psicologia e la cosmologia è priva di valore conoscitivo. Dio rappresenta, anche nel senso comune, dunque a prescindere dal credo, un modello supremo che racchiude in sè ogni realtà e perfezione. La maggior parte delle religioni, poi, gli hanno attribuito anche una capacità e volontà creativa, considerandolo l'ente da cui derivano gli altri enti.
Nel corso della storia della filosofia, ci sono stati tre tipi di prove dell'esistenza di Dio, che Kant analizza e scredita:
Prova ontologica: la cosiddetta "prova di Sant'Anselmo" secondo cui nel concetto di Dio è insito il concetto di perfezione, e nella perfezione è compreso il predicato dell'esistenza, che dunque non può mancare in un ente perfetto. In questa dimostrazione, secondo Kant, è presente un salto: il ragionamento è giusto da un punto di vista logico, ma non ha attinenza con la realtà. L'aderenza tra ragionamento e verità, infatti, non è sempre garantita: alcuni sono corretti da un punto di vista formale (validi) ma sbagliati. Un esempio è : Ogni uomo è immortale. Matteo è un uomo. Matteo è immortale.
Questo ragionamento è valido, ma falso. Dunque, la prova ontologica non ha la garanzia di essere vera, in quanto si riferisce agli attributi, di un concetto logico, e non della praticità.
[va ricordato che "uomo" è un termine medio, oresente nelle premesse ma non nella conclusione]
Collegato a questa prova è l'esempio dei 100 talleri: tra cento talleri veri e cento talleri immaginari, l'unica cosa che li distingue è l'esistenza: il fatto di attribuire a quelli immaginari le stesse caratteristiche di quelli reali, infatti, non implica la loro esistenza. Sono due piani diversi, viene scambiato il predicato logico con quello reale, a livello teorico è tutto valido ma non c'è aderenza con la realtà.
Prova cosmologica: in filosofia viene chiamata "prova dell'orologio e dell'orologiaio" e consiste nel pensare, fondamentalmente, che se esiste un oggetto, esiste anche chi lo ha creato. Infatti, se esiste un orologio, necessariamente esiste anche un orologiaio : secondo Kant, tuttavia, questo principio può essere applicato solamente per gli oggetti, non per gli uomini e il mondo individuando una causa prima non causata. I motivi per cui questa prova viene giudicata sbagliata sono due:
    Il primo è che si postula l'esistenza di una causa che, a differenza di tutte le cose del mondo, che sono contingenti ( potrebbero esistere come non esistere ), è necessaria, perché da lei deriva tutto e altrimenti il tutto non si sarebbe originato. Questo ragionamento utilizza la categoria di causa-effetto, ma poiché la sta applicando a qualcosa che va al di là del limite del mondo fenomenico, non c'è garanzia che questa funzioni. È erroneo dunque fare un uso extra-fenomenico delle categorie, che funzionano solamente nel campo dell'esperienza, e pertanto il pensiero non è valido.
    Il secondo è che, secondo lui, questa prova non è altro che una prova cosmologica camuffata: dal postulare l'ente necessario, non possiamo impedire logicamente che questo ente esista. Tuttavia, la questione cambia da un punto di vista di realtà.
Prova fisico-teologica o teleologica ( da telos = fine, scopo a cui tende qualcosa, in greco ), che è la prova di Dio come supremo architetto, che postula un ordine del mondo: infatti, se questo ordine esiste, esiste anche questo architetto. Le tre prove sono tutte correlate, infatti la seconda e la terza possono essere considerate entrambe come delle prove ontologiche mascherate: dato che la prima prova ontologica è fallace, lo sono tutte e tre.
[Dio è il noumeno per antonomasia, pensabile ma non conoscibile, ma non necessariamente non esistente]
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