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Critica della ragion pura

In questa opera affronta il problema gnoseologico (che cosa posso conoscere?/di cosa possiamo fare scienza?)
Per Kant la scienza deve basarsi sia sull’apriori che sull’esperibilità (in base ai Giudizi Sintetici Apriori).
Partendo da questo principio, Kant si chiede:


    È possibile la matematica come scienza?
    È possibile la fisica come scienza?
    È possibile la metafisica come scienza?

Per rispondere a queste domande, analizza la sensazione, l’intelletto e la ragione, nelle tre parti in cui è divisa la Critica della ragion pura:
estetica trascendentale
analitica trascendentale (che fa parte della logica trascendentale)
dialettica trascendentale ( che fa parte della logica trascendentale)

Estetica trascendentale

Kant si chiede: è possibile la matematica come scienza?
Per rispondere a questa domanda afferma che: l’estetica riguarda la sensazione e si basa sulle Intuizioni Pure, ovvero sul tempo (esperienza interiore) e lo spazio (esperienza esteriore).
Di entrambi è possibile fare esperienza ed entrambi sono apriori.
(Kant fa un esempio: sostiene che è come se tutti indossassimo degli occhiali dello stesso colore e vedessimo il mondo allo stesso modo).
Per cui la matematica (suddivisa in Aritmetica e Geometria) sarà possibile come scienza dato che: l’aritmetica si basa sul tempo (perché i numeri si succedono) e la geometria sullo spazio.

Analitica trascendentale
Kant si chiede: è possibile la fisica come scienza?
Per rispondere a questa domanda afferma che: l’analitica riguarda l’intelletto, che riesce a pensare attraverso quelle che Aristotele aveva chiamato Categorie, e che lui chiama Concetti Puri. Essi sono:
- Sostanza
- Quantità, Qualità, Relazione, Modalità.
- Causalità
Ad ogni categoria corrisponde un principio sintetico dell’intelletto puro:
 Considera la sostanza il concetto più importante, affermando che “in ogni cangiamento dei fenomeni la sostanza permane”.
 Considerava la quantità, la qualità, la relazione e la modalità come fenomeni fisici.
 Per quanto riguarda la causalità, dice che “tutti i cangiamenti avvengono secondo un nesso di causa ed effetto".

Una volta stabilite queste categorie, si trova davanti al problema della giustificazione della loro validità e del loro uso.
Problema che denomina Deduzione trascendentale.
Il termine "deduzione" non viene inteso con il significato proprio della filosofia empirista, cioè come un'operazione mentale che va dal generale al particolare, ma in termini GIURIDICI (infatti ricordiamo che lui istituisce il “tribunale della ragione” che mette in discussione se stesso): deduzione vuol dire giustificazione.
Quindi il problema che si pone a questo punto è: come fa il mio intelletto ad unificare le categorie per permettermi di conoscere?
Risponde a questa domanda facendo ricorso ad una facoltà che chiama IO PENSO, al quale non attribuisce un valore ontologico, in quanto esso non fonda l’essere, ma è un semplice spazio logico, ovvero un qualcosa che mi permette solo di pensare (lo chiama anche “appercezione trascendentale”).
Per cui la fisica è possibile come scienza perché “i principi sintetici dell’intelletto puro” mi permettono di unificare i dati di esperienza (i Concetti Puri) per conoscere.

Dilaettica trascendentale
Kant si chiede: è possibile la metafisica come scienza?
Per rispondere a questa domanda afferma che: la dialettica riguarda la ragione, ed è un ragionamento che va per tesi ed antitesi.
Nella dialettica analizza le 3 facoltà della ragione: io, mondo e Dio. Che rispettivamente chiama: Psicologia razionale, Cosmologia razionale, Teologia razionale.

L’idea di io: L’Io è la totalità dell’esperienza interna, e comprende tutto ciò che sento e che provo. Ciò porta a credere all’immortalità dell’anima.
Però, pensando che l’anima sia immortale, non facciamo altro che attribuire ad essa la categoria di sostanza.
Così facendo si cade in un paralogismo (falso ragionamento) in quanto non è possibile fare esperienza dell’anima o dell’Io.
L’idea di mondo: Il mondo è la totalità dell’esperienza esterna. Non è possibile però, fare esperienza dell’origine o della fine del mondo, quindi questo porta a cadere nelle antinomie della ragione (affermazioni contrarie).
L’idea di Dio: si costruisce mettendo insieme l’idea di Io e di Mondo. Tuttavia, ovviamente, non è possibile fare esperienza di Dio.
Tanto che Kant critica sia la prova apriori di Anselmo D’Aosta ("Dio è ciò di cui nulla esiste di maggiore"), sia quella aposteriori di San Tommaso (che osservando la natura si rese conto che tutto è legato da rapporti di causa ed effetto).
A questo punto, dato che queste 3 idee non hanno fondamento scientifico, conclude che: la metafisica non è possibile come scienza.
Ma, nonostante ciò, Kant si considera profondamente innamorato della metafisica in quanto sente dentro di se il desiderio di infinito. Quindi ciò che non riesce ad affermare scientificamente, lo afferma come esigenza umana.

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