Immanuel Kant (1724\1804)


Kant è uno dei più grandi filosofi della storia del pensiero occidentale, vive a cavallo fra l’illuminismo e il romanticismo. Dedica tutta la sua vita allo studio e alla vita accademica (sceglie di non sposarsi e di non avere figli) e è un filosofo conosciuto per il suo carattere ponderato, mite e abitudinario.
Nasce a Konisberg cittadina della Prussia orientale (attuale Lituania) quindi inserita nel impero asburgico Asburgico. Lì trascorre tutta la sua vita e viene soprannominato dagli abitanti “l’orologio di Konisberg” poiché era solito fare la stessa passeggiata alla stessa ora tutti i giorni e si diceva che quando lo si vedeva passare gli abitanti regolassero i loro orologi.
Ad influenzare il suo carattere è anche il fatto che nasce in una famiglia povera di educazione pietista, con grande probabilità questo tipo di educazione influenza il suo pensiero e la sua critica tanto che in questo filosofo è centrale l’importanza data dalla morale cioè la riflessione sull’agire bene. Non è un caso che sulla sua tomba ci sia l’epitaffio che recita “il celo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me”.
_= ramo del protestantesimo che chiedeva una riforma dei costumi della chiesa e un ritorno alla purezza originaria del messaggio cristiano protestando la castità, la moderazione degli stile di vita
Da giovane ha molto interesse per le rivoluzioni in particolare quella americana (1776) e quella francese (1789), sono eventi che vive e che sconvolgono l’Europa: vivendo in un cotesto storico in cui l’impero Asburgico vincola la libertà individuale e imponendo una dittatura militare che non riconosce l’individualità, se ne innamora.
L’interesse che Kant attribuisce alla morale gli fa riconoscere l’importanza della libertà poiché per riconoscere ciò che è giusto si deve essere autonomo.
Le tre opere principali di Kant sono:
    La critiche della ragion pura: riguarda il problema della conoscenza
    La critica della ragion pratica: riguarda il problema della morale (cosa significa agire bene?)
    La critica del giudizio: la tersa critica riguarda il problema del sentimento ed è l’pera che è meno illuministica e più romantica
Kant scrive tre critiche perché il suo pensiero è una forma di criticismo: è una filosofia che intende sottoporre a critica\giudizio\misurazione la filosofia stessa provando a stabilire i limiti e le potenzialità di questo sapere oltre i quali non si può spingere.
Kant sente l’esigenza di giudicare la filosofia perché, oltre al fatto che vive nel illuminismo che è un’epoca che fa della ragione e della critica il metro per riconoscere la realtà, tutto può essere rivisto, dopo l’avvento di newton che scopre le leggi gravitazionali e completa la rivoluzione scientifica iniziata da Galileo spiegando nel 700’ l’universo in maniera completa. Spiega grazie alla matematica e alla fisica il funzionamento di tutto l‘universo richiamandosi al meccanicismo (tutto ciò che accade è il prodotto di una causa) questa regola vale per tutto tranne che per dio che è quel concetto che noi umani ci siamo dati per spiegare il principio di questo movimento “causa-effetto”. Kant non può far a meno di riconoscere che per quanto sia più antica la filosofia nel 700 essa si ritrova a dover riconoscere la sconfitta contro la scienza. La filosofia che voleva spiegare le leggi che muovono il mondo si trova persa fra filosofie che spesso dicono una il contrario del altra e in particolare si riferisce a empirismo (di John look che ritiene che la conoscenza si trova attraverso le esperienze) e razionalismo (di Cartesio che ritiene che la conoscenza deriva dalla ragione che è dotata di idee innate). Kant intende dedicare il suo impegno per stabilire lo spazio dentro il quale la filosofia può essere considerata valida e allo stesso tempo il limiti dopo i quali la filosofia non può andare senza perdere significato in modo da stabilirne la validità aumentandone di valere. Per fare questo studio Kant parte dal analisi dei punti di forza e di debolezza di questi due pensieri poiché per per poter far scienza è necessario trovare un incontro tra queste due linee di pensiero.

Quando Kant pensa alle verità del razionalismo, quindi a delle verità che hanno un carattere universale e necessario ma che mancano di esperienza, si riferisce a delle verità come “i corpi sono estesi”: questa frase ha, dal punto di vista filosofico, un carattere universale e necessario perché vale per tutti “i corpi”, ma analizzando questo giudizio ci rendiamo conto che è una frase che manca di esperienza poiché non ci vengono date altre informazioni (di che corpo si parla? Quanto è esteso?…) qualsiasi tipo di informazione ci è negata. Quindi nel giudizio razionalistico l’attributo (estesi) non ci fornisce informazioni che già la nozione di “corpo” non ci stia già dando.

Una frase tipica degli empiristi può essere “i corpi sono pesanti” c’è un attributo che aggiunge una qualità al soggetto grazie all’esperienza. Questa frase non è universale e necessaria.
Elemento che vale sempre e per tutti viene chiamato da Kant elemento a priori (universale e necessario) e è presente nei giudizi del razionalismo.
L’elemento sul quale è basato il pensiero empiristico è chiamato sintetico (sempre a posteriori) derivato dall’esperienza.
Questi due pensieri anno una parte di verità, ma mancano di una parte della stessa che serve per raggiungerla in maniera precisa e compiuta.Kant pensa quindi a una possibile sintesi dei loro punti di corsa e formula dei giudizi sintetici a priori. È scientifico qualcosa che vale sempre e quella condizione è confermata dall’esperienza. Questi giudizi sono dotati di infallibilità.

La critica della ragion pura


Sostanzialmente è la critica a quella ragione che crede di poter lavorare facendo a meno dell’esperienza come una colomba che si illude di poter volare senza l’aria.
Il punto di partenza da cui si muove la riflessione cantina è la dimostrazione da cui nascono i giudizi sintetici a priori. Il pensiero universale e necessario deriva dai sensi, poiché tutti siamo dotati di 5 sensi e tramite quelli percepiamo le cose in maniera uguale. Grazie hai sensi si riesce a fare esperienza di oggetti che sono collocati in uno spazio e in un tempo definito.

Kant realizza la rivoluzione Copernicana Kantiana: come Copernico aveva posto al centro del sistema solare il sole, Kant pone il soggetto al centro del processo conoscitivo. Quindi l’oggettività di una percezione non deriva dall’oggetto ma dal soggetto che è dotato di strutture mentali a priori con cui nasciamo (spazio, tempo e categorie). Le nostre strutture mentali per quanto siano a priori e innate nascono con una predisposizione per analizzare quello che ci sta intorno. Sono strutture mentali vuote che vanno riempite attraverso l’esperienza.
Kant divide la critica in 3 sezioni ognuna della quale corrisponde a un grado della conoscenza.
Il primo grado è l’intuizione che richiede la presenza dell’oggetto esterno. Si articola in sensazione (azione dell’oggetto sul soggetto che testimonia la presenza di un’ometto esterno) e sensibilità (capacita del soggetto di percepire quella sensazione). La sensibilità fonda sulle forme pure a priori dello spazio e del tempo ponendoli uno accanto all’altro (spazio) e uno dopo l’altro (tempo). Kant afferma che la matematica è possibile come scienza perché fonda sulle forme pure a priori dello spazio (geometria) e del tempo (aritmetica).

Nella seconda parte affronta l’intelletto: facoltà di pensare nell’ambito delle esperienza, cioè organizzare i dati dell’esperienza sensibile. L’intelletto organizza questi dati attraverso le forme pure a priori che sono le 12 categorie organizzate in 4 gruppi: quantità, qualità, modalità e relazione. Il lavoro di elaborazione dei dati nelle esperienze sensibile e svolto dal’ IO PENSO: è la parte della mente che ci fa pensare in maniera ordinata, è la più importante delle 4 categorie poiché le unifica tutte quante. Sulle 12 categorie si fonda la fisica che quindi si serve della rielaborazione dei dati dell’esperienze sensibili.quindi conoscere è sintesi di intuizione e intelletto
la fisica e la matematica studiano il fenomeno quindi il mondo oggettivo formato da tutto cio che posso imparare e conoscere attraverso i sensi. È conoscibile solo ciò che si percepisce attraverso i sensi e quindi ci posso fare esperienza. Il mondo fenomenico è il mondo di ciò che appare.

Se conoscere è la relazione tra un soggetto e un oggetto resta fuori dalla conoscenza e dallo studio della scienza il soggetto che non può conoscersi perché nonni “vede”. Kant chiama la soggettività NOUMENO sarebbe la cosa in se, essere in se e per se che non può essere conosciuto in quanto non oggetto dei sensi ma può essere pensato. Non è possibile per la scienza conoscere e studiare il noumeno, quindi se ne occupa la filosofia che in quanto tale non potrà mai essere considerata una scienza dato che è possibile fare scienza solo con quello con cui potrei fare esperienza. Nel terso grado della conoscenza descrive la ragione: la facoltà che opera al dirà dell’esperienza che non produce giudizi ma produce idee. Le idee sono dei concetti necessari alla ragione a cui non corrisponde un oggetto adequato nel campo dei sensi. Le idee per eccellenza a cui Kant pensa sono: l’idea dell’anima (quando l’intelletto unifica i dati dell’esperienza interna, quindi dei pensieri che ognuno di noi va su di se, fino ad arrivare all’idea dell’anima che è una sintesi di quello che “io penso su me stesso ma in un concetto astratto a cui non corrisponde nessun ogetto), l’idea del mondo (quando la ragione unificando i dati del’esperienza esterna produce l’idea del mondo, il mondo è astratto poiché non si può mai fare esperienza del mondo interamente) e l’idea di dio (quando la ragione unifica i dati del esperienza esterna e quelli dell’esperienza interna produce l’idea di dio, come totalità di tutte le totalità. Il fatto che la filosofia non fossa essere considerata una scena, secondo Kant, è un valore aggiunto: cosi si tutela la libertà e la soggettività del pensiero.

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